13 novembre 2019
Aggiornato 03:30
Antimonio e caduta dell’impero romano

La caduta dell’Impero Romano? Colpa dell’avvelenamento da antimonio

L’Impero Romano non sarebbe stato annientato da un avvelenamento da piombo come si è sempre creduto. A sterminare la prolazione sarebbe stata una contaminazione da antimonio

Avvelenamento da antimonio e caduta dell'impero romano
Avvelenamento da antimonio e caduta dell'impero romano Shutterstock

Dettagli storici completamente da riscrivere, secondo quanto suggerisce un nuovo studio pubblicato su Toxicology Letters. Secondo le vecchie teorie, infatti, l’Impero Romano sarebbe stato annientato da un avvelenamento da piombo. Sia le condutture dell’acqua, che i piatti da cucina che gli utensili erano, infatti, interamente realizzati in piombo. Va da sé che con queste premesse migliaia di persona potevano essere colpite da danni neurologici, disturbi della fertilità e altri problemi seri. Ma la verità – dicono gli scienziati – è un’altra.

Non è colpa del piombo
A sfatare una credenza da anni descritta nei vari libri di storia, è stato un team di ricercatori che ha analizzato un frammento di 40 milligrammi prelevato da un antichissimo tubo di piombo della città di Pompei – distrutta a causa di una violenta eruzione del vulcano Vesuvio. Ciò che hanno scoperto gli studiosi è che il tubo era fortemente contaminato da antimonio, una sostanza decisamente più tossica del piombo.

Una barriera mortale
L’interno dei tubi realizzati in piombo generalmente calcifica molto rapidamente formando una barriera tra il piombo tossico e l’acqua potabile. Da qua si evince che sarebbe stato davvero molto strano che la gente morisse a causa della contaminazione avvenuta nelle condutture dell’acqua potabile. Al contrario, anche piccole dosi di antimonio potrebbero aver annientato un’intro impero.

Una storia da riscrivere
I ricercatori danesi sostengono quindi che l’avvelenamento da piombo non avrebbe mai potuto uccidere così tanta gente, mentre l’antimonio avrebbe potuto farlo anche in tempi brevi. «Questa è la prima volta che constatiamo come sia possibile che siano morti per avvelenamento da antimonio, anziché piombo», spiega Kaare Lund Rasmussen, autore dello studio ed esperto di chimica archeologica presso l’Università del Sud della Danimarca.

Perché l’antimonio e non il piombo?
La differenza tra avvelenamento da antimonio e da piombo è particolarmente evidente. La prima, infatti, si presenta molto rapidamente con violente scariche di dissenteria, vomito e disidratazione. La seconda, al contrario, impiega molti anni perché ciò accada. L'antimonio - spiegano i ricercatori - si trova nel sottosuolo delle acque vulcaniche. Probabilmente è questo particolare che ha determinato un accumulo nei tubi dell’acqua potabile.

Ulteriori ricerche
Va da sé che la teoria del team di ricerca Danese andrebbe confermata perché per ora è stato analizzato un campione piuttosto esiguo. Gli scienziati si sono però meravigliati del fatto che nessuno studioso italiano avesse approfondito le ricerche, avendo a disposizione il materiale molto più facilmente e un maggior accesso ai siti archeologici. «È solo un campione. Sappiamo che dovremmo misurarne molti di più», conclude Rasmussen.