10 luglio 2020
Aggiornato 07:30
Prevenire i difetti congeniti

Malformazioni neonatali: c’è la farina con acido folico

La Società Italiana di Neonatologia impegnata nella lotta alle malformazioni neonatali ricorda che il 70% di queste potrebbero essere evitate. Gli alimenti fortificati sono una buona soluzione

Gravidanza e acido folico
Gravidanza e acido folico Shutterstock

ROMA – La medicina ha da tempo stabilito che adeguate assunzioni di acido folico possono prevenire ben il 70% delle malformazioni neonatali. Un’assunzione quotidiana, durante la gravidanza e nei mesi che immediatamente la precedono diviene una pratica efficace che, tuttavia, è ancora poco diffusa in Italia. La disabitudine mette a rischio la vita di centinaia di bambini che in altri Paesi del mondo è stata contrastata con l’introduzione di alimenti fortificati.

Il grido d’allarme
Ad aver lanciato un grido d’allarme è stata la SIN, Società Italiana di Neonatologia, nei mesi scorsi. Solo che è rimasto inascoltato e ritorna attuale alla luce di uno studio pubblicato su Birth Defects Research e condotto dai ricercatori della Emory’s Rollins School of Public Health, in Georgia (Usa). Qui, sono stati valutati i casi di difetti alla nascita in 71 Paesi del mondo, tra cui l’Italia, in cui non vengono utilizzate farine di frumento fortificate e confrontati con gli 81 in cui, invece, vengono utilizzate. Introducendo sul mercato farina fortificata ogni anno si preverrebbero 57mila difetti alla nascita.

Spina bifida e altri gravi difetti
«Oggi la prevenzione migliore e più efficace della spina bifida e degli altri gravi difetti del tubo neurale risulta essere la fortificazione con acido folico di alcuni alimenti di largo consumo come le farine o alcuni prodotti da forno – spiega il Presidente della SIN Mauro Stronati – Solo il 30% delle donne, infatti, attua la profilassi volontaria con acido folico, raccomandata dall’OMS nel periodo pre-concezionale, che non si è comunque dimostrata sufficiente a ridurre l’incidenza di queste patologie. Con l’introduzione di alimenti fortificati, invece, come avvenuto in altri Paesi del mondo, si potrebbero prevenire fino al 70% delle malformazioni».

Il consiglio dei ricercatori
Lo studio della Emory Rollins School of Public Health consolida le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che suggeriscono alle donne che intendono avere figli l’assunzione quotidiana di almeno 400 microgrammi di acido folico, prima e durante la gravidanza, per ridurre il rischio di malformazioni neonatali. Difatti, si legge in una nota della SIN, è fondamentale che l’embrione abbia a disposizione un adeguato apporto di acido folico che deve essere assunto mesi prima del concepimento, ma ciò spesso non accade con l’alimentazione e solo il 30% delle donne, nel mondo, prende integratori per sopperire a questa carenza.

La situazione in Italia
Ogni anno, solo in Europa circa 5.000 feti sono affetti da spina bifida e, secondo stime dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), almeno 200 in Italia. Queste patologie possono essere incompatibili con la vita già in epoca neonatale, o estremamente invalidanti con esiti cognitivi e neuro-motori: alterazioni del controllo degli sfinteri, manifestazioni epilettiche, difetti del tono muscolare e neurosensoriali, paralisi cerebrale. Il percorso di cura in epoca neonatale e nelle età successive è estremamente lungo e complesso, richiedendo la partecipazione di numerose figure professionali, con importanti costi assistenziali per il SSN e soprattutto per le famiglie, che pagano un prezzo sociale ed emozionale molto alto.

Gli alimenti fortificati
Pensando a come rimediare al problema, in maniera estremamente pragmatica, nel 1998 negli USA, congiuntamente a programmi di informazione alla popolazione, si è imposta per legge alle industrie alimentari una fortificazione con acido folico di alcuni alimenti molto diffusi nella dieta americana, in particolare quelli a base di cereali. Un recente report dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) ha rilevato che dopo 16 anni, i tassi di NTD si sono ridotti del 35% con circa 1.300 casi all’anno in meno, senza alcun rilievo di effetti indesiderati riferibili a questa strategia profilattica e un risparmio stimato intorno ai 508 milioni di dollari.