19 settembre 2019
Aggiornato 08:00
Tutto quello che c’è da sapere sull’intolleranza al lattosio

Intolleranza al lattosio sintomi, cause, cure e rimedi naturali

Che cos’è il lattosio, cos’è l’intolleranza al lattosio, perché si diventa intolleranti, quali le cause, i sintomi, la diagnosi, le cure

1. Che cos’è il lattosio?
Il lattosio è uno zucchero. Il principale zucchero contenuto nel latte ─ sia quello materno che quello dei mammiferi (latte vaccino, di capra, di pecora…). È composto da glucosio e galattosio.

2. Che cos’è l’intolleranza al lattosio?
Si parla di intolleranza al lattosio quando nell’intestino umano vi è una carenza dell’enzima lattasi (un enzima disaccaride che ha il compito di metabolizzare i carboidrati, o zuccheri). Questa carenza fa sì che l’organismo non riesca a scindere il lattosio nelle sue componenti più semplici ─ glucosio e galattosio ─ per assorbirli.

3. Perché si diventa intolleranti?
Si diviene intolleranti al lattosio perché nell’intestino, a un certo punto, viene a essere carente o mancare l’enzima lattasi preposto a scomporre il lattosio. L’enzima è prodotto dalla mucosa del duodeno (uno dei tre segmenti dell’intestino tenue). Tra le cause dell’intolleranza, l’idea più diffusa è quella evolutivo e ambientale, ovvero la diffusione nelle diverse aree del mondo dell’essere umano che, dal Continente africano si è spostato verso le regioni del Nord, meno soleggiate. Gli adulti dalla pelle bianca avrebbero dunque mantenuto la capacità di secernere l’enzima lattasi per sopperire alla carenza di calcio e vitamina D causate dalla minore esposizione alla luce solare. Questo, tuttavia, non spiega il perché sono molte ormai le persone di razza caucasica a essere divenute intolleranti al lattosio. Un’altra spiegazione è quella che vuole una riduzione ─ se non una cessazione ─ della produzione dell’enzima lattasi nel passaggio dall’infanzia all’età adulta ma, anche in questo caso, non si spiega il perché alcuni adulti sono intolleranti e molti altri no.

4. Vi può essere un’altra causa?
Alcuni esperti hanno ipotizzato che dietro all’epidemia di intolleranza al lattosio vi possa invece essere l’abitudine moderna di bere latte pastorizzato o, peggio, bollito. Questo processo, che secondo le intenzioni dovrebbe rendere il latte più sano ─ ossia renderlo più sicuro dal punto di vista batteriologico ─ in realtà priva il latte di alcuni essenziali componenti, tra cui gli enzimi.
Nel latte si trovano circa una sessantina di enzimi, di cui i più noti sono la lipasi e la proteasi. Questi due enzimi sono deputati alla rispettiva trasformazione dei grassi e delle proteine. Ma nel latte è presente anche il famoso enzima lattasi, che concorre proprio alla digestione del lattosio. Gli enzimi sono molto sensibili alla temperatura, in particolare quella elevata. Il processo di pastorizzazione avviene a temperature oltre i 70 °C. Quando il latte si fa bollire si raggiungono almeno i 90 °C. Questo da solo già spiega il perché alcune persone digeriscono il latte crudo, mentre non digeriscono quello pastorizzato ─ tenuto conto che questi processi eliminano anche altri enzimi, come amilasi e lipasi, che servono a digerire grassi e amidi.

