24 giugno 2017
Aggiornato 00:00
Sessualità

Ragazzi e sessualità: quando il primo rapporto, la prevenzione e la contraccezione

Il Censis pubblica il rapporto sui giovanissimi, i millennial e la sessualità. Se da un lato c’è maggiore consapevolezza sulla prevenzione delle gravidanze, dall’altro c’è scarsa informazione sulle malattie sessualmente trasmissibili. Tutti i dati della sessualità giovanile

Il Censis fotografa la sessualità tra i giovani
Il Censis fotografa la sessualità tra i giovani (philippou | shutterstock.com)

ROMA – Cosa accade nel mondo della sessualità giovanile? A dircelo è la fotografia scattata dal Censis, con la ricerca «Conoscenza e prevenzione del Papillomavirus e delle patologie sessualmente trasmesse tra i giovani in Italia», presentata a Roma.

I primi rapporti
Tra i ragazzi italiani c’è maggiore attenzione alle gravidanze indesiderate, ma la stessa cosa non si può dire delle malattie sessualmente trasmissibili. Sì dunque alla contraccezione, ma con un po’ di confusione. Il rapporto del Censis mostra che il 43,5% dei giovani italiani tra i 12 e i 24 anni ha già avuto rapporti sessuali completi. La maggiore attività sessuale però avviene tra i 22 e i 24 anni, con il 79,2% di coloro che hanno fatto sesso. L’età media del primo rapporto sessuale è di 16,4 anni, mentre è 17,1 anni l’età media del primo rapporto completo.

Occhio alle gravidanze indesiderate
I giovani sono più spaventati dalle gravidanze indesiderate che non dalle malattie sessualmente trasmissibili. Non a caso il 92,9% di chi ha avuto rapporti sessuali completi afferma di stare sempre attento a evitare gravidanze. È invece soltanto il 74,5% che dice di proteggersi sempre per evitare infezioni e malattie a trasmissione sessuale.

Un po’ di confusione
Quello che tuttavia i giovani tendono a confondere è il concetto di contraccezione e prevenzione. Per questo il 70,7% usa il profilattico come strumento di prevenzione, ma il 17,6% dichiara di ricorrere alla pillola anticoncezionale, ritenendo erroneamente che sia uno strumento di prevenzione piuttosto che di contraccezione.

La conoscenza
Quanto a conoscenza di infezioni e malattie sessualmente trasmissibili (MST) quasi la totalità dei giovani italiani di 12-24 anni (il 93,8%) ne ha sentito parlare. Mentre il 6,2% non ne ha mai sentito parlare, ma tra i giovanissimi di 12-14 anni è ben il 18,7% a non saperne nulla. Tra le patologie più citata c’è l’Aids (89,6%). Tra le altre malattie, le più conosciute sono la sifilide (23,1%), la candida per il 18,2%, per il 15,6% il Papillomavirus e percentuali tra il 15% e il 13% per la gonorrea, le epatiti e l’herpes genitale. Il 31,1%, si legge nel comunicato del Censis, conosce o ha sentito parlare di almeno 3 infezioni e malattie; il 31,4% di conoscerne da 4 a 6, il 37,5% più di 6.

Fonti di informazione
Il ruolo dell’informazione è determinante. E per questo i giovani si affidano in particolar modo ai media e, in seconda battuta alla scuola. Nello specifico, le fonti di informazione sulle infezioni sessualmente trasmesse sono principalmente Tv, riviste, Internet), utilizzate dal 62,3%. Il contributo della scuola viene tuttavia riconosciuto come significativo per il 53,8%). Vi sono però differenze rilevanti tra le diverse aree geografiche del Paese: si va da oltre il 60% al Nord al 46,1% al Centro e al 47,9% al Sud. Solo il 9,8% dei giovani cita i professionisti della salute come i medici di famiglia, i medici specialisti e i farmacisti.

Papilloma virus, questo sconosciuto
Quello che fa pensare è l’informazione sul Papillomavirus, che tra i giovani è ancora inadeguata. In linea generale, il 63,6% dei giovani italiani di 12-24 anni ha sentito parlare del Papillomavirus umano (Hpv). Tra le ragazze – riporta il comunicato – la quota sale all’83,5%, mentre tra i maschi si riduce drasticamente al 44,9%. Rispetto alle modalità di trasmissione dell’Hpv, la gran parte dei ragazzi cita i rapporti sessuali completi (81,8%), ma una quota inferiore sa che l’Hpv si può trasmettere anche attraverso rapporti sessuali non completi (58%). Per il 64,6% il preservativo è uno strumento sufficiente a prevenire la trasmissione del virus, ma solo il 17,9% è consapevole del fatto che non è possibile eliminare i rischi di contagio se si è sessualmente attivi. L’80,0% dei ragazzi che sanno dell’esistenza dell’Hpv sa che si tratta di un virus responsabile di diversi tumori, soprattutto di quello al collo dell’utero; il 62,4% sa che si stratta di un virus che causa diverse patologie dell’apparato genitale, sia benigne che maligne ma che molto spesso rimane completamente asintomatico. Poi c’è un 37,1% che sa invece che l’Hpv è responsabile di tumori che riguardano anche l’uomo, come quelli anogenitali. Infine, il 33,0% pensa che questo virus colpisca solo le donne e il 26,4% sa che il virus è responsabile dei condilomi genitali.

