9 dicembre 2019
Aggiornato 14:00
I pericoli del russare e le apnee notturne

Russare assottiglia il cranio e può essere mortale

Gli scienziati mettono sull'avviso dal russare e le apnee ostruttive del sonno. Questo provoca un assottigliamento del cranio e predispone a demenza, ictus e anche la morte

Russare e le apnee notturne sono pericolosi
Russare e le apnee notturne sono pericolosi Shutterstock

STATI UNITI – I ricercatori dell’Università dell’Indiana hanno condotto uno studio che fa rabbrividire: chi russa e ha le apnee notturne è a serio rischio di incorrere in gravi accidenti che possono mettere a repentaglio non solo la salute ma anche la vita. Nello specifico, gli scienziati hanno scoperto che chi soffre di queste problematiche ha un cranio fino a 1,23 mm più sottile di chi non russa e ha apnee notturne. Questa condizione può provocare perdite spontanee di liquido cerebrospinale (sCSF-L), le quali, a loro volta, possono provocare demenza, ictus, come e anche la morte.

Non è chiaro il perché
Quello che il dott. Rick Nelson e colleghi dell’Università dell’Indiana hanno scoperto è che chi soffre di apnee notturne ha in genere il cranio assottigliato. Tuttavia, non è chiaro il perché di tutto ciò. Poiché secondo i ricercatori un’erosione delle ossa del cranio fino a 1 mm è sufficiente a causare una perdita spontanea di liquido cerebrospinale potenzialmente mortale, l’aver constatato che, in media, chi russa e ha apnee notturne si ritrova con un assottigliamento di 1,23 mm, il rischio è serio. Questo genere di perdita si verifica quando il liquido che ammortizza e protegge il cervello e il midollo spinale scorre via attraverso un’area sottile – come quella del cranio ‘eroso’.

L’apnea notturna
Il russare e l’apnea notturna vanno a braccetto. La seconda si verifica quando le pareti della gola si rilassano e si restringono durante il sonno. Questa situazione interrompe la respirazione ed è una delle cause principali del russamento. Le apnee notturne (OSAS) non sono così rare, se si conta che soltanto in Italia interessano almeno 6 milioni di persone. «L’apnea ostruttiva del sonno (OSA) può contribuire meccanicamente allo sviluppo di disturbi correlati al diradamento del cranio, come sCSF-L – ha spiegato il dott. Rick Nelson, principale autore dello studio – La perdita di liquido cerebrospinale spontaneo è in genere associata all’obesità, alle donne e alla mezza età».

Lo studio
Pubblicato sulla rivista JAMA Otolaryngology - Head & Neck Surgery, lo studio ha analizzato i crani di 114 persone di età compresa tra i 40 e i 60 anni, di cui 56 con apnea da sonno da moderata a severa. I dati raccolti hanno rivelato che il cranio delle persone che soffrono di Osas era più assottigliato, rispetto a chi non ne soffre. Secondo i ricercatori, chi è soggetto alle apnee ostruttive del sonno dovrebbe sottoporsi a regolari esami per rilevare un eventuale assottigliamento del cranio, poiché questo li espone al rischio delle perdite di liquido cerebrospinale – con tutte le negative conseguenze del caso.

Cosa sono le sCSF-L o Spontaneous cerebrospinal fluid leak
Le perdite spontanee di liquido cerebrospinale – spiega il Cedars-Sinai Medical Center in California – avvengono quando, attraverso un micro-foro o una micro-crepa il liquido che ammortizza e protegge il cervello e il midollo spinale è soggetto a una perdita. Allo stato attuale le cause non sono del tutto chiare, tuttavia spesso avvengono in concomitanza di sforzi come il sollevamento di pesi, il cadere, l’andare sulle montagne russe, fare sport intensi o stretching e, ora, come suggerito da questo nuovo studio, anche quando si hanno le apnee del sonno.

I sintomi
Tra i sintomi più comuni delle sCSF-L vi è un mal di testa che peggiora quando si è in posizione verticale e migliora quando ci si sdraia. In genere il dolore è localizzato nella parte posteriore della testa o nella nuca. Altri sintomi comuni includono dolore o rigidità al collo, nausea, vomito, sensibilità alla luce o al suono, perdita di equilibrio, tinnito e disturbi dell’udito. In alcuni casi, per fortuna rari, sono stati segnalati sintomi simili alla demenza e al Parkinson, oltre a coma, ictus e la morte.

Il trattamento
Tra i vari trattamenti, il più comune e semplice da mettere in pratica è il riposo, e l’idratazione, per cercare di ridurre il mal di testa. Se questo espediente non allevia i sintomi, è possibile che si ricorra all’iniezione di sangue, prelevato dal paziente stesso, nel canale spinale per cercare di riparare la perdita di liquido. In casi estremi, può tuttavia essere necessario un intervento chirurgico per porre rimedio alla condizione.