22 ottobre 2018
Aggiornato 04:00

Malaria, scoperto l'odore particolare di chi è infetto che si sente prima dei sintomi

Un odore alterato del corpo pare possa indicare la presenza della malattia in una persona, specie se è asintomatica. Lo studio
Zanzare
Zanzare (mycteria | shutterstock.com)

STATI UNITI – A rivelare che una persona si è presa la malaria potrebbe essere il corpo stesso. Secondo uno studio della Pennsylvania State University, infatti, un odore corporeo che risulti improvvisamente diverso o alterato, può indicare la presenza dell’infezione, anche se gli esami clinici o al microscopio dicono di no – specie quando si è un portatore sano.

Gli untori
Un tempo si parlava di Mary Mallon, nota come ‘Tifoide Mary’, come a una sorta di untrice perché pare sia stata la prima portatrice sana della malattia tifoide. La donna avrebbe contagiato, a sua insaputa, circa un centinaio di persone nei primi anni del Novecento del secolo scorso. Tuttavia, gli scienziati, ritengono che ogni anno gli ‘untori’ della malaria – ossia i portatori asintomatici – siano più pericolosi poiché infettano molte più persone ogni anno. Individuarli è dunque una necessità, visto che nessuno pensa che siano infetti, neanche loro stessi.

La scoperta
I ricercatori della Penn State che stavano lavorando a un metodo più rapido e preciso per identificare le persone infettate dal parassita Plasmodium, che causa la malaria – compresi coloro che erano asintomatici – hanno fatto una scoperta interessante. «Il nostro precedente lavoro su un modello murino – spiega Consuelo De Moraes, principale autrice dello studio – ha rilevato che l'infezione da malaria alterava l’odore dei topi infetti in modo da renderli più attraenti per le zanzare, in particolare in uno stadio di infezione in cui lo stadio trasmissibile del parassita era presente ad alti livelli».

Le prove sull’uomo
Se già i test su modello animale avevano suggerito che la presenza del parassita nell’organismo aveva alterato l’odore dell’ospite, il passo successivo era quello di vedere se la stessa cosa accadeva nell’essere umano. Così, il team di ricerca ha coinvolto 77 persone che erano risultate positive alla malaria nei test sul Dna, ma che non lo erano risultate dai test al microscopio. In questi soggetti, i ricercatori volevano vedere se potevano identificare cambiamenti negli odori del corpo che fossero associati all'infezione della malaria. L’idea è che il diverso odore sia utile per diagnosticare i soggetti infetti che altrimenti non sarebbero individuati – anche perché molti non hanno sintomi.

L’effetto sull’odore
Secondo quanto scoperto dai ricercatori, l'infezione da malaria non crea nuove sostanze chimiche volatili nel corpo, ma altera le quantità (in difetto o in eccesso) delle sostanze chimiche volatili che sono già presenti negli odori delle persone sane. «E’ interessante notare che le infezioni sintomatiche e asintomatiche erano diverse l'una dall'altra e da persone sane», ha sottolineato il dott. Mark C. Mescher, coautore dello studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Questa differenza tra individui infetti, asintomatici e sani, può portare a test capaci di identificare in modo rapido e preciso le persone infette, anche e soprattutto quelle senza sintomi. «I nostri modelli hanno identificato infezioni asintomatiche con sensibilità al 100%, anche nel caso di infezioni di basso livello non rilevabili al microscopio», concludono i ricercatori, facendo altresì notare che i risultati superano di gran lunga qualsiasi test diagnostico rapido attualmente disponibile.