La minaccia alcol

Alcol, aumentano i consumi in Italia in particolare tra giovani, anziani e donne

I consumi di alcol sono purtroppo in aumento in Italia. E a esserne più interessati sono le fasce più a rischio come i giovani, le donne e gli anziani. Questo quanto emerge dal Report elaborato dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS

Sempre più donne e giovani bevono
Sempre più donne e giovani bevono (Artem Furman | shutterstock.com)

ROMA – L’uso (l’abuso) dell’alcol aumenta. Specie tra i giovani, le donne e gli anziani. Un motivo di preoccupazione per la salute di fasce a rischio come queste, ma non solo. Secondo le linee guida europee RARHA prodotte dall’ISS, «è necessario investire in identificazione precoce, informazione e prevenzione per favorire il raggiungimento degli obiettivi dei Piani di Prevenzione nazionale e regionali».

Giovani senza regole
Sono i giovanissimi a essere il più inquietante fenomeno dell’abuso di bevande alcoliche. A dirlo sono i dati del Report elaborato dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS, presentato in occasione dell’Alcohol Prevention Day. Questi aumenti nei consumi di ogni individuo sono peraltro coerenti con le tendenze rielaborate sui dati ISTAT relativi a oltre 35 milioni di consumatori con più di 11 anni d’età e almeno una bevanda alcolica. La prevalenza maggiore è ancora tra gli uomini rispetto alle donne, ma con una evidente crescita dei consumi al di fuori dei pasti (nel 2013 erano il 25,8%, nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 risultano il 27,9%) e dei consumatori occasionali (dal 38,6% del 2014 al 42,3% del 2015). Oggi si stima che siano soprattutto le donne (che hanno aumentato i consumi), i giovani e gli adolescenti a bere fuori pasto.

Merito del marketing
Se si è in questa situazione spesso lo si deve alle strategie di marketing delle aziende produttrici. «I nuovi modelli del bere proposti dal marketing e dalle mode sostenute negli anni da strategie di mercato sono una realtà ben evidenziata in tutta Europa – commenta Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS che elabora i dati per la Relazione al Parlamento del Ministro alla Salute appena pubblicata – L’Italia è oggi sotto l’effetto dell’onda lunga di abitudini di consumo avviate in realtà nord-europee. Tuttavia, grazie a importanti campagne di sensibilizzazione, si è già incominciata a verificare tra i giovani la sostituzione di queste abitudini con alternative culturali più salutari e socializzanti ad esempio legate al fitness o al cibo».

Il bere compulsivo
Un fenomeno in ascesa è il cosiddetto bere compulsivo, o binge drinking, che in Italia ha coinvolto all’incirca l’11 % dei consumatori e poco più del 3 % delle consumatrici. Nel nostro Paese sono oltre 3.700.000 i binge drinkers di età superiore a 11 anni. I valori massimi si registrano nell’adolescenza e tra i 18-24enni, fascia in cui 1 maschio su 5 e 1 femmina su 10 bevono sino all’intossicazione episodica ricorrente, si legge nella nota dell’ISS.

Ancora i maschi, ma le femmine guadagnano terreno
Da sempre, i più forti bevitori sono i maschi. Ma le femmine guadagnano terreno, specie sei si parla di minori o adolescenti. Tutto questo in barba alle norme sul divieto di somministrazione e vendita di alcolici ai minori che, a quanto pare, è ampiamente disapplicato.

I soggetti a rischio
«Le stime dei consumatori a rischio, elaborate dall’Istituto Superiore di Sanità – riporta la nota –fanno emergere una vasta platea d’intervento orientato all’identificazione precoce per quasi 8.500.000 individui che sono considerati consumatori rischiosi secondo i limiti stabiliti dalle Linee Guida correnti di recente condivise anche attraverso la Joint Action Europea RARHA. Circa il 23% degli uomini e il 9% delle donne di età superiore a 11 anni potrebbero essere ricondotti a un consumo moderato anche con l’intervento dei medici che possono suggerire nuovi stili di vita».

Alcol dipendenti
«Dei circa 6 milioni di consumatori rischiosi di bevande alcoliche e dei 2,5 milioni di consumatrici a maggior rischio che nel 2015 non si sono attenuti alle indicazioni di salute pubblica riguardo alle quantità da non superare nel consumo di bevande alcoliche, circa 710.000 seguono modalità di consumo che hanno già procurato un danno all’organismo o un’alcoldipendenza – sottolinea Scafato – Si tratta di pazienti che si trovano in necessità di un trattamento che oggi è fornito a poco più di 72mila alcolisti nei 499 servizi alcologici del SSN. La sfida è intercettare il rischio prima che possa evolvere in danno e alcoldipendenza e quindi far salire la quota dei pazienti in carico ai servizi che oggi intercettano poco più del 10 % di quanti avrebbero necessità di cure specifiche».
Una risposta di Salute Pubblica richiesta ai policy-makers per i quali è stato realizzato, in collaborazione con l’OMS, un manuale tradotto in italiano dall’ISS e presentato nel corso dell’Alcohol Prevention Day. Tutti i materiali sono consultabili sul sito di Epicentro.