LSD e funghi magici aiutano a ripristinare le connessioni cerebrali. Ottimi per ansia e stress

Le sostanze psichedeliche, secondo i ricercatori dell'Università della California, possono ripristinare le connessioni cerebrali eliminando anche lo stress post-traumatico
LSD e funghi allucinogeni per ripristinare connessioni cerebrali
LSD e funghi allucinogeni per ripristinare connessioni cerebrali (Shutterstock.com)

Quando parliamo di LSD o sostanze psicodeliche pensiamo subito a qualcosa di estremamente negativo per la nostra salute psico-fisica. Invece da un po’ di tempo a questa parte la scienza sta cominciando a valutare l’utilizzo di tali composti proprio per la cura di alcune persone affette da ansia, dipendenza patologica e disturbo da stress post-traumatico. Utilizzati in modo sapiente, secondo quanto emerge da una recente ricerca americana, potrebbero addirittura aiutare a ripristinare le connessioni cerebrali.

Mai più connessioni interrotte
Recenti studi condotti negli Stati Uniti su modello animale sono riusciti a dimostrare come alcune sostanze psichedeliche siano in grado di ripristinare le connessioni cerebrali interrotte. Tutto ciò potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti per vari tipi di malattie mentali. «La gente ha sempre pensato che le sostanze psichedeliche siano in grado di alterare la struttura neuronale, ma questo è il primo studio che supporta in modo chiaro e inequivocabile tale ipotesi», ha dichiarato il dottor David Olson dell'Università della California.

Lo studio
Durante lo studio, gli scienziati hanno testato farmaci psichedelici su mosche e topolini che presentavano una struttura cerebrale alterata. Tra i vari composti utilizzati ricordiamo l’LSD, il DMT (Dimetiltriptammina) e il DOI, una forma allucinogena di anfetamina.  Dai risultati è emerso che il DMT, in particolare, ha permesso di superare ai topolini da laboratorio la fobia e i ricordi collegati a un precedente scossa elettrica che gli aveva causato intenso dolore e spavento.

Miglior comunicazione tra i neuroni
Oltre al superamento del trauma, i test hanno rilevato che l’esposizione ai farmaci allucinogeni ha permesso una miglior crescita di dendriti, spine dendritiche e sinapsi che hanno lo scopo di migliorare la connettività tra i diversi neuroni. A detta dei ricercatori, tali cambiamenti dovrebbero avvenire anche negli esseri umani con un’altissima probabilità. «Se comprendiamo appieno i percorsi di segnalazione che portano alla plasticità neurale, potremmo essere in grado di indirizzare i nodi critici lungo quei percorsi con farmaci più sicuri della ketamina o delle sostanze psichedeliche», conclude il dottor Olson. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Cell Reports.