27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
Città della Salute e Oftalmico

Raro melanoma oculare, operata donna al sesto mese di gravidanza: salvata lei e il feto

Un delicato intervento chirurgico per un raro melanoma, a opera dei chirurghi della Città della Salute e dell’Oftalmico di Torino, ha permesso di salvare la vita a una donna incinta e a feto che portava in grembo

Intervento su raro melanoma oculare in una donna incinta
Intervento su raro melanoma oculare in una donna incinta Shutterstock

TORINO – Successo dell’equipe medica della Città della Salute e dell’ospedale Oftalmico di Torino. Il team di chirurghi è infatti riuscito nella delicata operazione di rimuovere un rato melanoma oculare che aveva colpito una giovane donna al sesto mese di gravidanza. La complessa operazione è stata condotta alla perfezione, tanto che è stato possibile la completa eradicazione della neoplasia senza che vi fossero ripercussioni negative sul feto.

Una conferma
Il successo ottenuto dai medici del capoluogo è segno significativo a dimostrazione dell'eccellenza sanitaria Torinese. La giovane paziente di 28 anni era già stata visitata in Svizzera, tuttavia l’oncologo oculare di fama internazionale a cui si era rivolta aveva rinunciato a operarla. Per fortuna, la ragazza ha trovato una speranza nell’equipe medica torinese. L'intervento eseguito al Centro Traumatologico Ortopedico (CTO) di Torino è stato coordinato dal dottor Luciano Arturi, responsabile del servizio di Chirurgia Orbito-palpebrale. Nell’operazione sono stati coinvolti anche il Servizio di gravidanze a rischio dell’Ospedale Sant'Anna, la Radiodianostica universitaria delle Molinette, l'Anestesia e la Rianimazione del CTO e l'oculistica dell'ospedale Oftalmico.

Il risultato
L'intervento è riuscito perfettamente, spiegano i sanitari, «consentendo il recupero morfologico dell'orbita sottoposta a un intervento così invasivo, ma necessario per garantire possibilità delle cure avanzate che seguiranno, per garantire la completa eradicazione della malattia». I medici ritengono che nel giro di un mese dall’intervento la paziente potrà indossare una protesi oculare che, a loro detta, «renderà praticamente indistinguibile l'orbita sottoposta ad intervento rispetto a quella del lato sano».