11 luglio 2020
Aggiornato 00:00
Gravidanza

I prematuri in Italia: il primo identikit realizzato dall’ISS

Presi in esame 56 centri nazionali di Terapia Intensiva Neonatale: il 94% delle madri dei neonati ha ricevuto assistenza prenatale

ROMA - Una fotografia delle nascite premature in Italia. E’ questo l’obiettivo dell’incontro che si tiene oggi all’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito del convegno «Network Neonatale Italiano: cure, esiti e ricerca per i neonati pretermine». In particolare è stata monitorata l’attività dei centri di Terapia Intensiva Neonatale in Italia con lo scopo di promuovere la sorveglianza degli esiti delle nascite che si verificano prima della 32esima settimana di gestazione.

I dati sono relativi ai centri di Terapia Intensiva Neonatale che nel 2008 hanno aderito all’Italian Neonatal Network (INN).

I centri presi in esame, 56 su un totale di circa 120, non hanno una distribuzione uniforme sul territorio nazionale: il 57% è situato al Nord, il 16% al Centro e il 27% al Sud. I risultati della rilevazione non possono dunque essere riferiti alla totalità dei centri italiani.
Sul totale dei nati ricoverati nelle TIN aderenti al network il 91% è nato nella stessa struttura mentre un 9% vi è stato trasferito.

Il 5% dei nati presenta difetti congeniti maggiori e circa il 10% è piccolo per l’età gestazionale in linea con il valore atteso. La percentuale di gravidanze gemellari è pari al 30.5%.

Il 94% delle madri dei neonati ricoverati nelle TIN ha ricevuto assistenza prenatale e l’82% ha assunto steroidi prenatali tra 24 e 33 settimane epoca in cui la profilassi steroidea è raccomandata.

Le diagnosi più frequenti sono la malattia delle membrane ialine (72%), la pervietà del dotto arterioso (36%), la bronco displasia (26%) e le infezioni dopo i 3 giorni dalla nascita (14%).

Il numero complessivo di giornate di degenza delle TIN aderenti al network nel 2008 è pari a 202.702.

Il punteggio di Apgar (indice che stabilisce il benessere del bambino alla nascita) ad 1 minuto e 5 minuti dalla nascita migliora all’aumentare dell’epoca gestazionale.

Le cause di mortalità neonatale

Dai Centri aderenti all’INN, si ricava che i principali fattori di rischio di morte neonatale sono l’immaturità (con rischi maggiori al diminuire dell’epoca gestazionale dalla 29esima alla 23esima settimana), i difetti congeniti maggiori, il sesso maschile rispetto al femminile, la residenza al Centro-Sud rispetto al Nord.

Alla dimissione il latte materno quale unico alimento è più frequente al nord (28%) rispetto al centro (16%) e al sud (14%). L’uso di latte materno in associazione a formula non presenta sostanziali variazioni per area geografica mentre la percentuale maggiore della formula quale unico alimento alla dimissione si rileva nelle TIN del sud (52%)