25 ottobre 2020
Aggiornato 02:30
Alimentazione e sicurezza

Batteri resistenti agli antibiotici nel 63% del pollo

Antibiotici nella carne. Un’indagine di Altroconsumo rivela che nei petti di pollo testati, il 63 percento contiene il batterio Escherichia coli resistente agli antibiotici, a causa dei troppi farmaci utilizzati negli allevamenti. La petizione per dire «Basta antibiotici nel piatto». UnaItalia replica: In Italia è già realtà

ROMA – Pollo imbottito di farmaci negli allevamenti. Il risultato, balzato in evidenza dopo un’indagine di Altroconsumo, è che nel 63% dei campioni analizzati c’è una presenza inquietante: il batterio Escherichia coli resistente agli antibiotici. Un batterio comune, che tuttavia in questo caso può divenire un vero e proprio pericolo per la salute e anche la vita.

L’indagine
Gli esperti di Altroconsumo hanno condotto un’indagine per valutare la presenza di farmaci nella carne di pollo. Nello specifico, sono stati analizzati 40 petti di pollo acquistati tra Milano e Roma in supermercati, mercati e macellerie. Le analisi hanno permesso di individuare in 25 petti di pollo (il 63%) la presenza di batteri Escherichia coli resistenti agli antibiotici. Nello specifico, una resistenza ad antibiotici come cefepima, cefoxitina, ceftazidima e cefotaxima, utilizzati per la cura anche nell’uomo di infezioni alle vie urinarie e respiratorie. Il pericolo di questa sgradita presenza è che «se non si maneggia e cuoce bene quella carne, i microrganismi resistenti potrebbero trasferire la loro forza ad altri batteri nel nostro organismo - magari più pericolosi -, contro cui l’antibiotico potrebbe non essere più efficace», sottolineano gli esperti di Altroconsumo.

Carne «imbottita»
La carne di allevamento che portiamo in tavola spesso è dunque ‘imbottita’ di farmaci. Farmaci che vengono somministrati in dosi massicce durante l’allevamento intensivo per tenere a bada le infezioni e le possibili epidemie che si possono scatenare in queste condizioni innaturali. Solo che così, poi ci ritroviamo a consumare prodotti che contengono residui di questi farmaci e, come scoperto da Altroconsumo, anche pericolosi batteri divenuti resistenti agli antibiotici. La resistenza a questi farmaci rende pertanto i batteri più difficili da debellare e potenzialmente mortali. Per fortuna, durante l’analisi non sono stati trovati microrganismi resistenti ai Carbapenemi, potenti antibiotici impiegati per la cura di infezioni gravi e residui veri e propri di farmaci nella carne.

Un allarme globale
Sui media di tutto il mondo si parla ormai di allarme globale per la resistenza agli antibiotici. Una situazione divenuta una priorità sanitaria e un problema che rischia di divenire incontrollabile. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha messo in guardia dal rischio di un’era «post-antibiotica», dove infezioni comuni e ferite leggere, dopo essere divenute curabili per decenni, possono tornare di nuovo a essere letali.

Basta antibiotici nel piatto
Dopo la scoperta di Altroconsumo, la rivista ha dato il via a una Campagna per dire «Basta antibiotici nel piatto». Tutti i cittadini possono aderire, inviando una mail di massa utilizzando un semplice ‘form’ sul sito della rivista. Altroconsumo spiega: «Abbiamo aderito alla campagna di Consumer International, che raccoglie le organizzazioni dei consumatori di tutto il mondo, per dire Basta antibiotici nel piatto. Dal canto nostro, abbiamo già inviato una lettera ai principali avicoltori e alle più importanti catene di distribuzione chiedendo che si metta fine all’abuso di antibiotici negli allevamenti e si lavori di più sul benessere degli animali, garantendo buone condizioni igieniche e di vita a priori e non solo somministrando farmaci. Partecipa anche tu inviando una mail - già pronta, con le nostre richieste - ad allevatori e distributori. Scrivendo in molti ai diretti interessati, sarà più facile far sentire il nostro ‘basta’».

Alcune precauzioni da prendere
Gli esperti di Altroconsumo offrono una serie di consigli per evitare spiacevoli conseguenze dall’uso e consumo di carne di pollo.

In cucina
- Lava bene le mani, prima e dopo aver maneggiato il cibo.
- L’unico modo efficace per uccidere i microrganismi consiste nel cuocere bene la carne: è importante che al centro raggiunga una temperatura di almeno 70 °C.
- Lava posate, stoviglie e superfici che sono state a contatto con la carne cruda.
- Non mettere mai la carne cotta nello stesso piatto in cui l’avevi appoggiata da cruda.
- Separa in frigo gli alimenti crudi da quelli cotti.

Uso degli antibiotici
«Solo il medico può decidere se prescrivere un antibiotico: evita di fare pressioni perché te lo prescriva e non affidarti al fai-da-te. Se lo hai in casa non pensare di poterlo prendere come fai con i farmaci da automedicazione. Se prescritto, assumi l’antibiotico per il periodo indicato e con regolarità, cioè agli orari prestabiliti. Se hai dimenticato di prendere una dose di antibiotico, assumi subito la successiva, ma non assumere mai una dose doppia. Se la cura antibiotica viene interrotta troppo presto, magari alla scomparsa dei sintomi, potrebbero essere stati eliminati solo i batteri meno resistenti. Non farlo», concludono gli esperti di Altroconsumo.

