24 febbraio 2021
Aggiornato 22:00
MoVimento 5 Stelle

Beppe Grillo «spinge» M5s verso Mario Draghi

Il presidente del Consiglio incaricato chiude il primo giro di consultazioni raccogliendo l'apertura ufficiale dalla forza che fino a qualche giorno fa sembrava rappresentare l'ostacolo più insidioso

Consultazioni: la delegazione M5s guidata da Beppe Grillo ad incontro con Mario Draghi
Consultazioni: la delegazione M5s guidata da Beppe Grillo ad incontro con Mario Draghi ANSA

Il Movimento 5 stelle è disponibile a prendere parte al governo di Mario Draghi. Il presidente del Consiglio incaricato chiude il primo giro di consultazioni raccogliendo l'apertura ufficiale dalla forza che fino a qualche giorno fa sembrava rappresentare l'ostacolo più insidioso alla nascita del nuovo esecutivo voluto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo la fine del Conte II.

Un'apertura che porta la firma autorevole del co-fondatore e garante del Movimento Beppe Grillo arrivato a Roma apposta per accompagnare anche i pentastellati più restii verso quella scelta di maturità che chi, come Luigi Di Maio, è stato al governo prima con la Lega, poi con Renzi e il Pd, ha suggerito dal primo momento. Un'apertura preparata anche attraverso contatti telefonici nei giorni precedenti con il premier incaricato cui il comico genovese aveva anticipato i temi che oggi sarebbero stati portati al tavolo della sala della Lupa. Temi (e dicasteri) riassunti in un post pubblicato sul suo blog questa mattina dal titolo «In alto i profili»: un ministero per la transizione ecologica, meno imposte alle società benefit, un consiglio superiore per lo sviluppo sostenibile, ridurre i sussidi ambientalmente nocivi, un ministero per i giovani, un fondo pensioni complementari per la transizione ecologica.

«Le fragole sono mature, le fragole sono mature», ha pontificato Grillo dal blog prima di incontrare a Montecitorio in sala Tatarella i ministri uscenti, il presidente dell'associazione Rousseau Davide Casaleggio, il premier uscente Giuseppe Conte e i direttivi di Camera e Senato. Quasi un'ora di show: il tono è quello dei suoi spettacoli a teatro. Da via degli uffici del vicario si sentono le sue urla e gli applausi che strappa ai presenti. Parla anche Conte che più tardi, in una passeggiata intorno alla Camera, a chi gli domanda se farà parte del governo Draghi spiegherà: «Io guardo sempre al futuro, al bene dell'Italia. Non guardiamo ai destini personali».

Il colloquio con Draghi dura un'ora e un quarto, sforando di 15 minuti il calendario previsto. Grillo non si presenta nella sala della Regina dove le delegazioni incontrano la stampa dopo le consultazioni. Va via da Montecitorio evitando i cronisti. Tocca al capo politico Vito Crimi, accompagnato dai capigruppo e vice capigruppo, leggere una dichiarazione: «Abbiamo dato la disponibilità a valutare se ci sono le condizioni per prendere parte all'esecutivo», dice ricordando che «alcune forze della maggioranza» uscente «hanno lavorato insieme e affrontato la pandemia nel miglior modo possibile, riconoscendo le esigenze reciproche con capacità di mediazione e lealtà che da parte nostra non è mai mancata. Su questa base deve formarsi il nuovo governo con una vocazione solidale europeista ambientalista e partendo innanzitutto da quanto realizzato».

Secondo M5s, spiega Crimi, «serve una maggioranza politica solida che possa quindi sostenere un governo solido. Queste sono le premesse perché si possa di fatto formare l'esecutivo superando le criticità che hanno caratterizzato la fine del governo Conte due». Criticità, causate da Italia Viva. Crimi non nomina Renzi ma «gli atti di qualche forza politica presenti nei nostri ricordi ma che siamo pronti a superare nell'interesse del paese». Martedì pomeriggio i pentastellati torneranno da Draghi per il secondo giro - decisivo - di consultazioni: «Ci aspettiamo da Draghi una sintesi e di cercare di capire se sono superate alcune criticità che fino a martedì ci sono state con l'impossibilità di ricucire con una piccola parte della maggioranza precedente». Ma il premier incaricato sembra avere fatto breccia nella delegazione penstastellata soprattutto soprattutto perché si è dimostrato «sensibile» a una delle loro battaglie più care: il reddito di cittadinanza.

La strada a Draghi insomma è aperta, la presenza di Grillo è una garanzia anche per gli irriducibili del Movimento, si cominciano a smussare alcune posizioni come quella di Nicola Morra. Barbara Lezzi passa dal no a Draghi su tutta la linea a un'apertura a un governo a tempo: «Al Presidente incaricato io direi che il M5S, può donare i suoi organi e il suo cuore solo per un governo a tempo che metta in sicurezza il Recovery Plan, il piano vaccinale e che faccia subito il decreto da 32 miliardi che, a causa di Renzi, gli italiani in estrema difficoltà sono costretti ad aspettare da oltre un mese. Si potrebbe votare a giugno, restituire ai cittadini la possibilità di scegliere da chi essere governati».

Danilo Toninelli, altro iper critico verso l'ex numero uno della Bce, scrive: «Ma va bene, ci sto! Andiamo a vedere cosa ci propone il Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi. Ma andiamo con la valigia piena di proposte imprescindibili per noi. E con la richiesta che ci vengano garantiti i modi e i tempi di attuazione. E, poi, qualunque cosa accada, decidiamo tutti assieme. Con il voto degli iscritti». Gabriele Lanzi, segretario del gruppo al Senato, dopo l'incontro con Grillo rimuove da Facebook il post in cui diceva che non avrebbe mai votato la fiducia a Draghi. Resta il no, fuori dal Parlamento, di Alessandro Di Battista ma tra gli eletti nessuno è indifferente alle mosse del fondatore.

Tuttavia tenere unito il gruppo M5s soprattutto al Senato dove la situazione dei numeri è più delicata appare una missione impossibile. La senatrice Bianca Laura Granato per ora è sul «no senza se e senza ma». Per Mariolina Castellone «sostituire semplicemente il premier con la stessa maggioranza, per quanto mi riguarda, è inaccettabile. Non parteciperò a questa congiura che mi ricorda tanto le Idi di Marzo». Giuseppe Auddino scrive: «dall'avvocato del popolo agli avvocati di Berlusconi... governare con Forza Italia? No grazie!». Per Elena Botto «non esiste Governo politico con a guida Draghi. Quindi per me siamo game over. O governo politico con presidente politico o parola al popolo sovrano».

«Il 60% dei senatori è per il no, un 30% valuta, il 10% è per il sì». Queste le percentuali da cui si parte secondo un senatore che oggi ha preso parte al vertice con Grillo. Ma la discesa in campo del garante e i giorni che passano servono proprio a far maturare chi si era sbilanciato troppo repentinamente all'inizio contro Draghi. A questo contribuirà il voto sulla piattaforma Rousseau che viene dato per scontato: «Abbiamo interpellato gli iscritti per il Conte I e il Conte II, va da sé che lo faremo anche per il Draghi I», ragiona un senatore. Che qualcuno si tirerà indietro è un dato fisiologico che i vertici mettono in conto come scrive Grillo dopo l'incontro con Draghi citando Platone «Non conosco una via infallibile per il successo, ma una per l'insuccesso sicuro: voler accontentare tutti».

(con fonte Askanews)