2 aprile 2020
Aggiornato 22:00
L'inchiesta

Arrestata Lara Comi (Forza Italia) nell'indagine «Mensa dei poveri»

Disposti i domiciliari per l'ex europarlamentare. Le accuse vanno da corruzione, false fatturazioni, finanziamento illecito ai partiti e truffa aggravata

Lara Comi, ex europarlamentare di Forza Italia
Lara Comi, ex europarlamentare di Forza Italia ANSA

MILANO - «Nonostante la giovane età, Lara Comi ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel far ricorso a diversi collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche, all'incameramento di finanziamenti illeciti vuoi verso la retrodatazione di quota parte degli esborsi erogati per lo svolgimento di consulenze, vuoi attraverso l'ingiustificato aumento di emolumenti di cui chiedere il rimborso all'ente di appartenenza, vuoi attraverso la predisposizione di consulenze fittizie attraverso la cui remunerazione mascherare l'ottenimento di finanziamenti illeciti». Lo scrive il gip di Milano, Raffaella Mascarino, nell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato all'arresto dell'ex eurodeputata di Forza Italia, Lara Comni, finita ai domiciliari iinsieme a Paolo Arrigoni, amministratore delegato della catena di supermecati Tigros ed ex candidato sindaco a Varese per il centrodestra. In carcere è invece finito Giuseppe Zingale, direttore generale dell'ente Afol della città metropolitana di Milano.

Dall'analisi degli atti dell'indagine soprannominata «Mensa dei poveri», sottolinea ancora il giudice milanese, «emerge la peculiare abilità che l'indagata Comi ha mostrato di aver acquisito nello sfruttare al meglio la sua rete di conoscenze al fine di trarre da munus publicum di cui era investita per espressione della volontà popolare il massimo vantaggio in termini economici e di ampliamento della sua sfera di visibilità».

Le accuse a Lara Comi

Lara Comi è accusata di corruzione, false fatturazioni, finanziamento illecito ai partiti e truffa aggravata al Parlamento Europeo. Il suo nome compare in sei dei sette capi di imputazione dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Mascarino. I pm Luigi Furno, Adriano Scudieri e Silvia Bonardi, contestano all'ex eurodeputata di aver svolto il ruolo di «intermediaria nella dazione corruttiva» in relazione «all'estensione di un incarico di consulenza» di 21 mila euro ottenuto dall'avvocato Maria Teresa Bergamaschi da parte di Afol, «in cambio della promessa e della successiva retrocessione, materialmente avvenuta per il tramite di Lara Comi, di una parte del corrispettivo previsto per l'incarico stesso e, segnatamente, della somma di 1000 euro».

Denaro corrisposto «in parte tramite il pagamento di una fattura per operazione inesistente emessa dalla Premium Consulting Srl, società di cui Lara Comi è legale rappresentante, e in parte mediante l'utilità consistente nel mancato incasso da parte della Bergamaschi del corrispettivo di 5 mila euro a fronte della prestazione intellettuale materialmente consistita nella redazione di un libro a firma Comi Lara».

Due i casi di false fatturazione per operazioni inesistenti

Il primo riguarda una fattura da 6.100 euro «emessa nei confronti della ditta individuale Maria Teresa Bergamaschi in relazione a un'operazione oggettivamente inesistente, in quanto relativa ad un'attività professionale di fatto mai eseguita». Il secondo è invece relativo a una fattura da 38 mila euro emessa nei confronti delle Officine Meccaniche Rezzatesi che fanno a capo a Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia indagato per finanziamento illecito, per due incarichi di consulenza effettuati, scrive il gip, copiando materiale scaricato sul web: «I relativi elaborati costituiscono l'accostamento di brani tratti da siti internet» e soltanto «in alcuni casi lievemente elaborati».

L'ex eurodeputata di Forza Italia è anche accusata di aver incassato 31 mila euro di finanziamento illecito sempre da Bonometti per la sua ultima campagna elettorale: anche in questo caso mascherandolo come pagamento di due consulenze per «prestazioni intellettuali solo fittiziamente espletate in quanto i relativi elaborati costituiscono l'accostamento di brani tratti da internet».

Truffa aggravata ai danni del Parlamento Europeo

A suo carico ci sono poi due casi di truffa aggravata ai danni del Parlamento Europeo. Il primo riguarda il contratto di Andrea Aliverti, suo ex addetto stampa a Strasburgo. Contratto aumentato da 1000 a 3.495 euro, ma «con il previo accordo tra le parti di consegnare una quota parte di tale compenso, pari a 1.500 euro mensili, in contanti a Carmine Gorrasi per il pagamento delle spese delle strutture del partito Forza Italia nella provincia di Varese e per retrocedere una parte del corrispettivo a Giacchino Caianiello», considerato dagli inquirenti milanesi il «burattinaio» del sistema di tangenti, spartizione degli appalti, nomine pilotate e finanziamenti illeciti in Lombardia, «inducendo così in errore gli organi competenti del Parlamento Europeo in ordine all'effettivo valore della prestazione effettuata da Aliverti e procurando per sè e per altri un ingiusto profitto, pari alla predetta maggiorazione di importo, con corrispondente danno per il Parlamento europeo». Un secondo episodio è invece relativo al contratto ottenuto da Giocacchino Caianiello «quale collaboratore locale dell'europarlamentare Lara Comi": 2450 euro al mese, sottolinea il gip, per «un'attività mai effettivamente e concretamente svolta».

Comi è finita ai domiciliari per tre episodi

Uno riguarda due contratti di consulenza ricevuti dalla sua società, la Premium Consulting Srl, con sede a Pietra Ligure (Savona), da parte di Afol e, in particolare, dal dg Giuseppe Zingale, «dietro promessa di retrocessione di una quota parte» allo stesso Zingale, in carcere, e a Gioacchino Caianiello, l'esponente di Forza Italia ritenuto dagli inquirenti il «burattinaio» del presunto sistema di appalti e nomine illecite. Inoltre, è accusata di aver incassato un finanziamento illecito da 31 mila euro dall'industriale bresciano titolare della Omr holding e presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti. Soldi che sarebbero dovuti servire per la campagna elettorale relativa alle ultime europee e per una consulenza basata su una tesi di laurea scaricabile dal web dal titolo «Made in Italy: un brand da valorizzare e da internazionalizzare per aumentare la competitivita' delle piccole aziende di torrefazione di caffe'». Infine, il terzo episodio riguarda una presunta truffa aggravata al Parlamento europeo.

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