9 agosto 2022
Aggiornato 00:30
Corsa al Quirinale

Il silenzio di Mario Draghi agita i partiti, Salvini: «Resti a Palazzo Chigi»

Il leader della Lega: «Io faccio lo sforzo di stare con il Pd e Draghi se ne va? Abbiamo prolungato lo stato d'emergenza fino al 31 marzo e lui se ne va? E' giusto che continui»

Matteo Salvini con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Matteo Salvini con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi Foto: ANSA

Il silenzio «ostinato» di Mario Draghi rende ancora più caldo il clima tra i partiti in vista dell'entrata nel vivo della partita per il Quirinale. Il presidente del Consiglio non ha tenuto la conferenza stampa al termine del Consiglio europeo di Bruxelles, né ha rilasciato dichiarazioni stamani ai cronisti che lo attendevano fuori all'hotel, limitandosi a un «bene, bene», detto salendo in macchina a chi gli chiedeva come fosse andato il vertice. Certo, è vero che i lavori sono finiti a tarda sera, con Emmanuel Macron e Olaf Sholz che hanno incontrato (insieme) i giornalisti a mezzanotte. Ma c'è anche dell'altro.

«C'è una conferenza stampa fissata per il 22, lì risponderà a tutte le domande», fanno notare fonti di governo. Del resto, è il ragionamento, in questo momento, le domande sarebbero inevitabilmente proprio sul Colle. Quindi, meglio evitare di parlare troppo spesso, per non essere trascinati nel «chiacchiericcio» politico.

Questo silenzio, però, fa fibrillare ancora di più le forze politiche, tra chi si chiede se nella conferenza stampa di fine anno farà o dirà qualcosa che potrà definire la sua posizione in un senso (Palazzo Chigi) o nell'altro (il Quirinale) e chi invece pensa che resterà su una linea super-partes rispetto ai partiti. Forse anche così si spiega l'uscita di di Matteo Salvini, che ammonisce: «Io faccio lo sforzo di stare con il Pd e Draghi se ne va? Abbiamo prolungato lo stato d'emergenza fino al 31 marzo e lui se ne va? E' giusto che continui», afferma il leader della Lega, dicendosi d'accordo con 'L'Economist' che ieri aveva auspicato la prosecuzione dell'attuale governo.

Salvini comunque tra Natale e capodanno, dopo l'approvazione della manovra, tornerà a proporre un tavolo ai leader dei partiti per cercare un'intesa. Intesa larga che certo non ci può essere, fuori dal centrodestra, su Silvio Berlusconi, unico candidato più o meno ufficiale.

Sul Cav il segretario del Carroccio dice che non accetta veti e Antonio Tajani rileva che sarebbe un «ottimo» capo dello Stato, anche se ancora non ha sciolto la riserva. Anche per il numero due di Forza Italia, comunque, quel che è certo è che avere Draghi a Palazzo Chigi è «interesse nazionale».

Mentre il M5s sul tema non sembra avere una posizione ancora definita (e soprattutto coesa) sul tema, Enrico Letta ancora non scopre le carte, limitandosi ad auspicare e prevedere una «buona scelta» che sarà «largamente supportata».

Alla fine la chiave, o una delle chiavi, di interpretazione del momento sembra venire da Clemente Mastella, sindaco di Benevento, uno che di tattica politica se ne intende. «Se Draghi - ha detto oggi - dovesse garantire che questa legislatura arriverà comunque al 2023 allora diventerà presidente della Repubblica. Ci dovrebbe essere una sorta di patto stabilito con le forze di maggioranza per andare avanti anche senza Draghi al governo». Ma certo la garanzia al 100%, in politica, non c'è mai.