20 settembre 2019
Aggiornato 22:00
Termoablazione e cancro

L’ago che scioglie i tumori in 10 minuti. Tutto ciò che dovresti sapere

La termoablazione mediante microonde non è una tecnica nuova. Ma grazie a tecnologie innovative oggi può salvare molte persone

L'ago che scioglie i tumori in 10 minuti
L'ago che scioglie i tumori in 10 minuti Shutterstock

La tecnica, sperimentata circa un anno fa dall’ospedale di Chioggia, è stata approvata da tempo grazie alla sua incredibile efficacia e alla minima invasione. L’ago sciogli tumore è in realtà il frutto della termoablazione indotta dalle microonde – si tratta di una procedura nota da anni che oggi è stata perfezionata. È in grado di sciogliere i tumori e tutte le relative metastasi in soli dieci-trenta minuti e in un’unica seduta. Un risultato simile non è, al momento, ottenuto con nessun’altra tecnica se non con la radiochirugia. Ma, notizia ancor migliore, nella maggior parte dei casi il paziente non deve essere sottoposto a chemioterapia.

Contro molti tipi di cancro
La termoablazione mediante microonde ha riscosso una grande approvazione dal pubblico non appena la notizia è stata diffusa un anno fa. Anche se è bene ricordare che la novità sta nell’utilizzo della tecnica e non nella tecnica in sé. E i motivi del suo successo sono tanti, tra cui il più importante è quello di poter evitare la tanto temuta chemioterapia. Ma non solo: la tecnica sembra funzionare con diversi tipi di cancro. Al momento è stata testata con successo per sciogliere il tumore del fegato, dei reni, dei polmoni, della tiroide e delle ossa.

Terapia ambulatoriale
Un altro vantaggio della terapia è che si può eseguire facilmente a livello ambulatoriale: il paziente viene sottoposto a una sedazione più o meno leggera e viene curato in pochi minuti senza avvertire alcun dolore. In questo modo sia la massa principale che le metastasi vengono letteralmente sciolte e, come accennato, potrebbe non essere necessaria la chemioterapia. Ma questo fattore deve essere valutato in sede dal proprio oncologo. L’intervento lascia una piccola ferita di pochi millimetri che non necessita di sutura.

Curato un paziente affetto da lesioni epatiche
Nel mese di novembre del 2016, momento in cui i media hanno diffuso la notizia dell’ago che scioglie i tumori, i medici erano riusciti a guarire un paziente di 65 anni affetto da una grave lesione epatica. L’intervento specialistico era stato eseguito nelle nuove sale operatorie di day surgery dell’ospedale di Chioggia.

Microonde
«La termoablazione mediante microonde è un nuovissimo trattamento che necessita di un generatore di microonde e di un terminale chiamato antenna che, mediante guida ecografica, viene inserita direttamente nella lesione. L’antenna, attraverso un aumento di temperatura rapido, controllato e localizzato, provoca la distruzione del tessuto malato con la massima precisione. Rispetto a ieri possiamo intervenire in maniera mininvasiva, con una piccola incisione di 2-3 millimetri, su tumori importanti e calibrare il tipo di cura a seconda della neoplasia: si agisce localmente, delimitando e colpendo solo l’area interessata dalla malattia. Persino l’intensità di calore e la durata dell’intervento viene misurata in base alla grandezza del tumore da distruggere. In questo modo evitiamo l’asportazione chirurgica, rendendo possibile il trattamento anche su pazienti pluripatologici, quindi inoperabili e fragili, con tempi di ricovero più brevi e una migliore ripresa funzionale dei pazienti stessi», spiegò, allora, il primario di Chirurgia Salvatore Ramuscello.

Una tecnica nuova?
E’ importante ancora una volta sottolineare che non si tratta di una novità, ma di un’opzione che ogni paziente dovrebbe conoscere. Già da tempo, infatti, si sa che il calore aiuta a distruggere il cancro. In realtà tutte le cellule sono sensibili al calore ma quelle cancerose molto di più. Per indurre un danno evidente in una cellula cancerosa occorrono 40-45 °C e circa 30-60 minuti. Ma la termoablazione (letteralmente distruzione) sfrutta una temperatura ancora superiore che può superare i 100 gradi. A tale gradazione si assiste a una tossicità così elevata da causarne la morte, bloccare i vasi che nutrono il tumore e impedirne la replicazione del DNA. Ma non solo: la termoablazione provoca infiammazione e stimola il sistema immunitaria a reagire proprio nell’area del tumore.

I vantaggi della tecnica
«Il trattamento con le microonde è rapido, preciso e relativamente sicuro, ossia gravato da un tasso di complicanze molto basso, sicuramente inferiore a quello delle corrispondenti procedure chirurgiche, anche grazie alle tecniche di imaging che diventano sempre più precise e affidabili – spiega il Professor Luigi Solbiati, docente di Radiologia e consulente di Radiologia Interventistica presso Humanitas - Quando il bersaglio tumorale è situato in organi studiabili con l’ecografia, questa metodica è la più indicata e utilizzata per guidare la termoablazione, grazie alle sue favorevoli caratteristiche (visione in tempo reale, rapidità, facilità d’uso, assenza di radiazioni ionizzanti).  Se però il bersaglio non è visibile con gli ultrasuoni (o lo è solo parzialmente) a causa della sua sede anatomica o della vicinanza con strutture che lo «nascondono», ed è localizzabile solo con un’altra metodica di immagini più complessa e non «in tempo reale» (TC, risonanza magnetica o PET) in Humanitas possiamo ricorrere alla cosiddetta fusione di immagini in tempo reale. Si tratta di una metodica innovativa che consente di fondere, all’interno dell’ecografo, attraverso la creazione di un piccolo campo elettromagnetico attorno al paziente e l’applicazione di un sensore alla sonda ecografica, l’ecografia in tempo reale con quella metodica di immagine che meglio consente di visualizzare il bersaglio (TC, RM o PET).  Dopo una breve fase di «registrazione», muovendo la sonda ecografica si muove anche la metodica di riferimento nello stesso punto del paziente e ciò consente di visualizzare il bersaglio (o la sede in cui esso si trova) anche con l’ecografia e di guidare anche in questi casi «complessi» la termoablazione mediante l’ecografia in tempo reale».

I limiti della tecnica
Purtroppo, come sempre, ci sono alcuni limiti. Il primo è che il calore è letale solo nel nucleo centrale, ovvero dove viene applicato l’ago. Ma man mano che si allontano dall’ago (un elettrodo), la procedura risulta meno efficace. Anche se al momento si stanno studiando alcuni metodi per rendere la tecnica ancor più efficiente. Altro problema è che l’ago non può entrare in tutti i tessuti e quindi non può essere usata per tutti i tipi di tumore.

Quando usare la termoablazione
La termoablazione mediante microonde può essere utilizzato nel cancro al fegato, ai reni, alle ossa, ai polmoni e di recente anche al seno, ai surreni e ai tumori testa-collo. Tuttavia la tecnica generalmente viene sconsigliata nelle masse di grandezza superiore ai cinque centimetri. Inoltre il personale medico non la può utilizzare nei pazienti che vengono sottoposti a chirurgia. Ricordiamo, infatti, che in alcuni casi potrebbe rendersi necessaria l’anestesia generale. Insomma, è una tecnica che i pazienti senz’altro preferiscono a tante altre, ma come tutte le soluzioni, presenta anche alcuni limiti.