28 febbraio 2020
Aggiornato 07:00
Trapianti di staminali

Leucemie: il trapianto di midollo funziona anche con i genitori non compatibili

Dal Bambino Gesù la ricerca che offre nuove speranze di cura della leucemia. La manipolazione e il trapianto delle staminali estesa anche alle leucemie acute pediatriche e ai tumori del sangue

Leucemia acuta, nuove speranze di cura dal trapianto di staminali
Leucemia acuta, nuove speranze di cura dal trapianto di staminali Shutterstock

ROMA – Una notizia davvero confortante quella che giunge dal Dipartimento di Oncoematologia e Medicina Trasfusionale del Bambino Gesù di Roma. Il trapianto di midollo ora funziona anche se non si trova un donatore compatibile (spesso così difficile da rintracciare), ma anche con una donazione da parte dei genitori del malato. La tecnica di manipolazione e trapianto delle cellule staminali messa a punto dagli specialisti dell’ospedale pediatrico raggiunge un grande traguardo.

Stesse probabilità
Uno dei grandi ostacoli alla cura delle leucemie è sempre stato il trovare un donatore compatibile. Ma, oggi, grazie all’équipe del prof. Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di Oncoematologia e Medicina Trasfusionale all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, si è arrivati a ottenere le stesse probabilità di guarigione con il trapianto con cellule staminali dei genitori.
Si tratta di una nuova tecnica di manipolazione «che può vantare la più grande casistica al mondo nell’Ospedale della Santa Sede su bambini affetti da leucemie e tumori del sangue. Anche in assenza di un donatore completamente compatibile, la nuova tecnica rende possibile il trapianto di midollo da uno dei 2 genitori con percentuali di guarigione sovrapponibili a quelle ottenute utilizzando un donatore perfettamente idoneo», si legge nel comunicato dell’ospedale.

Risultati eccezionali
Durante lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Blood, sono stati ottenuti risultati definiti eccezionali –tanto che sono stati rilanciati anche dalla Società Americana di Ematologia (ASH). La sperimentazione, sottolineano i ricercatori, è «potenzialmente applicabile a centinaia di bambini in Italia e nel mondo». La tecnica non è ‘nuova’, ma era già stata sperimentata in precedenza sulle immunodeficienze e le malattie genetiche come talassemie, anemie eccetera. Ora il nuovo studio estende alle leucemie e ai tumori del sangue le patologie trattabili.

Una terapia salvavita
Per un gran numero di pazienti pediatrici con leucemia o altri tumori del sangue, la tecnica del trapianto di cellule staminali del sangue «rappresenta una terapia salvavita». La stessa cosa vale per i «bambini che nascono senza adeguate difese del sistema immunitario o con un’incapacità a formare adeguatamente i globuli rossi (malattia talassemica)».

Non è più necessario il donatore compatibile
Anche se non siamo dei medici, sappiamo che il trapianto di midollo doveva avvenire da un donatore compatibile: questo fatto è da sempre materia di film e fiction che trattassero della malattia. E così abbiamo imparato a conoscere questa drammatica limitazione nella cura della leucemia e dei tumori del sangue, dato che «la possibilità che due fratelli siano identici tra loro è solamente del 25%». Ma la grande notizia è che ora non sarà più necessario ricorrere, laddove possibile, a un fratello o una sorella che siano immunogeneticamente compatibili con il paziente.

I donatori volontari
Vista la grande difficoltà di trovare un fratello o sorella compatibili, sono stati creati nel mondo i Registri dei Donatori Volontari di Midollo Osseo e le Banche di Raccolta e Conservazione del Sangue Placentare. Rispettivamente mettono a disposizione oltre di 29 milioni di donatori e circa 700mila unità. Ma nonostante i grandi numeri, c’è purtroppo sempre «un 30-40% di pazienti che non trova un donatore idoneo o che ha un’urgenza di essere avviato al trapianto in tempi non compatibili con quelli necessari a identificare un donatore al di fuori dell’ambito familiare».

I rischi se ci si rivolge ai genitori
Visti i numerosi problemi e le difficoltà, gli scienziati hanno rivolto la loro attenzione ai genitori dei pazienti. Così negli ultimi vent’anni la ricerca si è concentrata sulla possibilità di utilizzare le cellule staminali emopoietiche di un genitore che fosse per definizione, «immunogeneticamente compatibile per il 50% con il proprio figlio». Le cellule donate dal genitore, tuttavia, possono causare gravi complicante, anche fatali, se non sottoposte a manipolazione prima del trapianto. Il promo intervento che si è studiato era stata la purificazione delle staminali che, fino a oggi, garantiva «una buona percentuale di successo del trapianto (attecchimento) ma che, sfortunatamente, si associava a un elevato rischio infettivo (soprattutto nei primi mesi dopo il trapianto) con un’elevata incidenza di mortalità. Come risultato finale, i trapianti da uno dei due genitori avevano una probabilità di successo significativamente inferiore a quella ottenibile impiegando come donatore un fratello o una sorella, o un soggetto identificato al di fuori dell’ambito familiare», precisano i ricercatori.

Eliminare le cellule ‘pericolose’
Visti i numerosi problemi, gli scienziati del Bambin Gesù si sono concentrati nel mettere a punto «una nuova tecnica di manipolazione delle cellule staminali che permette di eliminare le cellule pericolose (linfociti T alfa/beta+), responsabili dello sviluppo di complicanze legate all’aggressione da parte di cellule del donatore sui tessuti del ricevente (Graft versus host disease), lasciando però elevate quantità di cellule buone (linfociti T gamma/delta+, cellule Natural Killer), capaci di proteggere il bambino da infezioni severe e dalla ricaduta di malattia».
Grazie alla collaborazione tra il prof. Locatelli e il prof. Lorenzo Moretta, responsabile dell’area di ricerca in immunologia del Bambino Gesù, per oltre dieci anni si è studiato in modo approfondito il ruolo delle cellule Natural Killer, e questo ha permesso di arrivare alla nuova tecnica. Nello specifico, «la stretta interazione tra ricerca clinica e ricerca di base ha permesso di capire che con il nuovo approccio di manipolazione selettiva dei tessuti da trapiantare, i pazienti possono beneficiare fin da subito dell’effetto positivo dei linfociti T gamma/delta+ e delle cellule Natural Killer del donatore.

Lo studio
Per questo eccezionale studio sono stati reclutati 80 pazienti con leucemie acute resistenti ai trattamenti convenzionali o con ricadute dopo i convenzionali trattamenti chemioterapici, a cui è stata somministrata questa innovativa tecnica di trattamento cellulare. I risultati hanno dimostrato «come il rischio di mortalità da trapianto è straordinariamente basso (nell’ordine del 5%), il rischio di ricaduta di malattia è del 24% e, conseguentemente, la probabilità di cura definitiva per questi bambini è superiore al 70%, un valore sovrapponibile (anzi lievemente migliore) a quello ottenuto nello stesso periodo in pazienti leucemici trapiantati (sempre nell’Ospedale della Santa Sede) da un donatore, familiare o non consanguineo, perfettamente compatibile. Inoltre, il rischio particolarmente basso di sviluppare complicanze a breve e lungo termine correlate al trapianto ottenuto grazie a questo nuovo approccio metodologico, rende questa procedura un traguardo solo pochi anni fa impensabile e, oggi, una realtà potenzialmente applicabile a centinaia di altri bambini nel mondo».
Largo supporto alle attività di ricerca è stato dato da un grant finanziato da AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), che conferma il proprio ruolo importantissimo nel promuovere importanti avanzamenti terapeutici nella cura dei tumori nel nostro Paese.