27 novembre 2020
Aggiornato 09:30
Malattie infiammatorie

Scoperto l’interruttore per spegnere l’infiammazione: promessa per artrite, intestino e malattie cardiache

Dietro a molte malattie autoimmuni o infiammatorie potrebbe esserci un interruttore che, se fatto scattare, può ridurre l’infiammazione e, di conseguenza, la malattia

IRLANDA – Ricercatori irlandesi e britannici hanno scoperto che esiste un processo metabolico che può letteralmente disattivare l’infiammazione organica e sistemica. Questa scoperta apre le porte a possibili cure di malattie come l’artrite, le malattie infiammatorie intestinali, le malattie cardiache e cardiovascolari e altre ancora.

Un potente interruttore
Quello scoperto dai ricercatori Luke O'Neill del Trinity Biomedical Sciences Institute del Trinity College di Dublino e Mike Murphy dell'Università di Cambridge, insieme a un team, è una molecola derivata dal glucosio che è stata chiamata Itaconate (o Itaconato). Questa molecola agisce come un potente interruttore per i macrofagi, che sono le cellule del sistema immunitario che si trovano al centro di molte malattie infiammatorie. La scoperta, secondo gli scienziati potrà portare allo sviluppo di nuovi farmaci più che mai necessari per trattare le persone che vivono con queste condizioni.

Lo studio
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Nature. I test sono stati condotti sia su cellule umane che topi, utilizzati come un organismo modello. «Il mio laboratorio ha esplorato i cambiamenti metabolici nei macrofagi negli ultimi sei anni e ci siamo imbattuti in quella che riteniamo sia la scoperta più importante finora – spiega il prof. O'Neill – E’ noto che i macrofagi causano l'infiammazione, ma abbiamo appena scoperto che possono essere indotti a produrre una sostanza biochimica chiamato itaconato, che funge da importante freno o interruttore sul macrofago, raffreddando il calore dell'infiammazione in un processo mai descritto prima».

Come agisce la molecola
«Il macrofago prende il nutriente glucosio, il cui compito giornaliero è fornire energia e, sorprendentemente, lo trasforma in itaconato, bloccando quindi la produzione di fattori infiammatori e protegge anche i topi dall'infiammazione letale che può verificarsi durante l'infezione», ha sottolineato la dott.ssa Evanna Mills, che insieme a Dylan Ryan è stata la prima autrice del lavoro. «Abbiamo scoperto – aggiunge Ryan – che l'Itaconato può modificare direttamente un'intera schiera di proteine ​​importanti per l'infiammazione in una reazione chimica mai descritta prima e che questa reazione è importante per gli effetti antinfiammatori dell’itaconato».
Lo studio è stato finanziato da The Wellcome Trust, Science Foundation Ireland, European Research Council e GlaxoSmithKline.