20 ottobre 2020
Aggiornato 07:30
DNA alieno

Alieno di Atacama: gli extraterrestri non c’entrano. E’ un feto geneticamente modificato

L’università di Stanford e della California hanno sequenziato il genoma dell’alieno di Atacama. Ecco cosa hanno scoperto

A una prima osservazione il dubbio sorge: testa allungata, arti lunghi e una strana (e minuscola) corporatura. L’idea di avere di fronte a sé un alieno era sorta persino a chi non crede a certe cose. Tuttavia a un’analisi approfondita si scopre che lo scheletro ritrovata ad Atacama, di extraterrestre non ha niente. Le conferme arrivano dai ricercatori dell'Università di Stanford e della California di San Francisco che hanno sequenziato il suo genoma. In realtà è un feto umano femminile, non esente da malformazioni – ovviamente.

Sembra proprio un alieno
Se si osserva la foto pare proprio di vedere un alieno. Lo scheletro di Atacama è alto solo 15 centimetri, presenta delle orbite oculari molto oblique, ha solo 10 paia di costole e ha un cranio allungato. Somiglia molto agli alieni grigi rappresentati negli ultimi anni, che però, nessuno ha mai visto. Ma grazie a un’attenta analisi del DNA – pubblicata su Genome Research – si è potuto stabilire che si tratta di un feto umano al 100%. Il fatto che si presenti in questo modo bizzarro sarebbe dovuto a varie anomalie genetiche, alcune delle quali sconosciute ai giorni nostri.

Un alieno «nuovo»
Altro fatto che sorprende è che lo scheletro ritrovato nel deserto cileno pare essere stranamente recente. Secondo gli scienziati, risalirebbe a soli 40 anni fa. «Ho saputo di questo esemplare da un mio amico e sono riuscito ad averne una foto: è impossibile guardarlo e non pensare che sia interessante, è sensazionale. Per questo ho detto al mio amico, 'qualunque cosa sia, se ha un Dna, posso analizzarlo», spiega Garry Nolan, docente di microbiologia e immunologia presso l’Università di Stanford.

Ata
Lo scheletro è stato ribattezzato con il nome di Ata e il sequenziamento genetico è stato eseguito in collaborazione il direttore dell'Istituto di scienze computazionali per la salute dell'Università della California, Atul Butte. Il motivo per cui gli scienziati non hanno dubbi sul fatto che il DNA sia totalmente umano è che contiene dei tratti genetici riconducibili agli antenati dei nativi americani ed europei. Tuttavia, sembra che il DNA analizzato mostri almeno 7 rarissime mutazioni legate a malattie come il nanismo, la scoliosi e altre malformazioni muscolo-scheletriche.

Una sfida
Nolan si è rivolto a Butte per ottenere un valido aiuto nella valutazione genomica e Butte ha accettato la sfida molto volentieri. «Pensavamo che sarebbe stato un esercizio interessante applicare gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione per vedere veramente quello che potremmo trovare. Il fenotipo, i sintomi e le dimensioni di questa «ragazza» erano estremamente inusuali, e analizzando questi vecchi campioni davvero sconcertanti, impariamo meglio come analizzare il DNA dei bambini oggi nelle condizioni attuali», spiega Butte.

L’estrazione dalle costole
Attraverso un’operazione che ricorda i testi biblici, Butte e Nolan hanno estratto un campione di DNA dalle costole di Ata, sequenziando l’intero genoma. Essendo uno scheletro di soli 40 anni, presenta un DNA relativamente intatto quindi non è stato poi così difficile eseguire delle analisi. I dati raccolti dal sequenziamento dell'intero genoma – si legge sul sito dell’Università di Stanford -  hanno mostrato che la composizione molecolare di Ata era allineata con quella di un genoma umano. Tuttavia, l'8 percento del DNA era inestimabile con il DNA umano, ma ciò era dovuto a un campione degradato, non alla biologia extraterrestre. Infatti, un'analisi più sofisticata è riuscita a far corrispondere fino al 98% del DNA.

Utile alla scienza
Il sequenziamento di questo scheletro mostra come le ossa siano invecchiate precocemente a tal punto di dimostrare 6-8 anni di età. Tuttavia, i risultati ottenuti serviranno agli studiosi per rilevare anomalie delle malattie dell’osso e dar vita a nuovi farmaci per accelerarne la riparazione in caso di fratture. «Per me, quello che è veramente venuto fuori da questo studio è stata l'idea che non dovremmo smettere di indagare quando troviamo un gene che potrebbe spiegare un sintomo. Potrebbero essere diverse le cose che vanno storte, e vale la pena ottenere una spiegazione completa, specialmente se ci avviciniamo sempre di più alla terapia genetica. Potremmo presumibilmente risolvere un giorno alcuni di questi disturbi, e vorremmo assicurarci che se c'è una mutazione, lo sappiamo - ma se ce n'è più di uno, lo sappiamo ugualmente. Analizzare un campione enigmatico come quello del genoma di Ata ci può insegnare come gestire oggi in ambito medico i campioni, magari legati a più mutazioni. Quando studiamo il genoma di pazienti con sindromi insolite, ci potrebbe essere più di un gene o di un meccanismo coinvolto dal punto di vista genetico, cosa che non viene sempre considerata», conclude Butte.

Lo studio è stato sostenuto dalla Lucile Packard Foundation for Children's Health, dai fondi di dotazione UCSF e dal programma Human Frontier Science. Inoltre hanno collaborato in tal senso anche i dipartimenti di Microbiologia, pediatria, Immunologia e di Genetica della Stanford University.

Fonti scientifiche

[1] Mysterious skeleton shows molecular complexity of bone diseases - The strange skeletal remains of a fetus discovered in Chile have turned up new insights into the genetics of some bone diseases, according to a new study from researchers at Stanford and UCSF. – University of Stanford