13 novembre 2018
Aggiornato 23:00

Lo yoga aumenta il volume del cervello e riduce l’ansia. Lo conferma anche la scienza

Ricerche scientifiche confermano le virtù della pratica yoga. Con una tecnica ad imaging, gli scienziati hanno potuto evidenziare l’aumento del volume in particolari strutture cerebrali
Lo yoga fa bene al cervello riduce ansia e stress
Lo yoga fa bene al cervello riduce ansia e stress (Shutterstock.com)

Ancora conferme dalla scienza circa le virtù dello yoga. Questa antichissima disciplina, da anni è stata oggetto delle più importanti ricerche scientifiche. Tra queste figura in primo piano quella coordinata dal dottor Ashutosh Angrish, cardiologo del Sir Gangaram Hospital di Delhi, che ritiene lo yoga uno strumento indispensabile per ridurre la pressione arteriosa. Ma anche quella pubblicata sulla Cochrane Library che ha dimostrato la sua utilità nel dimezzare gli attacchi di asma. L’ultima, condotta dagli scienziati dell’Harvard Medical school, ritiene invece che potenzi le funzioni cognitive e migliori il nostro stato mentale. Ecco cosa hanno scoperto gli scienziati.

Effetti sperimentati da millenni
Nonostante siano molte le persone a rimanere stupite degli effetti delle asana yoga, va sottolineato che tali virtù venivano già indicate millenni fa. La pratica, infatti, è stata sperimentata dalla notte dei tempi grazie a innumerevoli yogi che ci hanno trasmesso la disciplina grazie alla stesura di importanti testi come il Rigveda e l’Atharvaveda.

Lo yoga riduce lo stress
E’ una splendida notizia quella che si legge sul Frontiers in Immunology: lo yoga – a detta degli scienziati – ridurrebbe il cortisolo, l’ormone dello stress che, a lungo andare, aumenta l’infiammazione. Questo fattore, ormai lo sanno tutti, è alla base della maggior parte delle patologie che spaziano dalle sindromi metaboliche al temibile cancro.

Lo yoga ti cambia il cervello
La scoperta del team coordinato da Jonathan Greenberg, ricercatore dell’Harvard Medical school, è davvero incredibile. Pare che uno degli effetti principali dello yoga sia quello di modificare varie strutture cerebrali. Tra queste quelle direttamente correlate all’attenzione, alla consapevolezza e alla gestione del pensiero. Tramite una tecnica a immagini, gli scienziati hanno potuto mostrare come due soli mesi di yoga siano in grado di variare il volume di tali strutture. «Dopo 8 settimane di training, il cervello dei partecipanti ha evidenziato un incremento nella materia grigia dell’ippocampo, coinvolto nell’apprendimento e nella memoria».

Combatte Alzheimer e demenza
Un’altra ricerca, condotta dagli scienziati dell’Università della California a Los Angeles (UCLA), ha mostrato come lo yoga prevenga il declino cognitivo. Per arrivare a tali conclusioni sono stati reclutati 25 partecipanti di età superiore ai 55 anni. Tutti hanno dovuto seguire per tre mesi un programma di yoga e meditazione. Al termine dello studio si è potuto osservare una riduzione dei problemi cognitivi ed emotivi. Questi precedono con molta probabilità la malattia di Alzheimer e altre forme di demenza. «Il training per la memoria era paragonabile allo yoga con la meditazione in termini di miglioramento della memoria – ha spiegato la dott.ssa Helen Lavretsky, psichiatra e autore senior dello studio – ma lo yoga ha fornito un vantaggio più ampio rispetto al training per la memoria, perché ha anche migliorato l’umore, l’ansia e la capacità di coping». Chi aveva praticato lo yoga aveva anche migliorato la capacità di memoria visuo-spaziale, che entra in gioco nel richiamare una località e l’orientarsi mentre si cammina o si guida. «Se voi o i vostri parenti state cercando di migliorare la vostra memoria o compensare il rischio di sviluppare la perdita di memoria o la demenza, una pratica regolare dello yoga e la meditazione potrebbe essere una soluzione semplice, sicura e a basso costo, per migliorare la forma del cervello». Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Alzheimer.

Combatte ansia e depressione
Durante la pratica yoga il nostro organismo aumenta il rilascio di un ormone chiamato ossitocina direttamente collegato con il tono dell’umore. È quanto emerge da una ricerca condotta dal National Institute of Mental Health and Neuro Sciences (NIMHANS) di Bangalore. Pare che a trarne beneficio siano stati anche gli operatori sanitari di pazienti schizofrenici stressati dal lavoro. Risultati simili sono stati ottenuti nei pazienti malati di cancro.