31 maggio 2020
Aggiornato 09:00
Emergenza coronavirus

L'app «anti-virus» preoccupa i partiti

Il tracciamento digitale che dovrebbe aiutare a contrastare il contagio allarma opposizione e maggioranza e in serata arriva dal governo una rassicurazione: il Parlamento è sovrano e la privacy verrà garantita

L'app «anti-virus» preoccupa i partiti
L'app «anti-virus» preoccupa i partiti ANSA

ROMA (ASKANEWS) - L'app «anti-virus» preoccupa i partiti, il tracciamento digitale che dovrebbe aiutare a contrastare il contagio allarma opposizione e maggioranza e in serata arriva dal governo una rassicurazione: il Parlamento è sovrano e la privacy verrà garantita. Tracciare i movimenti delle persone è una delle strategie di cui si parla da settimane, l'esempio della Corea del Sud - che ha contenuto i contagi - ha spinto molti virologi a chiedere che anche qui si adotti una misura analoga.

Ma monitorare ogni spostamento in ciascun minuto della giornata è roba delicata, da «grande fratello», e inevitabilmente è scattato l'allarme: «Usare le nuove tecnologie per combattere il virus è utile, ma con tutte le garanzie dovute ai cittadini italiani», ha attaccato Matteo Salvini. «Un commissario non può certo derogare dai diritti costituzionali senza che sia il Parlamento, e quindi il popolo, ad essere investito di decisioni così delicate. La strada scelta dal governo è pericolosa. La nostra libertà non è in vendita».

Simili le parole di Giorgia Meloni: «Occorre andarci con i piedi di piombo perché il rischio è sempre molto alto. Per questo è assolutamente impensabile che basti una semplice ordinanza per diffondere il software: un passaggio in Parlamento è d'obbligo».

Ma anche Pd, Leu e esponenti M5s hanno messo in guardia il governo. L'app è uno strumento «importante», ha detto il presidente dei senatori democratici Andrea Marcucci ma «mi limito a ricordare che in Italia vige comunque una Costituzione che non può essere elusa, soprattutto nella parte dei diritti fondamentali. Quel che è certo è che dovrà discuterne il Parlamento». Analoga la posizione del capogruppo alla Camera Graziano Delrio: «E' necessario che la materia venga esaminata dalle Camere».

Non è solo una questione di metodo da seguire. Filippo Sensi, deputato Pd, contesta l'ipotesi di limitare la libertà circolazione alle persone che non accetteranno di installare l'app sul proprio telefono: «Decisioni che mettano capo a cittadini di serie A e di serie B sono contro la Costituzione. Il sistema a punti lasciamolo ai Paesi autoritari».

Un fuoco di fila al quale il governo ha dato una risposta in serata, durante la riunione tra i ministri Francesco Boccia e Paola Pisano, il commissario Domenico Arcuri e i presidenti delle regioni. «Il Parlamento è sovrano», ha assicurato Boccia. Tradotto, significa che l'app non sarà entrerà in vigore con un'ordinanza del commissario ma sarà previsa da un decreto legge ad hoc o inserita in un decreto attualmente in discussione. Inoltre, ha chiarito Boccia, verrà rispettata la privacy dei cittadini e la gestione e la conservazione dei dati sarà affidata allo Stato e non a privati.

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