Il parere di Unaitalia, l’associazione di riferimento dei produttori italiani di carni bianche
Unaitalia, l’associazione di riferimento dei produttori italiani di carni bianche, chiarisce che la campagna  «Basta antibiotici nel piatto» lanciata da Consumer International è già una realtà. E spiega, all’indomani della recente inchiesta di Altroconsumo sulla presenza di batteri resistenti ai farmaci in alcuni campioni di carne, il ruolo  del settore avicolo nella lotta all’’antibiotico-resistenza. Quella avicunicola è l’unica filiera zootecnica ad aver avviato – d’intesa con il Ministero della Salute - un piano volontario di riduzione dell’impiego di antibiotici.
Nel 2015 il consumo totale di antibiotici negli allevamenti avicoli è stato ridotto del 39,95% rispetto al dato del 2011. È questo il risultato offerto dal Piano nazionale per l’uso responsabile del farmaco veterinario, il più importante intervento organico di riduzione e razionalizzazione dell’uso del farmaco in ambito zootecnico in Italia, varato dalle aziende italiane su base volontaria nel 2013 e proseguito in collaborazione con il Ministero della Salute dal 2015. L’obiettivo del piano era di ridurre del 15% (rispetto al dato 2011) il consumo totale di antibiotici entro il 2015, e di arrivare a meno 40% nel 2018. Obiettivo raggiunto con tre anni di anticipo.

Azione di contrasto
Unaitalia, l’associazione che rappresenta oltre il 90% delle aziende del settore carni avicole italiane, ribadisce il ruolo di contrasto del settore avicolo al fenomeno dell’antibiotico-resistenza chiarendo alcuni punti della recente analisi condotta da Altroconsumo, che ha registrato la presenza di batteri resistenti agli antibiotici nella carne di pollo in 25 campioni su 40 (il 63%) dei prodotti acquistati in 20 punti vendita a Roma e altrettanti a Milano. La ricerca ha evidenziato l’elevata resistenza alle cefalosporine di ultima generazione, al cui uso però il settore avicolo, con senso di responsabilità, ha rinunciato fin dal 2009. A conferma che i batteri resistenti sono ormai  largamente diffusi,  e quindi non sempre riconducibili alle prassi veterinarie.  «La filiera avicola italiana è impegnata attivamente e con convinzione nel contrastare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza – spiega il presidente di Unaitalia Aldo Muraro – e la lettura attenta dell’indagine di Altroconsumo ne è una testimonianza autorevole ed imparziale. Come correttamente sostenuto infatti, il problema della resistenza agli antibiotici è globale e multifattoriale e va affrontato con senso di responsabilità, considerando tutti gli aspetti che hanno contribuito in decenni al suo radicamento, come l’uso scorretto o l’abuso del farmaco in medicina umana, la scarsità di nuove molecole, la scarsa igiene negli ospedali, i flussi migratori. Anche l’impiego del farmaco in zootecnia è un aspetto di questo problema. Va tuttavia chiarito – continua Muraro - che meno di un quarto del totale degli antibiotici venduti nel settore zootecnico sono attribuibili alla filiera avicola, che il trend di utilizzo negli ultimi anni è in progressiva riduzione e che quello avicolo  è il settore in cui si sta facendo di più e sul quale è possibile già verificare i primi risultati positivi».

Solo in presenza di malattia conclamata
La somministrazione di antibiotici negli allevamenti avicoli è legata elusivamente alla presenza di una malattia conclamata ed avviene sotto la responsabilità e il controllo veterinario.  Non vengono mai usati per favorire la crescita degli animali, pratica vietata in Europa dal 2006. Inoltre è sempre rispettato il cosiddetto "periodo di sospensione", cioè il tempo necessario affinché il farmaco sia smaltito prima che il pollo venga avviato al consumo. La stessa inchiesta di Altroconsumo sottolinea che sui campioni analizzati in Italia non sono  stati riscontrati residui di farmaci nella carne, come confermano i risultati del Piano Nazionale Residui (PNR): l’obiettivo di non mettere antibiotici nel piatto  è già pienamente conseguito. Purtroppo il messaggio che è passato  a causa del titolo fuorviante «Basta antibiotici nel piatto» è di segno opposto. Le normative europee in materia di benessere animale sono le più avanzate del panorama mondiale. La responsabilità delle aziende e la sensibilità dell’opinione pubblica hanno permesso negli ultimi 15 anni di raggiungere elevati standard di benessere per gli animali, a partire dall’allevamento fino al trasporto e fasi successive. La filiera avicola italiana è impegnata in prima linea, predisponendo un ampio piano di formazione in materia di benessere animale per gli allevatori su tutto il territorio nazionale, con corsi di formazione che hanno coinvolto ad oggi oltre 1500 allevatori. Questo lavoro di divulgazione contribuirà senz’altro all’acquisizione di una maggiore consapevolezza e si tradurrà in una ulteriore riduzione dei trattamenti.

E' già una realtà
Per Unaitalia e le aziende a essa associate, l’invito di Altroconsumo a contribuire alla riduzione del fenomeno dell’antibiotico resistenza è già una realtà. Molto si sta già facendo in questa direzione e non mancherà anche in futuro tutto l’impegno necessario per promuovere ulteriori azioni in tal senso.