19 dicembre 2018
Aggiornato 16:30

Malaria, tutto quello che serve sapere

Tutto sulla malaria: cos’è, trasmissione, incubazione, sintomi, diagnosi, trattamento e rischi

Malaria, tutto quello che c'è da sapere
Malaria, tutto quello che c'è da sapere (Shutterstock.com)

La malaria è una malattia infettiva ed è provocata da un agente patogeno che si chiama Plasmodio, un parassita endemico di alcune zone del pianeta – specie quelle tropicali.
La malaria, quale parassitosi e quanto a morbilità e mortalità è seconda soltanto alla tubercolosi. Nel mondo si stima che ogni anno si verifichino 500mila nuovi casi d’infezione, con circa 1 milione di morti. Ogni anno sono decine di migliaia i viaggiatori che vengono infettati e sviluppano la malaria. I parassiti che causano la malaria sono principalmente di quattro tipi: Plasmodium falciparum, P. vivax, P. ovale e P. malariae. Nonostante gli sforzi delle autorità sanitarie mondiali, come anche l’OMS, l’aumento dei viaggi internazionali, del transito di migranti e lo scambio continuano a mettere a dura prova il controllo della malattia. Al momento si ritiene che la malattia sia diffusa in oltre 100 Paesi.

Come si trasmette la malaria
La malattia si trasmette soltanto per mezzo di punture di zanzare femmine del tipo Anopheles che siano a loro volta state infettate. Questo tipo di zanzare, per il momento, non sono presenti in Italia ma endemiche di Paesi come Africa (il Paese dove è più diffusa), America Centrale, Sud America e Asia. Il contagio avviene a seguito di una puntura che immette nel circolo sanguigno il parassita, il quale inizialmente infetta le cellule epatiche durante quello che è chiamato ciclo esoeritrocitario, per poi intaccare i globuli rossi in quello che è chiamato ciclo eritrocitario.
Di solito la trasmissione del parassita avviene nei Paesi e nei periodi dell’anno in cui la temperatura è superiore ai 24 °C. Difficilmente la zanzara anopheles è presente quando la temperatura scende sotto i 18 °C.

I Plasmodium sono così distribuiti:
P. falciparum endemico in Africa tropicale. È meno presente in Asia e America Latina.
P. vivax è endemico in America Latina e in Asia. In generale è più diffuso nelle zone tropicali. Poco presente in Africa e in alcune zone temperate.
P. ovale si trova soprattutto Africa occidentale tra i due tropici.
P. malariae è un parassita ubiquitario a bassa prevalenza.

La malaria, a oggi, non si ritiene si possa trasmettere da persona a persona, tuttavia una zanzara può pungere una persona infetta e poi pungerne un’altra sana, che a sua volta ne viene poi infettata. Raramente vi sono stati casi definiti ‘autoctoni’, cioè in persone che non avevano viaggiato in territori dove è presente la zanzara e la malattia.

La diagnosi e l’incubazione
La diagnosi è fondamentale per capire da quale tipo di parassita si è stati infettati, poiché la malaria da P. falciparum è potenzialmente mortale. In genere dopo la puntura e l’ingresso del parassita nel corpo, ci vuole poco tempo affinché inizi a moltiplicarsi in modo esponenziale nel fegato. Dopo un periodi di circa 7 - 10 giorni, l’agente infettivo si moltiplica nei globuli rossi.
In linea generale, l’incubazione varia da specie a specie. Per esempio, per il P. falciparum ci vogliono 7-14 giorni; per l’infezione da P. vivax e P. ovale mediamente 8-14 giorni, mentre occorrono 7-30 giorni per P. malariae. Tuttavia nel caso di alcuni ceppi di P. vivax l’incubazione si può protrarre per 8-10 mesi e anche oltre. Periodo che viene superato anche dall’infezione da P. ovale.

Sintomi della malaria
All’inizio i sintomi possono facilmente essere confusi con quelli dell’influenza. Insorge febbre intermittente, brividi, dolori articolari, spossatezza, cefalea, sudorazione, manifestazioni gastroenteriche come nausea, diarrea, vomito, dolore addominale. I bambi possono mostrare febbre molto alta e convulsioni.
Nella cosiddetta fase tardiva possono comparire la tipica ‘febbre terzana’ con aventi febbrili che si ripetono ogni circa 48 ore. Seguono poi pallore cutaneo e anche ittero. Le urine spesso si presentano molto gialle o colorate. In individui sani, in molti casi la malaria si risolve da sé dopo circa due settimane. A volte tuttavia può durare di più o richiedere un intervento medico. La malaria può anche essere recidiva.

Trattamento
A seconda del tipo di parassita bisogna intervenire per evitare complicanze o, peggio, la morte. Per esempio le infezioni da P. falciparum che non vengano trattate o trattate in modo inadeguato possono causare insufficienza renale, edema polmonare e ipertensione endocranica. A seguito di quest’ultima può insorgere il coma per poi giungere al decesso. Infine, anche l’impilamento nel microcircolo delle cellule parassitate nei diversi organi vitali può portare alla morte.
I parassiti purtroppo nel tempo sono diventati resistenti ai farmaci. Per cui diviene difficile il trattamento degli stessi. La resistenza alla clorochina è ormai nota e diffusa. Un’azione tempestiva con farmaci di nuova generazione può tuttavia scongiurare il pericolo di complicanze e morte. Per questo motivo, quando si sospetti una possibile infezione è fondamentale recarsi subito dal medico o in ospedale.

La prevenzione
Il metodo più efficace per proteggersi dalla malaria è ancora e sempre la prevenzione. Per far ciò esistono mezzi empirici per evitare la puntura di zanzare potenzialmente infette.
Uno di questi è mantenere il corpo coperto e non esposto alle punture. Poi si possono utilizzare dei repellenti. In casa o nei luoghi di soggiorno è bene utilizzare delle zanzariere, così come intorno al letto durante le ore notturne. Attenzione all’uso di profumazioni personali che possono attirare le zanzare. Esiste anche una profilassi farmacologica che sarebbe utile praticar prima di recarsi un Paese dove la malaria è presente o endemica. Questo farmaco uccide il parassita inoculato dalla zanzara prima che possa causare danni all’organismo. La profilassi farmacologica, ricorda il Centro di Medicina Preventiva e Tropicale, è strettamente individuale e può variare non solo da persona a persona, ma anche a seconda del Paese visitato, dalla durata della permanenza del viaggiatore nello stesso, nonché dal periodo dell’anno in cui viene effettuato il soggiorno.