Scoperto l’interruttore del cancro. Lo studio italiano contro i tumori

Uno studio italiano finanziato da Fondazione Telethon, con un contributo dell’Airc-Associazione italiana per la ricerca sul cancro, ha scoperto quello che potrebbe essere l’interruttore del cancro. Un meccanismo che svolge un ruolo nell’accumulo o smaltimento delle sostanze tossiche che stanno dietro a malattie come queste

Scoperto interruttore del cancro
Scoperto interruttore del cancro (SUWIT NGAOKAEW | shutterstock.com)

NAPOLI – C’è un meccanismo ‘anti-spreco’ che quando va in tilt può fare da interruttore per il cancro. Questo processo che permette alle cellule cancerose, o tumorali, di replicarsi all’infinito ha origine anche in alcuni organelli che hanno funzione di ‘termovalorizzatori’ cellulari – chiamati lisosomi.

Un sistema anti-spreco
I lisosomi sono quelli che ‘lavorano’ affinché sia attivo un sistema anti-spreco, che se però va in tilt può far scattare l’interruttore che ‘accende’ il cancro. Ecco, in sostanza, quanto scoperto dai ricercatori guidati da Andrea Ballabio, direttore del Tigem-Istituto Telethon di genetica e medicina di Napoli e professore ordinario di genetica medica all’università Federico II di Napoli, in collaborazione con colleghi dell’Ieo-Istituto europeo di oncologia di Milano. Lo studio è stato finanziato da Fondazione Telethon, con un contributo dell’Airc-Associazione italiana per la ricerca sul cancro, ed è stato pubblicato sulla rivista Science.

La storia parte da lontano
«E’ una storia che parte da lontano, e in particolare dal nostro storico interesse per i lisosomi che sono coinvolti in un ampio gruppo di malattie genetiche rare, quelle da accumulo lisosomiale – ha spiegato in un comunicato il dottor Ballabio – In queste gravi patologie, a causa di un difetto genetico i lisosomi non svolgono a dovere il loro compito, ovvero quello di neutralizzare le sostanze di scarto grazie al loro ampio corredo di enzimi». Accade così che questi ‘rifiuti’ «si accumulano nelle cellule, danneggiandole irreversibilmente – prosegue Ballabio – Studiando il funzionamento dei lisosomi, abbiamo però scoperto che non sono dei semplici spazzini, ma dei fini regolatori del nostro metabolismo».

La prima descrizione
Come accennato da Ballabio, la storia parte da lontano. Già nel 2009 infatti i ricercatori del Tigem guidati dal professore avevano per la prima volta descritto un gene ‘spazzino’ chiamato TFEB e quello che era un processo patologico di accumulo dei lisosomi. Questo gene svolge il ruolo di regolatore dell’attività di diversi altri geni coinvolti nella produzione e nel funzionamento dei lisosomi. «Ci siamo resi conto da subito di essere di fronte a un meccanismo di pulizia delle nostre cellule assolutamente nuovo e finemente regolato e potenzialmente sfruttabile per evitare l’accumulo di sostanze tossiche tipico di svariate malattie degenerative, di origine genetica, ma non solo», ha sottolineato Ballabio.

I termovalorizzatori
Dalla scoperta del ruolo del gene TFEB, del meccanismo di pulizia cellulare, e infine dei lisosomi nella termovalorizzazione e nel degrado delle molecole già sfruttate e ormai inutili, si è arrivati alla comprensione del meccanismo che può attivare i tumori. I lisosomi – scrivono i ricercatori – funzionano «come veri e propri termovalorizzatori, degradando le molecole già utilizzate e ormai inutili per ricavarne energia. Questo è particolarmente utile in assenza di nutrienti e nella risposta all’esercizio fisico prolungato, quando cioè ci sono poche risorse a disposizione e l’organismo sfrutta le proprie riserve endogene di energia. In presenza di cibo, invece, questa via metabolica viene normalmente silenziata».

Se il meccanismo va in tilt
Il meccanismo anti-spreco è utile, ma se si inceppa allora sono guai. Come per qualsiasi funzione, dovrebbe essere attivo in certi momenti e no in altri. Tuttavia, avviene che sia sempre attivo, ecco che può promuovere la crescita tumorale indiscriminata. Non a caso, si è scoperto che «diversi tipi di cellule tumorali (melanoma, tumore del rene e del pancreas) sono in grado di replicarsi in modo indiscriminato proprio perché questo sistema di regolazione anti-spreco è sempre attivo. […] Studi preliminari dimostrano che l’inibizione di questo meccanismo blocca la crescita tumorale, suggerendo quindi una nuova strategia per la terapia dei tumori», fanno notare gli autori dello studio.

Scoprire i meccanismi biologici fondamentali
Studi come questo «possono anche aiutare a sciogliere nodi determinanti nella comprensione delle malattie più comuni – commenta in un intervento la dott.ssa Francesca Pasinelli, direttore generale della Fondazione Telethon – Questo studio, pubblicato su una delle più importanti riviste scientifiche internazionali conferma ancora una volta quanto le malattie genetiche rare siano un eccezionale banco di prova per la scoperta di meccanismi biologici fondamentali e la messa a punto di strategie terapeutiche innovative come la terapia genica».
Dal canto suo, il direttore generale dell’AIRC Niccolò Contucci sottolinea come sia stata fondamentale l’unione tra le più importanti organizzazioni di ricerca non profit nell’ottenere un così straordinario risultato scientifico.