20 gennaio 2020
Aggiornato 01:00
Scoperta rivoluzionaria sul virus Hiv1

Svelata per la prima volta la mappa genetica del virus Hiv

Un passo avanti per lo sviluppo di farmaci antivirali mirati

ROMA - Scoperta rivoluzionaria sul virus Hiv1, responsabile insieme all'Hiv2 dell'Aids. Con un importante passo avanti nella comprensione della malattia che promette di accelerare lo sviluppo di farmaci antivirali, un gruppo di scienziati dell'Università della North Carolina per la prima volta ne ha codificato la struttura dell'intero genoma, in uno studio pubblicato in copertina dall'ultimo numero di Nature, oggi in edicola.

Il virus Hiv si suddivide nei due ceppi Hiv1 e Hiv2: il primo è più diffuso prevalentemente in Europa, America e Africa centrale, il secondo in Africa occidentale e in Asia. Questo virus, spiegano gli autori della ricerca coordinata da Kevin Weeks, proprio come nel caso dell'influenza, dell'epatite C e della polio, immagazzina le sue informazioni genetiche nell'Rna e non solo nel Dna.

Le informazioni nel Dna sono codificate in modo abbastanza semplice, nell'Rna in maniera più complessa: l'Rna può infatti piegarsi su se stesso in strutture più intricate e tridimensionali. Ed è proprio l'Rna dell'Hiv1 a essere stato completamente svelato dagli studiosi, con i suoi 2 filamenti da oltre 10mila nucleotidi ciascuno.

Gli autori dello studio hanno usato una tecnologia di analisi dell'Rna chiamata 'Shape' per decodificare l'intera struttura del genoma del virus a livello di un singolo nucleotide. Il team ha dimostrato che le strutture dell'Rna influenzano molti passaggi nel ciclo infettivo dell'Hiv, dalla traslazione al ripiegamento delle proteine.

I ricercatori della North Carolina prevedono di utilizzare questa informazione per vedere se riusciranno a indurre qualche piccolo cambiamento nel virus. «Se non cresce nello stesso modo una volta che hai inserito delle mutazioni nel virus, allora vuol dire che puoi cambiare o in qualche modo influire su qualcosa che è importante per il virus» spiega Ron Swanstrom, professore di microbiologia e immunologia. «Stiamo anche cominciando - aggiunge - a capire i trucchi che il genoma usa per permettere al virus di non essere individuato nel corpo umano».