25 settembre 2018
Aggiornato 18:30

Coscienza nei pazienti in stato vegetativo o coma, un software ne verifica lo stato

Quale lo stato di coscienza dei pazienti in coma o in stato vegetativo. Una domanda a cui cerca di dare risposta un software sviluppato a Torino per il CTO
Coma
Coma (Photographee.eu | shutterstock.com)

TORINO – Chi non si è mai domandato quale sia lo stato di coscienza di chi è in coma o in stato vegetativo? Sentono qualcosa? Dove ‘sono’ quando stanno così? Queste e altre domande spesso non trovano risposta oppure la trovano parzialmente in alcuni resoconti di chi ci è passato. Ma, laddove non può l’umana mente, arriva l’intelligenza artificiale sotto forma di un software che sarebbe in grado di verificare la presenza di un possibile stato di coscienza proprio nei pazienti vegetativi o comatosi, consentendo loro di comunicare semplici intenzioni – come un Sì o un No – al personale medico.

L’invenzione
Il software che scova la presenza di una forma di coscienza è stato sviluppato dal gruppo di ricerca del Centro Puzzle, in collaborazione con il CTO, l'Unità Spinale Unipolare della Città della Salute di Torino e cofinanziato dalla Fondazione Cassa Risparmio di Torino (CRT). Il progetto, inoltre, è svolto in collaborazione con il Neural Computation Laboratory dell’Istituto Italiano di Tecnologia a Rovereto, con il Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino e con il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino. Si tratta di un programma piuttosto complesso che non si limita a registrare l’eventuale presenza di una forma di coscienza, ma promette di migliorare le diagnosi, aumentare la qualità della vita dei pazienti in queste condizioni e l'efficacia delle terapie neuro-riabilitative.

Il peso del coma
Secondo le stime, sono almeno 250mila le persone che ogni anno finiscono in coma. Le cause principali sono incidenti (stradali o di altra natura), eventi cardiovascolari, intossicazioni o altre malattie. Tutti questi pazienti sono in gran parte un mistero per la medicina e il 43% di questi non manifesta alcun segno di presenza di coscienza nei test diagnostici. C’è da dire che i test sono alquanto ‘primitivi’, poiché si basano soltanto su eventuali risposte motorie a comandi verbali. Al contrario, il nuovo software è in grado di rilevare intenzioni motorie del paziente a prescindere dal fatto che il paziente produca o meno un movimento visibile. L’analisi di questi segnali permetterebbe di distinguere tra movimenti totalmente inconsapevoli – come per esempio i riflessi – e i movimenti intenzionali, rivelando così la presenza di intenzione e coscienza.

I pazienti non responsivi
In particolare, il software sviluppato dal Centro diurno per traumatizzati cranici e gravi cerebrolesioni acquisite, si compone di un’interfaccia cervello/computer che permette ai medici di rilevare la presenza di coscienza nei pazienti cosiddetti non responsivi, ossia quei pazienti che, usciti dal coma, sembrano non rispondere più ad alcun stimolo. Uscire dal coma tuttavia non è una faccenda da poco. Basti pensare che, anche se si tratta di una condizione transitoria, non tutti ne escono indenni o anche solo vivi. Ci sono però pazienti (in media uno su tre) che recuperano completamente lo stato di coscienza. I meno fortunati passano dal coma a una serie di condizioni cliniche catalogate come stato vegetativo, in cui la coscienza è del tutto assente. Poi c’è lo stato di minima coscienza, in cui è presente uno stato emergente di coscienza – che tuttavia è spesso molto difficile da diagnosticare. A differenza delle persone in coma, che sono ‘dormienti’, quelle in stato vegetativo o di minima coscienza recuperano lo stato di vigilanza – in genere riaprono gli occhi e mostrano alcuni riflessi involontari.