19 novembre 2018
Aggiornato 20:00

Stupra un bambino disabile: il giudice lo libera. Accade a Reggio Emilia

Il giudice libera un pakistano reo confesso di aver stuprato un bambino disabile. Il fatto, risalente al luglio scorso è avvenuto a Reggio Emilia. Da non credere
Ancora abusi sessuali su minori. Accade a Reggio Emilia
Ancora abusi sessuali su minori. Accade a Reggio Emilia (Shutterstock.com)

REGGIO EMILIA – Bambini vittime di abusi sessuali. Dopo la notizia della donna di Milwaukee e degli abusi sessuali su un bambino, si apprende della liberazione da parte di un giudice di un pakistano di 21 anni richiedente asilo, e reo confesso, che avrebbe stuprato un bambino disabile. Il fatto sarebbe accaduto il 10 luglio scorso. A nulla sarebbe dunque servita la denuncia, l’accertamento dei fatti e la confessione dello stesso stupratore.

I raccapriccianti particolari
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il pakistano avrebbe preso e trascinato nelle campagne il piccolo disabile, per poi abusare di lui. Riuscito poi a rientrare a casa sua, il bambino avrebbe raccontato quanto accaduto ai genitori, i quali si sono subito recati dai carabinieri per denunciare il fatto. La visita di controllo in ospedale che ne è seguita avrebbe confermato gli abusi sessuali subìti dal ragazzino di 13 anni.

Le minacce
Secondo quanto emerso dall’indagine, l’aguzzino avrebbe minacciato il ragazzino: «Ti avevo detto di non dire niente…», pare abbia detto il pakistano di fronte ai familiari allibiti del ragazzino, dopo che il padre avrebbe chiamato al telefono il presunto violentatore, che in un primo momento si dice abbia negato tutto. La sera, però, messo alle strette dagli stessi genitori del ragazzino, che si sarebbero recati a casa del pakistano che abita di fianco, lo stupratore avrebbe confessato. Da qui è partita la denuncia e poi l’arresto.

La confessione ma…
Di fronte al giudice per le indagini preliminari Giovanni Ghini, durante l’interrogatorio di garanzia, l’indagato avrebbe confessato tutto. A sua discolpa avrebbe però sostenuto che il bambino fosse consenziente. Nonostante il tentativo di rendere meno squallida la vicenda, sul capo del pakistano pendono diversi capi d’accusa: oltre all’accusa principale di violenza sessuale vi sono tre aggravanti: la minore età della vittima, l’essere portatore di handicap, l’adescamento e l’aver portato la vittima in un luogo isolato.
Tuttavia, vista la confessione del pedofilo, al termine dell’interrogatorio il giudice ha concesso una misura cautelare più blanda rispetto agli arresti domiciliari ai quali era stato inizialmente sottoposto. Non è dunque deciso per il carcere né per il braccialetto elettronico. I motivi della decisone sono la residenza dell’accusato facilmente controllabile, il non pericolo di fuga dato che l’accusato avrebbe già confessato il reato e, infine, in quanto richiedente asilo se si volesse dare alla fuga rischierebbe il rimpatrio. Tutti motivi, questi, per lasciarlo al momento a piede libero. Quanto alla residenza facilmente controllabile, però, vi sono dei dubbi visto che il coinquilino, alla luce di quanto avvenuto, ha cacciato di casa l’accusato – che ora non si sa dove andrà a stare.
Il Pm Pantani di fronte alla decisione, ha dichiarato: «Ho chiesto il carcere, visto che non ha domicili idonei. L’arrestato ha ammesso le sue responsabilità dicendo che il ragazzino era consensuale». Ora ha annunciato il ricorso al tribunale del riesame contro la decisione del Gip.

Un brutto scherzo?
In molti sono rimasti sconcertati dalla decisione di liberare il pakistano che avrebbe abusato di un ragazzino disabile. «Sono sinceramente incredulo e spero che si tratti di un brutto scherzo – ha commentato il Presidente Nazionale del Libero Sindacato di Polizia (LI.SI.PO.), Antonio de Lieto – Certo, se il Magistrato ha adottato un provvedimento del genere, è ovvio, che la Legge, lo consentiva. Si tratta di un reato odioso, aggravato dal fatto che è stato compiuto ai danni di un disabile e per giunta minorenne. Fra le altre cose, il violentatore avrebbe detto che il minore era consenziente. Certo, bisognerebbe ‘conoscere le carte’, sapere se il ragazzino fosse stato veramente consenziente e la misura di ‘capacità di intendere e volere’ dello stesso. Ma, comunque, la vittima è minore degli anni 14, quindi potrebbe trattarsi di ‘violenza carnale presunta’. C’è da chiedersi se il fatto fosse accaduto nel Paese di origine del violentatore e di esso si fosse occupata la giustizia di quello Stato, quale sarebbe stato il destino giudiziario di questo signore?». Già.