28 febbraio 2020
Aggiornato 04:00
Maggioranza

Matteo Renzi: «Non ce ne andiamo dal Governo ma non divento giustizialista»

Il leader di Italia Vivia: «Siamo una forza riformista, non cediamo al populismo nella giustizia. Non ce ne andiamo ma se ci vogliono cacciare, ce lo dicano. Nessuna ipotesi di appoggio esterno»

Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi ANSA

ROMA - «Questo governo, che io stesso ho promosso, è nato per evitare l'Italexit di Salvini, ma non posso diventare giustizialista. Siamo una forza riformista, non cediamo al populismo nella giustizia. Non ce ne andiamo ma se ci vogliono cacciare, ce lo dicano». Lo ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi intervistato a Circo Massimo su Radio Capital. «Premesso che il Paese in questo momento ha ben altri problemi, come le infrastrutture o il coronavirus - continua Renzi - sulla giustizia bisogna trovare un punto d'accordo. Il compromesso di ieri è un passo avanti, ma per noi non è sufficiente perché contiene ancora un principio giustizialista. Il Parlamento deve scegliere tra la legge di Bonafede e Salvini e quella di Gentiloni e Orlando. Io sto con questi ultimi due. La novità di ieri è che il Pd si è schierato con il M5s».

Nessuna ipotesi di appoggio esterno

«Assolutamente no: no, no, no": intervenendo a Circo Massimo, il leader di Italia assicura che non intende far cadere il governo, dopo non aver accettato la proposta di compromesso sulla prescrizione. E smentisce le ipotesi di stampa di un eventuale «appoggio esterno": significherebbe «far dimettere i nostri ministri, che poi sono tre. Noi non vogliamo lasciare - dice -. Poi se il presidente del Consiglio vuole che lasciamo ci mettiamo un quarto d'ora"

«Sulla giustizia però noi non ci stiamo. Se qualcun'altro per mantenere una poltrona è disponibile a diventare socio faccia pure, noi siamo un'altra roba. Io non ho problemi su questo, se lui (Conte) trova i voti nel mondo della destra, che gli vota sta roba, io sono contento per loro - prosegue Renzi -. Il Parlamento è sovrano. Secondo me non hanno la maggioranza. Poi se ce l'hanno evviva. La mia impressione è che abbiano fatto male i conti e che rischiano di fare un pasticcio».

Accordo a tre non ha maggioranza in Parlamento

«Questo accordo a tre, a mio sommesso avviso, non ha la maggioranza in Parlamento». Sulla possibilità che Conte trovi 50 centristi pronti a sostenere il governo aggiunge: «Io non ho problemi su questo, se lui trova i voti nel mondo della destra io sono contento per loro, un po' meno per il Paese, ma noi non lo faremo. La mia impressione è che abbiano fatto male i conti, rischiano di fare un pasticcio. Non riesco a capire perché il Pd non utilizzi la forza del risultato in Emilia Romagna per dettare l'agenda, ma continui a inseguire quella dei cinquestelle».

PD: «Minaccia appoggio esterno durata qualche ora»

«Spiace che il Senatore Matteo Renzi continui ad attaccare il partito sbagliato: il nostro avversario è la destra di Salvini. La minaccia di appoggio esterno al Governo è durata qualche ora e questa mattina è stato costretto a fare marcia indietro. Pur di non prendere atto che il Ministro Bonafede ha cambiato radicalmente la propria posizione sulla prescrizione, che sarà modificata subito, tornando sostanzialmente alla legge Orlando, insieme alla riforma del processo penale che sarà approvata lunedì in Cdm, il leader di Italia Viva preferisce dare patenti di giustizialismo o di garantismo invece di fare proposte ai tavoli di maggioranza. Ieri sera Matteo Renzi ha preferito l'ultimatum al dialogo, come è abituato salvo fare sistematicamente marcia indietro come per le «battaglie» populiste su plastic tax e sugar tax, come per il decreto sulla popolare di Bari, come per altre vicende in cui ha agitato l'ascia di guerra salvo poi votare con tutta la maggioranza facendo retromarcia». Così in una nota il vicecapogruppo del Pd alla Camera dei Deputati Michele Bordo.