20 settembre 2020
Aggiornato 13:30
L'intervista

Antonio Rinaldi: «La crisi coronavirus svela l'inconsistenza dell'Europa»

L'economista ed europarlamentare della Lega commenta al DiariodelWeb.it la risposta della Ue all'emergenza economica: «Tante parole e pochi aiuti veri»

Antonio Maria Rinaldi, economista ed europarlamentare della Lega
Antonio Maria Rinaldi, economista ed europarlamentare della Lega ANSA

È stato celebrato dal premier Conte come uno strumento fino ad oggi «impensabile», che renderà la risposta europea alla crisi «più solida e coordinata». Invece, il Recovery Fund sul quale si è trovato l'accordo alla scorsa riunione dei leader della Ue è fatto più di annunci che di vera sostanza. A spiegarlo è Antonio Maria Rinaldi, economista ed europarlamentare della Lega, che in questa intervista al DiariodelWeb.it denuncia come gli strumenti messi in campo dall'Unione europea per contrastare l'emergenza economica siano tardivi e del tutto insufficienti.

Onorevole Antonio Maria Rinaldi, dopo l'ultimo summit europeo il presidente Conte ha rivendicato un «risultato storico». È davvero così?
Anch'io penso che sia storico, ma non certo in positivo. Siamo sinceri: una situazione, purtroppo, epocale come questa consentiva di prendere provvedimenti straordinari, reali ed efficaci, a favore dei cittadini e dell'economia. Invece abbiamo visto soltanto parole. Che cosa potrebbe succedere di più grave di una pandemia di questa portata per attivare davvero l'assistenza?

Insomma, è la prova provata dell'inconsistenza del governo italiano?
Non solo, anche dell'Europa. I segnali che questo governo non brillasse troppo in competenza li avevamo già. Ma ci saremmo aspettati, alla prima prova del fuoco, una risposta forte da parte dell'Unione. Invece stiamo assistendo a un rinvio dopo l'altro: stanno tirando la palla in tribuna. Ora si parla di una nuova riunione dell'Eurogruppo l'8 maggio, poi ancora a giugno... Aspettano che siamo morti tutti, per prendere provvedimenti quando non serviranno più?

Al momento aspettiamo che la Commissione europea faccia chiarezza sul Recovery Fund, per capire quando verrà messo in campo, ma soprattutto se concederà prestiti o sovvenzioni a fondo perduto.
L'unica cosa chiara di questo fondo è che nessuno ha le idee chiare. Non esiste un piano per metterlo in piedi, non si sa se sarà in prestito o a fondo perduto, non si sa nemmeno come sarà finanziato. Ricordo che, fino a due mesi fa, nessuno Stato era disponibile ad aumentare il proprio contributo, in vista della Brexit. Adesso sarebbero tutti d'accordo?

Voi della Lega chiedete un intervento deciso della Bce.
Esiste una Banca centrale europea, no? Ma nessuno le dice di fare esattamente il suo lavoro: ovvero di attivarsi dall'inizio, come fanno tutte le banche centrali del resto del mondo. Perché la Bce non lo fa?

Lo chiedo a lei.
È una questione di volontà politica. La Germania tiene in ostaggio la governance economica, e non solo, dell'Unione europea. Come si dice: «l'uomo del Monte ha detto no».

In questo caso, più che altro la donna del Monte...
Bravo, esatto!

L'unica certezza che abbiamo è l'approvazione del pacchetto di tre strumenti.
Partiamo dal Sure. Intanto, tutte le volte che sentiamo un acronimo in inglese, temo che dietro si celi una fregatura. Qui si parla di un totale di 100 miliardi in dieci anni, quindi 10 all'anno. Il che significa che la quota italiana ammonterebbe a pochi spicci. Altro che cassa integrazione europea.

Poi c'è la Banca europea degli investimenti.
Ricordo che il suo statuto le consente di finanziare a tassi agevolati i progetti industriali, non gli Stati. Si potrebbe anche cambiarlo, ma ci vorrebbe comunque del tempo. Quindi è uno strumento che non può essere utilizzato come vorrebbero.

