4 dicembre 2021
Aggiornato 02:30
Dichiarazione Sottosegretario Eugenia Roccella

Autorizzazione AIFA alla RU486

«La procedura di valutazione medico-scientifica della Ru486 era già conclusa, in modo definitivo, alla fine della scorsa legislatura»

«La procedura di valutazione medico-scientifica della Ru486 era già conclusa, in modo definitivo, alla fine della scorsa legislatura. Il comitato tecnico-scientifico dell’Aifa aveva infatti dato il via libera medico alla pillola abortiva lo scorso febbraio quando l’agenzia era presieduta da Nello Martini e il ministero della Salute era retto da Livia Turco. In seguito a questo, la ditta produttrice della Ru486, ad agosto, aveva chiesto la commercializzazione della Ru486 in Italia.

Il parere favorevole dell’Aifa alla Ru486 si basa su una valutazione, quella del rapporto rischi-benefici, che lascia molti dubbi. La pillola abortiva presenta infatti troppi lati oscuri: le morti collegate alla Ru486 sono arrivate ormai a 17 e, quel che è peggio, spesso non sono state denunciate dagli istituti di farmacovigilanza, ma da faticosi lavori d’inchiesta giornalistica o da singole persone interessate.

L’aborto con la Ru486 è più doloroso, più incerto e psicologicamente più devastante di quello praticato con altri metodi. Inoltre è difficilmente compatibile con la legge 194, secondo la quale l’Ivg deve avvenire sempre nelle strutture pubbliche. La Ru486 riporta l’aborto in una sorta di clandestinità legale: dopo l’assunzione delle due diverse pillole, infatti, le donne in genere tornano a casa fuori dal controllo medico, anche laddove il protocollo chiede il ricovero in ospedale.

Dopo il «sì» tecnico dell’Aifa, rilasciato durante il governo Prodi, l’unico modo per riaprire la valutazione medica del farmaco è passare per l’Europa, strada di cui sarà valutata la praticabilità. In Italia, oggi, restano da definire le modalità di somministrazione e gli aspetti amministrativi, valutando in che modo sia possibile garantire il rispetto della legge 194, anche nella parte che riguarda riguarda la prevenzione, e la sicurezza delle donne».