19 settembre 2021
Aggiornato 09:00
La ricetta

L'«appello» di Carlo Calenda per uscire dalla crisi

Secondo il leader di Azione la ricostruzione del Paese non può essere affidata solo a una parte politica: «Serve un governo politico di unità nazionale che gestisca la fase della ripartenza del Paese»

Il leader di Azione, Carlo Calenda
Il leader di Azione, Carlo Calenda ANSA

ROMA - «Le forze politiche aprano subito un tavolo di confronto per arrivare, in maniera chiara e trasparente, alla stesura di un programma comune che porti alla formazione di un governo politico di unità nazionale che gestisca la fase della ripartenza del Paese, come avvenne nel Dopoguerra». E' l'appello lanciato dal leader di Azione, Carlo Calenda, in un videomessaggio pubblicato sui social.

«Quello che è accaduto sino a ora è che, a parte dire 'State a casa', questo governo - osserva l'ex ministro - non è riuscito a implementare in modo efficiente un singolo provvedimento: dalla cassa integrazione ai 600 euro, dall'approvvigionamento del materiale sanitario a un piano serio per la riapertura. Ma, al di là del giudizio sull'operato del governo Conte, esiste una evidenza: nessun esecutivo di parte potrà affrontare quello che ci aspetta nei prossimi mesi. Non è solo questione della gravità delle scelte che saremo chiamati a prendere ma anche della profondità del cambiamento che dovremo mettere in atto in un tempo brevissimo. Ci troveremo ad affrontare, tutte insieme, le questioni lasciate in sospeso per decenni. Nessuna parte politica da sola può affrontare il peso di un cammino così impervio e straordinario».

«Dovremo, inoltre - prosegue Calenda -, presentarci in Europa e nel mondo come un sistema Paese compatto, capace di difendere l'interesse nazionale oltre le appartenenze di partito, e persino oltre i differenti giudizi sulla qualità del progetto europeo. Abbiamo e avremo bisogno del sostegno dell'Europa a patto che sia un sostegno non punitivo o condizionato a politiche di austerity, presenti o future. Su questa linea di condotta tutte la forze politiche possono convergere. Lo stesso principio vale nel rapporto tra lo Stato centrale e Regioni. Le dinamiche partitiche non possono inficiare l'efficacia della catena di comando, tra amministrazioni centrali e periferiche in un momento di emergenza nazionale. Abbiamo visto negli ultimi mesi quanti drammatici problemi possa generare la mancanza di coordinamento».

«Tutto ciò - prosegue Calenda - implica la necessità di chiudere una lunga stagione di conflitto ideologico e di riconoscere la legittimità dell'avversario politico e delle sue ragioni che, però, ora devo cedere il passo davanti alla necessità di unità nazionale. Nel 1945, i nostri nonni furono in grado di farlo in presenza di differenze ideologiche ben più profonde».

A chi, di sinistra, obietta che non farà mai un esecutivo con chi ha approvato 'provvedimenti eversivi', Calenda ricorda che l'attuale governo non li ha cancellati. «Erano provvedimenti eversivi con Salvini, e sono diventati compassionevoli con Zingaretti?», chiede. «La fase di rilancio e ricostruzione del Paese non può essere affidata a una parte politica, ma neanche a un governo tecnico che sancirebbe ancora una volta il fallimento della politica e dunque della rappresentanza democratica», insiste.

«Abbiamo bisogno di un governo di unità nazionale politico, formato dalle personalità meno conflittuali dei diversi schieramenti, capace di assicurare un consenso ampio a profondo nel Paese davanti alle decisioni difficili, ma necessarie, che si dovranno prendere. Per questo, noi di Azione riteniamo indispensabile che le forze politiche di maggioranza e opposizione aprano immediatamente un tavolo di confronto per verificare la possibilità di dar vita a un programma comune. E' fondamentale che questo confronto non nasconda i punti più sensibili di differenza. A chi obietterà che tutto ciò è impossibile, rispondiamo che ci sono momenti nella storia in cui le cose impossibili diventano inevitabili», conclude Calenda.