Le vaccinazioni
La vaccinazione contro l’Hpv è abbastanza nota tra i giovani. In particolare, il 70,8% dei giovani di 12-24 anni che hanno sentito parlare di Hpv sa che esiste un vaccino contro il Papillomavirus. A saperlo sono soprattutto le femmine: il 79,8% contro il 55% dei maschi. In genere sono i più giovani a esserne più a conoscenza: lo è l’84,4% tra i 12-14enni e l’85,1% tra i 15-17enni – questo con tutta probabilità grazie alle Campagne di vaccinazione del Ssn. Il rapporto rivela come la maggior parte dei giovani ritiene che la vaccinazione protegga da malattie molto pericolose (72,3%). Il 73% pensa che vaccinare anche i maschi sia una strategia utile per ridurre il rischio di contagio (la pensa così il 75% dei ragazzi e il 70,9% delle ragazze). Solo una piccola quota indica di non fidarsi del vaccino per gli effetti collaterali che può determinare (15,8%), perché credono erroneamente che la protezione duri poco (12,1%), perché non elimina la necessità di fare il pap test (12,1%).

Milioni di contagi ogni anno
«Le infezioni sessualmente trasmesse costituiscono un insieme di malattie molto diffuse che interessano milioni di individui, ogni anno, in tutto il mondo. Esse hanno un forte impatto sia a livello individuale che di sanità pubblica e, tra l’altro, favoriscono l’acquisizione e la trasmissione dell’Hiv – spiega Ranieri Guerra, Direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute – Il nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 e il Decreto ministeriale sui nuovi Lea prevedono la vaccinazione Hpv nelle ragazze undicenni e l’introduzione della vaccinazione anti-Hpv nei maschi undicenni, segnando un notevole progresso rispetto allo scenario precedente».
«L’insufficiente conoscenza di queste infezioni e di come prevenirle è tra i principali problemi – aggiunge Andrea Lenzi, Professore ordinario di Endocrinologia dell’Università La Sapienza di Roma – La maggior parte delle informazioni che i giovani hanno derivano infatti dagli amici, seguiti dai media e dai social network, lasciando spazio a molta spazzatura sul web. Parlando di Papillomavirus e di maschi, per esempio, spesso i ragazzi non sospettano minimamente di poter essere portatori di una infezione che può anche causare un tumore».

Il Telefono Verde
«Il nostro Telefono Verde Aids e Infezioni sessualmente trasmesse riceve oltre 1.000 chiamate al mese, di queste solo il 10% proviene da parte di giovani (15-24 anni), che risultano avere poche informazioni corrette sulla prevenzione di queste patologie e pensano che siano un problema legato a determinate fasce di popolazione e non causate da comportamenti a rischio – sottolinea Walter Ricciardi, Presidente dell’Iss – Ciò richiama l’importanza di attivare canali di informazione pensati specificamente per i giovani, per proteggere la loro salute, la loro fertilità, il loro futuro». «Gli adolescenti e i giovani millennial che abbiamo interpellato si muovono in un mondo inondato di immagini e contenuti sessuali sempre più facilmente accessibili, in media a 17 anni iniziano ad avere rapporti sessuali e hanno colmato le tradizionali differenze tra ragazzi e ragazze. Eppure circa il 50% dichiara di avere dubbi in materia di sessualità», dice Ketty Vaccaro, Responsabile dell’area Welfare e Salute del Censis. «Se in larga misura dichiarano di proteggersi anche dalle infezioni sessualmente trasmesse, non sempre sono consapevoli dei rischi che corrono. Le ragazze hanno una maggior conoscenza del Papillomavirus e della possibilità di prevenzione basata sulla vaccinazione, ma tutti sono ampiamente favorevoli alla sua estensione ai maschi».

La ricerca «Conoscenza e prevenzione del Papillomavirus e delle patologie sessualmente trasmesse tra i giovani in Italia», realizzata dal Censis, ha avuto il supporto non condizionante di Sanofi Pasteur-Msd e distribuita da Msd Italia. È stata presentata a Roma da Ketty Vaccaro, Responsabile dell’area Welfare e salute del Censis, e discussa da Emilia Grazia De Biasi, Ranieri Guerra, Walter Ricciardi, Andrea Lenzi, Nicoletta Luppi e Annalisa Manduca