17 febbraio 2020
Aggiornato 18:00
Cancro ai reni

Rimossi due reni a un paziente: prima ne aveva quattro

Recentemente sono stati rimossi due reni a un paziente che ne aveva quattro: l’intervento è stato mini invasivo e la ripresa rapida

Rimossi due reni da un paziente che ne aveva quattro
Rimossi due reni da un paziente che ne aveva quattro Shutterstock

VENEZIA - Ed ecco l’ennesimo intervento da record firmato made in Italy: un uomo è stato operato all’ospedale di Portogruaro (Venezia) per rimuovere due reni. Un’operazione straordinaria eseguita con successo su un paziente anziano di 65 anni di età. Ma non si tratta di un uomo qualsiasi, fino a poco tempo fa, infatti, aveva ben quattro reni. Ma una spiegazione a questo strano fenomeno c’è: ed è stata raccontata proprio dagli esperti che si sono presi cura di lui. Ecco i dettagli della vicenda.

Un trapianto di reni
La storia del povero paziente inizia circa dieci anni fa. A quei tempi, infatti, gli erano stati trapiantati entrambi i reni. I suoi stavano progressivamente smettendo di funzionare a causa di una grave patologia. In questo caso però, i chirurghi hanno dovuto lasciare i reni malfunzionanti e aggiungerne altri due sani. Questo piccolo stratagemma è essenziale per evitare di mettere a serio rischio la vita del paziente. Così facendo, però, il 65enne ha convissuto tutto questo tempo con ben quattro organi.

Perché eliminarli?
Se il protocollo medico prevede di mantenere tutti e quattro gli organi, forse verrebbe da chiedersi perché, in questo caso, sono stati eliminati i due precedenti. La risposta è molto semplice: con il tempo i reni «vecchi» sono stati colpiti dal cancro e sono arrivati a pesare quasi due chilogrammi ognuno. Michele Amenta, il primario del reparto di urologia all’Ulss4 di Portogruaro, ha spiegato al Corriere del Veneto che l’intervento è stato eseguito con la tecnica laparoscopica ed è durato circa 5 ore. Questo ha consentito un recupero decisamente più elevato rispetto alle tecniche di chirurgia tradizionale. «L’operazione è perfettamente riuscita e per questo motivo ringrazio l’equipe che mi ha affiancato in sala operatoria: i medici Pietro Scialpi e Carlo Domenico Nisticò, il personale infermieristico del gruppo operatorio e gli anestesisti Roberto Fonda e Chiara Filipponi coordinati dal dottor Fabio Toffoletto che dirige anestesia e rianimazione», si legge sulle pagine del Corriere della Sera.

Merito del primario
Secondo quanto dichiarato al Corriere, il direttore dell’ospedale Carlo Bramezza spiega che è grazie al primario Amenta se dal 2017 sono stati pressoché eliminati i bisturi durante gli interventi relativi a patologie oncologiche. Affinché l’operazione risulti meno invasiva si utilizzano tecnica decisamente meno invasive come quella laparoscopica. Ciò ha consentito, in soli otto mesi, di aumentare del 622% gli interventi di prostatectomia e del 700% quelli ai reni. Cifre incredibili che mettono in risalto quanto sia essenziale, per un paziente, affidarsi a strumentazioni d’avanguardia e trattamenti non invasivi per una più rapida ripresa.