28 ottobre 2020
Aggiornato 17:30
L'intervista

Calderoli: «Vi racconto come ho fregato il governo e fatto tremare la maggioranza»

Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli svela al DiariodelWeb.it il trabocchetto in cui ha fatto cadere M5s e Pd al momento del voto di fiducia sul dl Elezioni

Roberto Calderoli, Senatore della Lega e vicepresidente del Senato
Roberto Calderoli, Senatore della Lega e vicepresidente del Senato ANSA

Quella vecchia volpe di Roberto Calderoli. Leghista della prima ora, otto legislature alle spalle, vicepresidente del Senato e già due volte ministro, a 64 anni suonati è stato ancora capace di far tremare il governo. Merito di quel trabocchetto che ha architettato giovedì, quando a palazzo Madama si discuteva il decreto che accorpa elezioni amministrative e referendum al prossimo 20-21 novembre.

Grazie alla sua impareggiabile conoscenza del regolamento e ad un pizzico di furbizia machiavellica, Calderoli ha dapprima costretto a ripetere il voto, poi addirittura ad annullare quello di fiducia, per la mancanza del numero legale. Una figuraccia per il governo, una certificazione della tenuta sempre più ballerina di questa maggioranza. Così il senatore racconta ai microfoni del DiariodelWeb.it l'accaduto.

Senatore Roberto Calderoli, ci racconta dal suo punto di vista lo scherzetto che ha combinato giovedì?
Ho preso atto che in aula gli esponenti dell'opposizione erano tre volte quelli della maggioranza. Il governo, invece di chiedere subito la fiducia, ha fatto parlare il sottosegretario. Così, quando lui si è riseduto, ho chiesto che, da regolamento, non si procedesse all'esame degli articoli. Il che non equivale ad una sospensione, ma alla morte definitiva del provvedimento. Inoltre, all'inizio della seduta nessuno aveva avanzato la richiesta, come solitamente fa il M5s, che tutte le votazioni avvenissero con scrutinio elettronico, perché pensavano già che ci sarebbe stato il voto di fiducia. Quindi ho chiesto che si votasse per alzata di mano, e il presidente non ha potuto far altro che prendere atto che i voti a favore erano più dei contrari.

Insomma, la sua trappola ha funzionato. E a quel punto?
Hanno preso tempo, chiedendo la richiesta della controprova, che normalmente comporta la chiusura immediata dell'aula, in modo da consentire la votazione solo a coloro che erano presenti. Ma in questo momento stiamo utilizzando anche le tribune, per poter ospitare i senatori con la distanza di sicurezza. Chiaramente i tre questori riescono a seguire l'aula, ma non i palchetti: che erano vuoti quando si è votato con alzata di mano, e si sono riempiti al momento della controprova con il sistema elettronico. Questo ha falsato l'esito della votazione. E comunque ce l'hanno fatta per due soli voti. Dopodiché è stata chiesta la sospensione per le ricostruzioni video, che sono parziali e raccogliticce, in mancanza di un'inquadratura formale e istituzionale.

Hanno dovuto chiedere la Var, come nelle partite di calcio...
L'unica prova pratica basata su un criterio scientifico, e non un tanto al chilo, sarebbe stata la verifica dei collegamenti dei tablet utilizzati dai senatori nei palchetti. Se si fosse escluso chi si è collegato dopo l'orario di chiusura delle porte, il risultato sarebbe stato capovolto e a quest'ora non ci sarebbe più il decreto legge.

Non il massimo della correttezza.
Ma sono riusciti a combinarne anche un'altra. Dopo le operazioni di voto ritardate, si è proclamato il risultato, sostenendo che il numero legale tenendo conto delle missioni e dei congedi fosse di 149. Io l'ho subito contestato, perché chi risulta in congedo ma poi vota fisicamente, va contato presente. Loro non ne avevano considerati due, quindi il numero legale effettivo sarebbe salito a 151. Poi abbiamo chiuso a 150, ma alle nove di ieri sera si è scoperto che il numero legale non era stato raggiunto. Dunque al venerdì mattina siamo tornati a rivotare.

E come è andata a finire?
Ce l'hanno fatta, ma solo grazie ai voti dei senatori a vita e di quelli dell'Svp, che ieri non avevano votato a parte uno. Hanno chiamato a raccolta tutte le truppe cammellate, raccattato voti in giro per l'Italia, ma comunque non sono riusciti a raggiungere nemmeno la maggioranza assoluta.

