13 dicembre 2018
Aggiornato 21:30

Melanoma: aumentano i casi al Nord, ma pomodori e carote possono aiutare a prevenire il tumore

La protezione dal melanoma arriva da molte verdure rosse e gialle. Eccessi di esposizione al sole da giovani triplicano il rischio di sviluppare la malattia da adulti
Esporsi al sole può essere rischioso
Esporsi al sole può essere rischioso (paultarasenko | shutterstock.com)

ROMA – Il melanoma colpisce ancora troppo. Ma il temuto cancro della pelle pare colpisca di meno nel Sud Italia, rispetto al Nord. Sono difatti nette le differenze territoriali nei tassi di incidenza di questo tumore della pelle, inferiori del 48% fra gli uomini e del 45% fra le donne nel Meridione rispetto alle Regioni del Nord. Oltre al diverso fototipo, riveste un ruolo importante anche la dieta, più ricca di frutta e verdura al Sud. Molti agenti antiossidanti in fase di sperimentazione per la prevenzione di questa neoplasia sono derivati alimentari: i licopeni, composto che si trova principalmente nei pomodori, e i sulforafani, una piccola molecola isolata dai fiori di broccoli.

Il ruolo della dieta nella prevenzione
Nella prevenzione sia del tumore che delle metastasi nei pazienti già colpiti dalla malattia è emerso prepotentemente il ruolo della dieta. Ed è avvenuto durante la tappa di ‘Mela Talk’ che si è svolta di recente a Roma, un progetto realizzato con il contributo incondizionato di Bristol-Myers Squibb, che prevede un ciclo di incontri sul territorio. «Pomodori, carote, barbabietole, albicocche e arance rosse contengono carotenoidi come beta-carotene e licopene, che si trovano in generale in frutta e verdura di colore rosso e giallo – spiega il prof. Paolo Marchetti, Direttore Oncologia Medica B del Policlinico Umberto I di Roma – Beta-carotene e licopene sono potenti antiossidanti ed esercitano una funziona ‘fotoprotettiva’, proteggono infatti le cellule dai radicali liberi che possono danneggiare il DNA e favorire lo sviluppo del melanoma. Gli effetti benefici dei beta-caroteni per la pelle sono indicati da studi che ne hanno collegato il consumo alle reazioni a scottature. Inoltre, una dieta integrata con questi alimenti può ostacolare lo sviluppo di metastasi nelle persone che hanno già ricevuto la diagnosi».

Le tappe del tour
La tappa di Roma si è svolta all’IDI (Istituto Dermopatico dell’Immacolata), uno dei centri italiani dove viene seguito un elevato numero di pazienti e dove sono disponibili non solo terapie innovative, ma è anche molto alta l’attenzione per i problemi di prevenzione del melanoma e per il recupero funzionale dei pazienti dopo la diagnosi e i trattamenti. Grazie al progetto ‘Mela Talk’, per la prima volta viene realizzato un tour di incontri dei pazienti colpiti da questa neoplasia. L’obiettivo è approfondire, attraverso la discussione fra clinici e pazienti, le esigenze di queste persone che spaziano dalla conoscenza della malattia, ai consigli sulla dieta da seguire fino al supporto psicologico e ai diritti sociali. Nel 2017 in Italia sono stati stimati circa 14mila nuovi casi di melanoma, in costante crescita. Il cambiamento nella forma, dimensione o colore di un neo rappresenta un segnale d’allarme da non sottovalutare. In passato vi era scarsa consapevolezza tra i cittadini sui rischi legati all’esposizione indiscriminata al sole. Oggi, grazie anche alle campagne di sensibilizzazione, non è più così.

Prevenzione come prima arma
«La prevenzione è la prima arma per sconfiggere il melanoma – sottolinea la prof.ssa Paola Queirolo, responsabile scientifico di ‘Mela Talk’ e responsabile del DMT (Disease Management Team) Melanoma e Tumori cutanei dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova – È dimostrato che ripetuti eccessi di esposizione da giovani triplicano il rischio di sviluppare il melanoma da adulti. I bambini rappresentano l’anello debole della catena e nei loro confronti va riservata particolare attenzione. Il sole è un grande amico, ma possiede anche un lato ‘oscuro’, in grado di provocare danni molto gravi. Le creme non possono fare miracoli e devono essere scelte in base al proprio fototipo. Non esistono solari in grado di garantire una protezione totale, inoltre va considerato che esiste un tempo di esposizione massimo oltre il quale bisogna stare all’ombra. E il sole va sempre evitato nelle ore centrali della giornata, fra le 12:00 e le 16:00».

Più a rischio i ‘colletti bianchi’
«I cosiddetti ‘colletti bianchi’ – afferma il prof. Marchetti – sono la categoria professionale che negli ultimi anni ha fatto registrare il maggior numero di casi di melanoma, perché si espongono al sole solo quando vanno in vacanza e per troppe ore consecutive, scottandosi e accumulando nel corso degli anni pericolose lesioni sulla pelle. Esistono diverse strategie per condurre la lotta a questo tipo di cancro che spaziano dal miglioramento delle tecnologie per la diagnosi, al perfezionamento delle tecniche chirurgiche fino allo sviluppo della ricerca farmacologica. Le prospettive sono molto promettenti perché stanno emergendo nuovi concetti che riformulano in maniera chiara l’inquadramento della neoplasia e suggeriscono innovative strategie terapeutiche. In particolare, si afferma con forza l’idea che il trattamento del melanoma richiederà la combinazione di molecole immunoterapiche che possano attaccare la malattia da diversi fronti. Ma l’arma per una sicura vittoria risiede nella corretta informazione».