5. Cosa accade in questo caso?
Secondo alcuni ricercatori, il motivo per cui molte persone non tollerano il latte e il lattosio potrebbe dunque essere perché il latte non è più latte, a causa della lavorazione cui è sottoposto ─ specie a livello industriale. Di questo avviso è anche uno studio del 2001 pubblicato su The Lancet che evidenzia come la maggior parte delle allergie e intolleranze si prevengano bevendo latte crudo di cascina e vivendo in una fattoria in mezzo agli animali. Uno studio simile, condotto dai ricercatori dell’Odense University Hospital (Danimarca) e pubblicato sulla rivista Allergy, mostra come le allergie al latte pastorizzato possono diminuire bevendo latte crudo. Secondo il dott. Giorgio Calabrese, specialista in Scienze dell’Alimentazione, l’intolleranza al lattosio da adulti spesso si presenta perché per un po’ di tempo si è smesso di consumare latte e poi, di colpo, magari si riprende. In questo lasso di tempo l’organismo ha smesso di produrre l’enzima lattasi, perché non ve n’era più bisogno. Assumere di colpo nuovamente il latte trova dunque l’organismo impreparato, per cui la persona si convince di essere intollerante al lattosio. Per ovviare, spiega il prof. Calabrese, basta reintrodurre poco per volta il latte nella propria dieta. Il prof. Calabrese fa notare come Darwin sostenesse che l’uso crea l’organo, mentre il disuso lo atrofizza, «il che vuol dire che se con il disuso questa cellula intestinale non produce più la lattasi, quando arriva il lattosio, che non viene scisso in galattosio e glucosio, si crea un’infiammazione», sottolinea il prof. Calabrese.

6. Quali sono i sintomi dell’intolleranza al lattosio?
I sintomi di una possibile intolleranza si presentano quando il lattosio non è stato scisso o digerito nell’intestino. In questo caso, il lattosio è trasformato dai batteri in acidi ogamici e idrogeno.

I sintomi principali sono

  • Gonfiore addominale
  • Flatulenza
  • Tensione addominale
  • Meteorismo
  • Dolori alla pancia
  • Diarrea

Le prime manifestazioni, in genere si presentano dopo un periodo variabile dalla mezz’ora fino a due-tre ore dopo l’assunzione di latte o altro alimento contenente lattosio.

7. Come si ottiene una diagnosi di intolleranza al lattosio?
Poiché spesso i sintomi possono essere confusi, è bene non fare auto-diagnosi ma affidarsi a uno specialista o medico. Sono infatti molte le persone che credono di essere intolleranti al lattosio senza tuttavia esserlo davvero. Molti sintomi di altre condizioni possono essere scambiati per intolleranza al lattosio: è il caso per esempio di quelli dovuti alla sindrome del colon irritabile o della celiachia, o anche solo a un’alterazione del microbiota intestinale ─ magari in seguito a una cura con antibiotici ─ o ancora per motivi di stress.
La diagnosi dunque la deve formulare il medico. Per questa, in genere ci si avvale di esami come per esempio il Test del respiro (Breath test). Questo esame misura i livelli di idrogeno contenuti nel respiro del paziente, dopo che questo ha assunto del latte. A causa della produzione di idrogeno nel colon, a seguito della non digestione del lattosio, si potranno riscontrare alti valori di gas. Altri possibili esami, meno utilizzati, sono la biopsia duodenale e una specifica analisi del sangue.

      - APPROFONDIMENTO: Celiachia, 7 domande 7 risposte.

      - APPROFONDIMENTO: Sindrome del colon irritabile, 7 domande 7 risposte.

8. Quali le cure per l'intolleranza al lattosio?
In linea generale al momento non si conosce una cura.
Spesso però la cura migliore è quella di reintrodurre poco per volta, nella propria dieta, alimenti contenenti lattosio, evitando magari il latte pastorizzato e UHT. Se invece, per motivi etici non si vuole assumere latte, allora il problema potrebbe non porsi. Oppure basta evitare tutti i cibi che contengono lattosio. Tuttavia è bene sapere che non sono soltanto gli alimenti di origine animale a contenere lattosio, ma anche alcuni vegetali (anche se in quantità minori o minimali) come per esempio i funghi, i broccoli, le cipolle, le pere eccetera. E anche certi medicamenti, farmaci o medicinali: per esempio compresse e i granuli omeopatici. Nel caso di reale intolleranza è sempre bene leggere attentamente le etichette dei prodotti alimentari o farmaceutici, per verificare se tra gli ingredienti vi possa essere il lattosio. Diversi esperti ritengono che sia importante curare la salute dell’intestino e della flora batterica. Infine, ricordiamo che formaggi come il Grana e il Parmigiano sono di solito ben tollerati da chi è intollerante al lattosio.