Infine il famigerato Mes light.
Concepito per gli Stati che non hanno più accesso ai mercati, come la Grecia. Ma l'Italia, per fortuna, ogni volta che i suoi titoli vanno all'asta, non ha problemi, anzi ottiene anche tassi buoni. Inoltre, sempre per statuto, il Mes non può erogare più del 2% del Pil di quel Paese: per noi ammonterebbe a 35,8 miliardi. Dovremmo prendere questi soldi, di cui 14 li abbiamo dati noi, sotto forma di prestito con le condizionalità, ovvero sottoponendoci alla tutela della famosa troika? È una barzelletta. Fra l'altro il nostro problema non è quello di rimettere in piedi il nostro sistema sanitario che, con tutte le sue difficoltà, si è dimostrato uno dei migliori del mondo, ma la nostra economia che rischia il collasso: e quei soldi non sono disponibili per questo. Probabilmente si vuole attivare il Mes solo perché altrimenti non potremmo accedere al programma rafforzato di acquisti Omt: una sorta di ricattuccio.

Al quale pare che sarà costretto a cedere anche il Movimento 5 stelle. Che, partendo dalla totale contrarietà al Mes, ora sembrerebbe disposto a votarlo.
Credo che il M5s abbia ormai rinnegato tutto: l'apparentamento con il Pd lo ha snaturato. Non c'è una sola promessa elettorale che abbiano portato avanti, quindi non mi meraviglierei se decidessero di votare anche il Mes. Anzi, di fatto già lo hanno anticipato, bocciando la risoluzione di Fdi votata anche dalla Lega. Buono a sapersi: penso che gli elettori saranno particolarmente severi con loro.

Il problema, almeno potenzialmente, per il centrodestra è che anche Forza Italia è a favore.
Sì, per quello che conta, ormai. Diciamocelo: Fi è stata cannibalizzata dagli altri due inquilini del centrodestra. Continuino pure con questo tipo di politica, vediamo dove andranno a finire. Mi meraviglio che non capiscano che attivare il Mes significa doverlo ripagare con le patrimoniali o le incursioni nei conti correnti. Come glielo racconteranno agli elettori?

A proposito di Europa, in questi giorni vediamo che gli altri governi del Continente stanno ripartendo tutti più velocemente del nostro.
Credo che il modus operandi del governo Conte sia criticato con un coro unanime da tutti gli italiani, e anche dall'estero. Ci sono poche idee ed estremamente confuse. Discriminare le categorie che possono riaprire da quelle che non possono ha creato enormi malumori e soprattutto incomprensioni. D'altronde, credo che tra gli oltre 400 blasonati esperti delle varie task force non ci sia nemmeno un rappresentante dell'industria, del commercio, del turismo, dell'agricoltura. Evidentemente credono di far tutto da soli, e vediamo i risultati.

Intanto restiamo in attesa anche del decreto economico di aprile (che arriverà a maggio). La convincono le misure prospettate?
Il governo deve entrare nell'ordine di idee di concedere liquidità a fondo perduto al commercio e alle industrie, senza costringerli ad indebitarsi ancora. Altrimenti sarà il disastro. Naturalmente, mi piacerebbe che venissero imposte tre condizioni: che chi percepisce i finanziamenti abbia sede in Italia, riceva una quota proporzionale al suo fatturato e non possa licenziare i suoi lavoratori.

L'agenzia Fitch ha tagliato ieri il rating dell'Italia. Si riavvicina il rischio spread?
Io resto sempre dell'opinione che lo spread sia nelle mani della Bce, e dunque che il rating cambi poco. Certo che Fitch ha scoperto l'acqua calda: nel momento in cui l'Italia è particolarmente colpita, ci ha fatto un regalino poco elegante. Voglio vedere se confermerà il rating di tutti gli altri Paesi europei, che sono anche loro in difficoltà. Chiudo con una nota di colore: il rating del Regno Unito, che doveva sprofondare dopo la Brexit, è stato addirittura migliorato...