14 luglio 2024
Aggiornato 03:00
Le conseguenze dell’uso di olio di palma negli alimenti

Olio di palma nei cibi, fa male o no? Il parere dell’ISS

Su richiesta del Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha elaborato un parere sulle conseguenze per la salute dell’utilizzo dell’olio di palma come ingrediente negli alimenti

ROMA – Dell’olio di palma si è già detto molto, forse troppo. Tanto che spesso regna la confusione su questo ingrediente alimentare che in tanti ritengono dannoso per la salute. Per fare chiarezza, il Ministero della Salute ha richiesto un parere all’Istituto Superiore di Sanità, che ha elaborato un dossier.

Fonte di grassi saturi
Largamente utilizzato nell’industria alimentare per via del suo basso costo, l’olio di palma è stato da molti additato come ingrediente poco salubre. L’olio di palma è una fonte importante di acidi grassi saturi, i quali rappresentano il 50 per cento della sua composizione totale (quasi del tutto rappresentati dall’acido palmitico). Seguiti dagli acidi grassi monoinsaturi (acido oleico) presenti per il 40 per cento e dagli acidi grassi polinsaturi (acido linoleico) che sono il 10 per cento.

Nessuna evidenza
Nonostante sul web e su alcuni libri si parli assai male dell’olio di palma, nella letteratura scientifica non vi sono accenni sull’esistenza di componenti specifiche di questo olio capaci di determinare effetti negativi sulla salute. Tuttavia, si riportano i possibili danni derivanti da un eccesso di assunzione di grassi saturi, di cui l’olio di palma è particolarmente ricco rispetto ad altri condimenti.

Altre evidenze
Se dunque non vi sono evidenze scientifiche sulla dannosità dell’olio di palma in sé, vi sono altresì evidenze epidemiologiche che attribuiscono effetti negativi sulla salute da parte dell’introduzione eccessiva di acidi grassi saturi attraverso la dieta – con particolare aumento del rischio di patologie cardiovascolari.

Grassi in eccesso
Il problema eccesso di acidi grassi non è pertanto solo una questione legata all’olio di palma, semmai è collegato alla somma di grassi che assumiamo anche da altri alimenti che li contengono naturalmente, come per esempio latticini, carne, uova. L’ammontare diviene così in molti casi elevato, tenuto conto che gli organismi sanitari nazionali e internazionali raccomandano un’assunzione di acidi grassi saturi non superiore al 10 per cento delle calorie totali.

I grassi in Italia
Le stime relative all’assunzione di acidi grassi saturi fatte dall’Istituto Superiore di Sanità (basate sugli anni 2005-2006) indicano un consumo nella popolazione generale adulta di circa 27 grammi al giorno – di cui l’olio di palma offre un contributo stimato tra i 2,5 e i 4,7 grammi. I bambini di età compresa tra i 3 e i 10 anni, si stima assumano tra i 24 e 27 grammi al giorno di acidi grassi saturi – di cui 4,4 e 7,7 dall’olio di palma. I dati possono tuttavia essere sottostimati, poiché negli ultimi dieci anni si è assistito a un trend di crescita delle importazioni e utilizzo dell’olio di palma a scopo alimentare in Italia.

Un po’ fuori dalle linee guida
Nel totale, i dati raccolti mostrano che gli italiani sono un po’ fuori dalle linee guida, con un’assunzione di poco superiore a quanto raccomandato: l’11,2 per cento contro il 10 per cento delle calorie totali giornaliere.

L’olio di palma non è peggio o meglio di altri grassi
A conclusione dell’indagine, l’Istituto Superiore di Sanità ritiene che non vi siano evidenze dirette nella letteratura scientifica che, quale fonte di acidi grassi saturi, l’olio di palma abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto ad altri grassi con simile composizione percentuale di grassi saturi e mono/polinsaturi – per esempio il burro. «Il suo consumo – si legge nel rapporto – non è dunque correlato all’aumento di fattori di rischio per malattie cardiovascolari nei soggetti normo-colesterolemici, normopeso, giovani e che assumano contemporaneamente le quantità adeguate di polinsaturi. Nel contempo, fasce di popolazione quali bambini, anziani, dislipidemici, obesi, pazienti con pregressi eventi cardiovascolari, ipertesi possono presentare una maggiore vulnerabilità rispetto alla popolazione generale. Per tale ragione, nel contesto di un regime dietetico vario e bilanciato, comprendente alimenti naturalmente contenenti acidi grassi saturi (carne, latticini, uova), occorre ribadire la necessità di contenere il consumo di alimenti apportatori di elevate quantità di grassi saturi».

Chi lo desidera può consultare il parere completo dell’ISS, scaricandolo QUI.