25 maggio 2022
Aggiornato 03:30
Elezioni Quirinale

Salvini non ottiene garanzie sul Governo: accordo lontano

Il leader della Lega vede il Presidente del Consiglio Mario Draghi, Giorgia Meloni, Enrico Letta e Giuseppe Conte, poi torna sulla «rosa di nomi» del centrodestra

Il leader della Lega, Matteo Salvini
Il leader della Lega, Matteo Salvini Foto: ANSA

Raccontano che l'incontro - o la telefonata - con Mario Draghi non sia andato come sperato. Che le garanzie chieste da Matteo Salvini non siano state offerte dal premier in carica. E che quindi l'accordo per il nuovo governo - necessario perchè Draghi possa traslocare al Colle - sia ancora lontano. Tra i parlamentari di centrodestra si spiega così l'insistenza con cui il segretario della Lega, anche con una dichiarazione in serata, sta tenendo duro sulla «rosa» di nomi del centrodestra.

«Sto lavorando perchè nelle prossime ore il centrodestra unito offra non una ma diverse proposte di qualità, donne e uomini di alto profilo istituzionale e culturale, su cui contiamo ci sia una discussione priva di veti e pregiudizi, che gli italiani non meritano in un momento così delicato dal punto di vista economico e sociale», ha detto Salvini al termine di una giornata che lo ha visto incontrare praticamente tutti: prima il colloquio con Draghi - probabilmente una telefonata - poi nell'ordine Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte. Una serie di colloqui che in prima battuta era stata letta come un'accelerazione sul nome di Draghi, ma dalla Lega hanno da subito smorzato gli entusiasmi: «Non è questo lo scenario su cui si ragiona», dicevano in tanti. Fino appunto alla nota di Salvini che in serata ripartiva dalla casella di partenza: rosa di nomi del centrodestra.

«Ha chiesto garanzie di un suo ingresso al governo, e Draghi gli ha detto che non è questo il momento e la sede per discutere di questo», raccontano fonti parlamentari di centrodestra. Ecco allora che agli alleati il segretario leghista racconta che la situazione è in alto mare e che il centrodestra dovrà restare compatto sulla rosa di suoi nomi. I cui petali però sono sempre gli stessi: Casellati, Frattini, Pera, e da oggi Carlo Nordio avanzato da Fratelli d'Italia. Una sponda arriva da Giuseppe Conte, che dopo l'incontro alla Camera fa sapere di una «totale sintonia» con il segretario leghista per un «nome condiviso».

Altro problema, per Salvini, è la posizione di Fratelli d'Italia: «E' chiaro che se si facesse un nuovo governo, senza l'autorevolezza di Draghi alla guida, la nostra opposizione sarebbe ancora più dura», fanno sapere da FdI, sottolineando che il passaggio di Draghi al Colle «è un problema tutto della maggioranza di governo. Se c'è l'accordo siamo inutili, se non c'è l'accordo non possiamo certo essere a essere d'aiuto...».

Che poi la posizione di Salvini sia ultimativa, è tutto da vedere: «Magari vuole solo trattare sul peso della delegazione leghista al governo», dice un altro parlamentare del Carroccio, che però avverte: «Salvini non può tirare troppo la corda, o rischiamo che l'accordo per mandare Draghi al Quirinale e poi fare un nuovo governo lo trovino anche senza di noi... Non ce li vedo i ministri di Forza Italia andare a casa... E i grandi elettori di Coraggio Italia hanno già fatto sapere che Draghi lo votano». Ovvero l'embrione di una formazione di centro che potrebbe essere la scialuppa di salvataggio per tanti, soprattutto nel momento in cui Silvio Berlusconi ha fatto un passo indietro. E mentre è in corso lo scrutinio sono già cinque i voti per Umberto Bossi, oltre a uno per Giancarlo Giorgetti.