30 marzo 2020
Aggiornato 12:00
Alimentazione e invecchiamento

Rallentare l’invecchiamento si può. Basta seguire una dieta ipocalorica

Dimezzare le calorie rallenta l’invecchiamento e previene molto malattie. Le conferme da uno studio condotto su 200 persone

Dobbiamo farcene una ragione: l’unico metodo per star bene, vivere più a lungo e – a quanto pare – anche rallentare l’invecchiamento, è evitare le abbuffate quotidiane. Pare che il segreto di lunga vita sia racchiuso nell’abitudine di seguire una dieta ipocalorica. A suggerirlo è un nuovo studio scientifico condotto sull’uomo che dimostra come via sia una specifica relazione tra ridotto introito calorico e rallentamento dell’invecchiamento.

Rallentamento del metabolismo
Avere l’abitudine di mangiare poco – o comunque non in eccesso come siamo abituati a fare – ha la specifica funzione di rallentare il metabolismo umano. Per questo motivo si ritiene che si possa migliorare lo stato di salute in età avanzata e, perché no, anche allungare la durata della vita. Questo è il primo studio effettuato sull’essere umano che dimostra ciò che già si era evidenziato su altre specie di esseri viventi: è la restrizione calorica a migliorare nel tempo la nostra salute generale.

Due anni di studio
Lo studio è stato condotto per due anni ed è stato finanziato dal National Institutes of Health (Stati Uniti). Si tratta di una ricerca randomizzata e controllata eseguita per due anni su 200 adulti sani che non soffrivano di obesità. Tutti hanno seguito una dieta a basso regime calorico. Il lavoro scientifico faceva parte del Comprehensive Assessment of Long term Effects of Reducing Intake of Energy (CALERIE), un trial multicentrico.

Possiamo rallentare l’invecchiamento?
Ciò che si sono chiesti gli scienziati è se era davvero possibile, in qualche modo, rallentare l’invecchiamento. E la risposta è stata sorprendente: sì, si può fare. «Lo studio CALERIE è stato importante per affrontare la questione se il ritmo dell'invecchiamento potesse essere modificato negli esseri umani. Questo nuovo studio fornisce la prova più solida mai ottenuta fino a oggi che tutto ciò che abbiamo imparato su altri animali può essere applicato a noi stessi», ha dichiarato Rozalyn Anderson, dell'Università del Wisconsin a Madison.

Ulteriori conferme
Altre conferme sono state ottenute durante l’ultimo studio condotto a CALERIE su 53 partecipanti provenienti dal Pennington Biomedical Research Center di Baton Rouge. Si tratta di una struttura unica nel suo genere che ospita le camere metaboliche migliori al mondo. Ognuna di queste è in grado di misurare – ogni minuto – la quantità di ossigeno e anidride carbonica introdotta o esalata dai partecipanti allo studio. Tutto ciò ha lo scopo di determinare con la massima precisione qual è il rapporto tra ossigeno, anidride carbonica e i livelli di alcune sostanze contenute nelle urine. Ma permette anche di comprendere qual è la quantità di nutrienti essenziali smaltiti dall’organismo.

Le differenze con il gruppo di controllo
Grazie alla tecnologia utilizzata, gli scienziati sono anche riusciti a scoprire che mentre dormivano, i volontari che adottavano un basso regime calorico, usavano l’energia accumulata dalla dieta in maniera nettamente più efficiente se paragonato al gruppo di controllo. Quest’ultimo, infatti, seguiva un’alimentazione tradizionale. Inoltre avevano registrato una maggiore perdita di peso durante lo studio, un ridotto tasso metabolico e un rallentamento dell’invecchiamento. Già studi precedenti, condotti sugli animali, avevano evidenziato come le restrizioni caloriche fossero in grado di far vivere mediamente il 65% dei giorni in più un semplice roditore. Tuttavia, è importante sottolineare che, probabilmente, sono poche le persone che accetterebbero di ridurre drasticamente la propria dieta. E questo potrebbe anche penalizzare ulteriori studi che dovrebbero durare molto più a lungo. «Ma capire la biologia di come la limitazione calorica prolunghi la vita ci permetterà di trovare modi più semplici per intervenire», spiega Anderson.

Un altro studio?
I ricercatori vorrebbero condurre uno studio simile per vedere se la combinazione restrizione calorica-antiossidanti potrebbe produrre risultati migliori o identici qualora si aumentino leggermente le calorie. Oppure, suggeriscono gli scienziati, si potrebbe anche provare con il resveratrolo, un fenolo in grado di imitare la restrizione calorica.

Gli studi sulle scimmie
Molti studi condotti sulle scimmie avevano già dimostrato gli ottimi effetti ottenuti da una restrizione calorica. «Stiamo vedendo benefici per la salute? Sì, ma non so se stiamo necessariamente vedendo benefici in termini di sopravvivenza», aveva dichiarato Julie Mattison, una fisiologa della NIA. «Penso che quello a cui stiamo arrivando è che gli effetti della restrizione calorica sulla sopravvivenza dipendono molto dalla genetica, dall'ambiente e dall'effetto sul peso corporeo, e probabilmente, dalla dieta che dai agli animali. Se prendi un animale che sta mangiando un sacco di zucchero e tagli il 30% di queste calorie, non sorprende che stiano meglio ma se stiamo prendendo un animale che mangia cibo molto sano e riduce le calorie non ottiene lo stesso identico effetto», continua Mattison.

Restrizione intermittente
Buoni risultati (preliminari) sono stati ottenuti anche da altri scienziati che hanno provato gli effetti della restrizione calorica in maniera intermittente. Anche in questo caso si è evidenziata una riduzione delle malattie tipiche dell’invecchiamento come la neuro degenerazione e i disturbi cardiovascolari. «Penso che sarà un modo per ottenere tutti i benefici, senza i problemi di una dieta costante», conclude il gerontologo Valter Longo dell'Università della California del Sud a Los Angeles. I risultati dello studio sono stati pubblicati alcuni giorni fa su Cell Metabolism.

Fonti scientifiche

[1] Reduced-calorie diet shows signs of slowing ageing in people - Most comprehensive study yet demonstrates that cutting people’s energy intake dials down their metabolism. Nature

[2] Monkeys that cut calories live longer - Long-running study reopens debate on benefits of reduced-intake diet -  Nature

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