16 ottobre 2019
Aggiornato 21:30
Peste suina

Allarme per la carne di maiale con peste suina importata in Italia dal Belgio

La Coldiretti chiede l’immediato stop alla carne di maiale dal Belgio. Tutto sulla Peste suina africana (PSA) e un video EFSA con le precauzioni da adottare

Dopo i due casi di peste suina africana (PSA) rilevati dalle autorità sanitaria belghe nella città di Etalle, a circa 10 chilometri dalla Francia, la Coldiretti chiede l’immediato stop all’importazione di carne di maiale dal Belgio, nonché l’introduzione obbligatori dell’etichetta d’origine su tutti i salumi. Intanto, l’EFSA pubblica anche un video esplicativo, con le precauzioni da adottare per evitare le infezioni.

Carne sana
La Coldiretti insiste nel «sottolineare la necessità di adottare misure urgenti per tutelare gli allevamenti nazionali e garantire al consumatore la fornitura di carni provenienti da animali sani. Tra l’altro – sottolinea la Coldiretti – l’Italia importa dal Belgio suini vivi e carni fresche e lavorate per un valore di oltre 52 milioni di euro, in crescita nel 2017 del 4% rispetto all’anno precedente.

Allerta nelle nazioni
Dopo la scoperta, spiega ancora la Coldiretti, l’Autorità per la sicurezza alimentare del Belgio (Afsca) si è subito attivata con i ministeri competenti per stabilire misure d’urgenza onde evitare l’estendersi della malattia agli animali allevati. Francia e Lussemburgo hanno già chiesto misure di protezione allertando i propri servizi di sicurezza alimentare e i ministeri competenti anche in considerazione del fatto che il Belgio mantiene in questo momento lo status di ‘indenne da malattia’ per quanto riguarda gli allevamenti suinicoli e non è dunque sottoposto ad alcun vincolo. «Ma l’allarme scattato in Belgio conferma ancora una volta la necessità di introdurre subito l’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti i salumi e i prodotti trasformati, che abbiamo più volte chiesto alle istituzioni, in una situazione che vede oggi due prosciutti su tre venduti in Italia provenienti dall’estero – dichiara il vicepresidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini – Ma occorre anche togliere il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione pubblica delle aziende che importano prodotti per consentire interventi rapidi e mirati».

La peste suina africana
«La peste suina africana (PSA) è una malattia virale dei suini e dei cinghiali, compresi quelli selvatici, altamente letale», riporta il Ministero della Salute. Per quanto se ne sa, non attacca gli esseri umani. «La malattia si diffonde per contatto diretto con altri animali infetti o, indirettamente, attraverso attrezzature e indumenti contaminati o con la somministrazione ai maiali di scarti di cucina, pratica vietata dai regolamenti europei oramai dal 1980». Tuttavia, non esistono vaccini e poiché è una virosi a elevata capacità di diffusione, può con facilità e in poco tempo mettere in ginocchio interi comparti di produzione del settore. Le conseguenze socioeconomiche per le aziende italiane che producono prosciutti e salumi possono dunque essere devastanti.

L’epidemia
Si ritiene che a partire dal 2014 sia esplosa una vera e propria epidemia. I focolai sono partiti dall’Europa dell’Est e in Pasi come Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca e Bulgaria. A tutt’oggi, i casi registrati di focolai sono oltre 1.000 negli allevamenti di suini domestici e quasi 4.000 casi di cinghiali selvatici, riporta il Ministero. Ma, come accennato, il 13 settembre 2018 il Belgio ha segnalato i primi due casi nei cinghiali selvatici «facendo registrare un preoccupante balzo in avanti verso l’Europa occidentale». La Peste suina africana ha tuttavia da tempo già valicato i confini dell’UE e, a parte l’Africa, sono stati segnalati casi in Russia, Ucraina, Moldova e Cina. «Pur essendo presente dal 1978 in Sardegna, dove la situazione è sotto controllo, la PSA non ha mai varcato i confini dell’Italia continentale», sottolinea il Ministero della Salute.

Il video e le precauzioni da adottare
L’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha diffuso un video realizzato ad hoc in cui sono descritte le misure da adottare per evitare la diffusione della malattia. Tra le precauzioni e i comportamenti corretti vi sono: non portare in Italia, dalle zone infette comunitarie, prodotti a base di carne suina o di cinghiale, quali, ad esempio, carne fresca e carne surgelata, salsicce, prosciutti, lardo, salvo che i prodotti non siano etichettati con bollo sanitario ovale;
non portare in Italia prodotti a base di carne suina o di cinghiale, freschi o surgelati, salsicce, prosciutti, lardo da Paesi extra-europei;
smaltire i rifiuti alimentari, di qualunque tipologia, in contenitori idonei e non somministrarli per nessuna ragione ai suini domestici;
non lasciare rifiuti alimentari in aree accessibili ai cinghiali;
informare tempestivamente i servizi veterinari il ritrovamento di un cinghiale selvatico morto;
per i cacciatori: pulire e disinfettare le attrezzature, i vestiti, i veicoli e i trofei prima di lasciare l’area di caccia; eviscerare i cinghiali abbattuti solo nelle strutture designate; evitare i contatti con maiali domestici dopo aver cacciato;
per gli allevatori: rispettare le norme di biosicurezza, in particolare cambiare abbigliamento e calzature quando si entra o si lascia l’allevamento e scongiurare i contatti anche indiretti con cinghiali o maiali di altri allevamenti; notificare tempestivamente ai servizi veterinari sintomi riferibili alla PSA e episodi di mortalità anomala.