21 ottobre 2019
Aggiornato 16:30
Malaria Forlì e Rimini

Rimini, confermata la diagnosi di malaria nella donna incinta. Il bambino non dovrebbe aver riportato danni

Le analisi eseguite sulla donna di 39 anni confermano che si trattava di malaria. Le condizioni di salute sarebbero in miglioramento e il feto non dovrebbe aver subìto danni

L'Ospedale Infermi di Rimini
L'Ospedale Infermi di Rimini ANSA

RIMINI – La donna 39enne residente in provincia di Forlì, ricoverata all’Ospedale Infermi di Rimini per sospetto caso di malaria aveva davvero contratto la malattia, come confermato dalle analisi. Secondo quanto riferito dai sanitari le sue condizioni di salute sarebbero in miglioramento, tanto che nei prossimi giorni potrebbe essere dimessa. Anche il bambino che porta in grembo non dovrebbe aver riportato danni dall’infezione.

La malaria ‘importata’
La stragrande maggioranza dei casi di malaria si dicono ‘importati’, poiché si manifestano nel nostro Paese quando la malattia è già esordita, ma sono tuttavia contratti in un altro Paese – in genere laddove la malaria è endemica, come per esempio l’Africa. Cosa che è proprio accaduta alla donna di 39 anni, incinta, residente nel forlivese ma di origini africane. La donna infatti aveva sviluppato i sintomi della malaria una volta rientrata in Italia. Si era presentata al Pronto soccorso del Morgagni-Pierantoni di Forlì perché sentitosi male. Da qui, viste anche le condizioni di gravidanza, era stata trasferita all’ospedale di Rimini.

Più controlli, specie sui migranti
Le autorità sanitarie hanno più volte ribadito il concetto che la malaria non può essere trasmessa per contatto da uomo a uomo, ma solo per mezzo della zanzara anophele (o anofele) infetta che inietta il parassita plasmodium nel circolo ematico. Nonostante ciò, c’è chi chiede siano fatti più controlli tra chi potenzialmente potrebbe ‘portare’ la malaria in Italia, come per esempio i migranti. A ribadirlo è il Consigliere regionale della Lega, Massimiliano Pompignoli, il quale chiede siano eseguiti «controlli sanitari a tappeto sui richiedenti asilo presenti nel territorio regionale, coinvolgendo Prefetture, Ausl, e Comuni interessati dal fenomeno dell’accoglienza». Pompignoli sottolinea che esiste una circolare del Ministero della Salute del 27 dicembre 2016 denominata ‘Prevenzione e controllo della malaria in Italia’, dove è proprio riportato come «l’80% dei casi di malaria sono da registrarsi tra immigrati regolarmente residenti in Italia e tornati nel paese di origine in visita a parenti e amici». Il consigliere leghista ritiene dunque che, alla luce dei fatti, «non può escludersi un rischio di contagio e diffusione del virus legato all’incremento incontrollato dei flussi migratori». Per questo motivo chiede «che vengano accertati tutti i casi di malaria, scabbia, lebbra o tubercolosi tra i richiedenti asilo ospiti presso le numerose strutture di accoglienza dell’Emilia Romagna». Dopo gli accertamenti, secondo Pompignoli, le autorità sanitarie dovrebbero informare circa gli eventuali casi positivi riscontrati, e quali sono (o saranno) i provvedimenti adottati, comprese le azioni di profilassi, disinfestazione o monitoraggio della possibile diffusione del parassita.