22 settembre 2020
Aggiornato 04:00
La ricetta del filosofo

Massimo Cacciari: «Dopo l'emergenza serve un Governo d'unità nazionale con Draghi Premier»

L'ex sindaco di Venezia è scettico anche sull'utilizzo degli eurobond: «Una grande emissione di titoli europei garantiti dalla BCE per affrontare la crisi sarebbe ragionevole, ma questo non avverrà mai»

Massimo Cacciari, filosofo ed ex Sindaco di Venezia
Massimo Cacciari, filosofo ed ex Sindaco di Venezia ANSA

ROMA - L'unità tanto invocata per combattere il coronavirus servirà anche quando sarà finita l'epidemia. Per Massimo Cacciari, soprattutto quando sarà finita l'epidemia: «Di fronte allo scenario catastrofico che si aprirà, sarebbe logico un governo con una grande coalizione», dice il filosofo in un'intervista a Circo Massimo, su Radio Capital. «Chiaramente una grande coalizione si può realizzare soltanto se cambiano gli equilibri politici nel governo, se cambia il primo ministro. E l'uomo più adatto», sottolinea Cacciari, «per condurre una manovra così radicale con il massimo appoggio possibile dei Paesi europei sarebbe senza dubbio Mario Draghi. Ma non avverrà, anche se gli appelli di Mattarella mi pare di capire che vadano in quella direzione».

Le «colpe» dell'Italia

L'ex sindaco di Venezia è scettico anche sull'utilizzo degli eurobond: «Una grande emissione di titoli europei garantiti dalla BCE per affrontare la crisi sarebbe ragionevole, ma anche questo non avverrà mai: i Paesi del nord, ma anche la Germania, non accetteranno mai di salire con noi sulla stessa barca, fintantoché non daremo dimostrazione, con una manovra eccezionale, di volerci accollare le nostre responsabilità. Noi abbiamo continuato ad aumentare il nostro debito a partire dall'euro, senza sfruttare l'opportunità che l'euro ci dava di ridurre drasticamente il debito. Bisogna rendersi conto anche di questo, non possiamo continuare a scaricare le responsabilità sull'Europa e sulla Germania: è mancanza di serietà, è infantilismo».

Il Governo dovrebbe dare rassicurazioni

«In una situazione del genere, il governo non può fare altro che seguire le indicazioni delle autorità sanitarie, come stanno facendo anche gli altri governi. Non stanno facendo altro: traducono in decreti le indicazioni che vengono dalle strutture sanitarie», dice Cacciari, che racconta di ricevere «messaggi e telefonate di amici imprenditori che si chiedono per quanto tempo potranno fare gli imprenditori responsabili senza mandare a casa le persone. Ci sono due tipi di persone che stanno a casa: quelli come me, e quelli che perdono il lavoro. Il governo dovrebbe dare rassicurazioni, ad esempio dire agli imprenditori che ai lavoratori ci pensano loro per evitare che gli imprenditori vadano con il culo all'aria. Dovrebbero dare rassicurazioni a tutte le categorie più esposte alla crisi, e mi pare che i provvedimenti non siano ancora operativi e siano molto incerti da interpretare».

Serve un tavolo con il sistema delle imprese

Per questo, per il filosofo «dovrebbe esserci un tavolo, come si è aperto un tavolo coi sindacati sulle regole di sicurezza. Dovrebbe esserci una concertazione con tutto il sistema delle imprese per vedere come intervenire, e non tanto con la cassa integrazione, intervento che do per scontato», chiarisce, «ma la cassa integrazione grava anche sull'impresa, e quando un'impresa per mesi e mesi non incassa, come fa l'imprenditore a pagarla? O manda i lavoratori a casa o va col culo per aria. Non basta: bisogna pensare al lavoro precario, al lavoro stagionale, al lavoro a tempo determinato, che saranno i primi a essere spazzati via. E su questo il governo deve dare indicazioni più precise e non mi pare che al momento ci siano».