Secondo le agenzie di stampa, pare che fossero trent'anni che non veniva annullato un voto di fiducia.
Credo che ci sia solo un precedente in cui è caduto il numero legale. Questa è la superficialità con cui ormai si pone la fiducia, come se fosse scontata. Invece capitano anche questi scivoloni.

Che cosa ci dice questo episodio riguardo allo stato della maggioranza?
Che rischiano di andare sotto in qualunque momento, appena si distraggono.

Questo governo non ha più i numeri?
Ce li può avere occasionalmente. Ma è chiaro che, senza l'opposizione, non vanno più da nessuna parte.

A proposito di opposizione, nei giorni scorsi anche Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno proceduto in ordine sparso.
Stavolta, invece, siamo stati assolutamente schierati. Non è stato facile mettere tutti d'accordo, per lo meno all'inizio. Ma poi abbiamo privilegiato una posizione comune, che ha pagato. Su questo mi sono impegnato personalmente, a costo di disturbare anche i vertici.

L'impressione, però, è che Forza Italia sia pronta a correre in soccorso del governo, almeno su alcuni passaggi importanti come il Mes.
Questa volta sono usciti insieme a noi. Ed è stata la dimostrazione che agire in maniera condivisa paga.

Quanto può durare ancora il governo, alla luce di questi continui incidenti di percorso?
L'ho già detto in passato: il coronavirus è il miglior antidoto alla caduta del governo. Senza la pandemia, non sarebbero nemmeno più in pista. Traggono linfa dall'emergenza, che naturalmente spinge gli italiani su un fronte di sicurezza, quindi filogovernativo. Ma quando, una volta finita l'emergenza sanitaria, si svilupperanno quella sociale e quella economica, la situazione gli si ritorcerà contro.

Cadranno per le loro incapacità di gestione?
Per me sarà una forma di suicidio assistito.

Basta che non sia il suicidio dell'Italia.
Quello dell'Italia non può essere definito un suicidio. Perché gli italiani, a parte il M5s, avevano votato altri partiti che al momento non si trovano al governo. E, fra l'altro, hanno smesso di votare per l'attuale maggioranza ormai da molto tempo. Abbiamo un parlamento che non corrisponde più alla volontà dell'elettorato, ma loro con quei numeri vanno avanti. Solo che, prima o poi, si tornerà a votare.

Certo, si spera che nessuno immagini di annullare persino le elezioni, visto che di atti poco democratici ne stiamo già vedendo diversi in questi mesi.
Intanto hanno cambiato la durata delle legislature regionali: un fatto, già questo, che secondo me è di una gravità estrema. Fra l'altro, senza concordare con i diretti interessati neppure l'entità di questo prolungamento. Infatti i governatori chiedevano date diverse per il ritorno al voto.

Parliamo di economia. Lei ha lanciato l'allarme per il futuro aumento delle tasse, che ritiene inevitabile.
‌In pochi si sono messi a fare i conti sul famoso Recovery Fund, che ci dovrebbe portare circa 87 miliardi a fondo perduto. Ma questi soldi corrispondono ad un trasferimento diretto, oppure in tasse europee, per il 13%, ovvero 65 miliardi. Già questo è un automatismo dell'aumento della pressione fiscale. I conti dovranno quadrare: ci davano dei pazzi quando Salvini aveva chiesto almeno 70 miliardi, ora loro ne hanno messi sul piatto 80, e dovranno derogare ulteriormente. Da dove pensa che li tireranno fuori, se non con nuove tasse? Le chiacchiere sulla spending review e sul contrasto all'evasione fiscale si riducono sistematicamente a zero.

Li chiamano soldi dall'Europa, ma alla fine saranno come al solito i soldi degli italiani?
Sì. Solo che un conto sono quegli italiani che decidono di sottoscrivere dei buoni del tesoro o dei bond finalizzati all'emergenza, da cui ricaveranno una cedola. Un altro conto è se lo Stato si prenderà i soldi dai conti correnti. Quella si chiama estorsione o furto.

Ed è quello che ci aspetta?
Temo proprio che, quando si sentono certe vocine, poi vada a finire così. Cioè male.