Condanna all’Inail

Un uso scorretto del cellulare causa un tumore al cervello, lo sentenzia il Tribunale di Ivrea

Il Tribunale di Ivrea condanna l’Inail a risarcire un uomo, ex dipendente Telecom, che si è ammalato di neurinoma dell’acustico, un tumore invalidante ma benigno. Le ricerche in merito alla pericolosità dei cellulari sono tuttavia contrastanti

L'uso assiduo del cellulare potrebbe causare un tumore secondo il Tribunale di Ivrea
L'uso assiduo del cellulare potrebbe causare un tumore secondo il Tribunale di Ivrea (Foxy burrow | shutterstock.com)

IVREA – Roberto Romeo di 57 anni lavorava in Telecom Italia quando ha scoperto di essere ammalato di neurinoma dell’acustico, un tumore benigno che tuttavia causa invalidità. La causa dello sviluppo del tumore sarebbe stato l’uso intenso del telefonino per lavoro. Per questo motivo, a seguito di un ricorso, il Tribunale di Ivrea (TO) ha condannato l’Inail a risarcire l’uomo – ammettendo di fatto che l’uso smodato del cellulare è dannoso per la salute.

Sempre al telefono
Certo, lo usa per lavoro il cellulare. Ma il signor Romeo probabilmente per questo motivo si è ritrovato a dover fare i conti con la malattia. «L’azienda – spiega il sig. Romeo in un’intervista – mi ha dato il cellulare per lavoro e dopo 15 anni di utilizzo intenso, cioè 3 ore al giorno, ho contratto il neurinoma dell’acustico». Nel male – come si dice – è stato fortunato perché si trattava di una forma benigna, tuttavia è dovuto ricorrere all’intervento chirurgico per rimuovere il tumore: «un intervento non facile, tanto più che poi ti asportano il nervo acustico, quindi poi dall’orecchio destro non ci senti più».

La condanna
Dopo aver esaminato la vicenda, il Tribunale di Ivrea ha condannato l’Inail a versare al sig. Romeo un vitalizio per ‘malattia professionale’ di 500 euro al mese. «E’ una grossa vittoria – ha commentato Romeo – per me e per tutti coloro che devono essere informati sull’uso corretto del cellulare. Io non sono per demonizzare né l’azienda né il cellulare. Io sono per l’utilizzo corretto».

Come per l’amianto
Facendo un paragone con quanto accaduto con l’amianto o il DDT, spesso quello che oggi si ritiene ‘sicuro’ un giorno potrebbe rivelarsi dannoso. Allo stesso modo le onde elettromagnetiche e radio emesse da cellulari, ponti e Wi-fi si potrebbe scoprire in futuro che così innocue non lo sono. Gli studi a riguardo sono, come spesso accade, contrastanti (e altrettanto spesso condizionati da pesanti bias). C’è chi afferma che l’uso assiduo faccia male e chi afferma che non ci sono evidenze in merito. Chi avrà ragione? Probabilmente solo il tempo ce lo dirà. «Bisogna farne un uso corretto – avverte però il sig. Romeo – perché potrebbe arrivare questo tipo di patologia. […] Si usa il cellulare per 10 ore al giorno, 10 anni, 15 anni, e può venir fuori la malattia».