23 settembre 2019
Aggiornato 09:00

Giuseppe Conte a Matteo Salvini: «Non lasciarti prendere da prospettive di predominio»

Il Presidente del Consiglio al Corriere della Sera: «Se la Lega aspira a capitalizzare un consenso politico in un sistema fondato sulla democrazia parlamentare come il nostro, non può che passare da elezioni politiche»

Giuseppe Conte e Matteo Salvini
Giuseppe Conte e Matteo Salvini ANSA

ROMA - «Non vorrei che una Lega forte del risultato della consultazione europea si lasciasse prendere da prospettive di predominio, e assumesse via via atteggiamenti sempre più strumentali». A spiegarlo in un colloquio col Corriere della Sera, è il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Per il capo del governo «se la Lega aspira a capitalizzare un consenso politico in un sistema fondato sulla democrazia parlamentare come il nostro, non può che passare da elezioni politiche. Insomma deve assumersi la responsabilità di chiedere nuove elezioni politiche e poi vincerle. Le Europee hanno una logica e prospettive diverse ...».

Un onore essere «matterelliano»

Conte spiega di aver «intercettato la voglia del Paese di uscire da queste diatribe continue. O forse perché cerco di additare gli interessi generali. È singolare che in campagna elettorale mi dessero del grillino, schierato con Di Maio. Adesso mi accusano di essere 'mattarelliano'. Tra l' altro, essere in sintonia col capo dello Stato è un onore».

Senza responsabilità rischiamo di andare tutti a casa

«Se non è come a dicembre, rischiamo di andarcene tutti a casa. Di certo me ne vado io. Devo poter condurre insieme al ministro dell' Economia, Giovanni Tria, il negoziato senza distonie e cacofonie». Secondo Conte, «l'Italia un commissario lo avrà. Ma sarà importante vedere chi, come e con quale ruolo economico. Dobbiamo sapere che ci troveremo di fronte un Parlamento europeo molto diffidente. Lì passa chi ha la maggioranza più uno dei voti, e noi non saremo in maggioranza. Le forze politiche interne non hanno capitalizzato i voti, a Strasburgo. Si prefigura un loro ruolo non decisivo anche per la Lega che pure ha riportato una grande vittoria in Italia».

Evitare procedura per debito eccessivo

Ma la procedura di infrazione «viene avviata con le regole attuali e con queste bisogna fare i conti», avverte il premier. «Lo dico agli alleati ma anche al Paese che produce e fatica ogni giorno: una procedura per debito eccessivo va evitata. Esporrebbe l' Italia a uno spread difficilmente controllabile; e a fibrillazioni dei mercati finanziari che, in caso di declassamento da parte delle agenzie internazionali di rating, renderebbero più difficile al governo collocare il nostro debito sui mercati», conclude il premier. «Ecco perché occorre unitarietà di intenti e chiarezza di obiettivi. Quando si fa un negoziato bisogna avere nitido il risultato da raggiungere, e mantenersi lucidi e tenaci. Non posso e non voglio assumermi la responsabilità di esporre il sistema-Paese a rischi inutili».

No ai mini-Bot. Proposta mai portata a Palazzo Chigi

«Ci sono veline che diffondono questa tesi in senso deteriore, raffigurandomi come una sorta di novello Mario Monti: un tecnocrate che vuole uccidere il contratto perché non vuole approvare i mini-Bot». Si tratta di «una proposta mai portata a Palazzo Chigi. E siccome ha implicazioni di sistema, mi aspettavo che correttamente mi fosse portata per esaminarne insieme aspetti e contenuti».

Accelerare sui pagamenti della PA

Per il capo del governo, accelerare sui pagamenti della Pubblica amministrazione in favore dei creditori «è un obiettivo pienamente condivisibile». Ma non con i miniBot. «Abbiamo già introdotto uno strumento per raggiungere l'obiettivo con la triangolazione tra Comuni, Cassa depositi e prestiti e creditori». Conte spiega che «se i crediti della PA non sono certificati non sono neppure pagabili. Siccome non possono costituire una moneta parallela non c'è l'obbligo di accettarli come mezzo per estinguere un'obbligazione. E chi li accetta, ragionevolmente vorrebbe scontare il fatto di prendere in carico un'attività parzialmente liquida che non frutta interesse. Il risultato è che finirebbero per essere negoziati sotto la parità. E lo sconto rispetto all'euro sarebbe una misura del rischio di uscita del Paese dalla moneta unica».