19 maggio 2019
Aggiornato 18:30
Governo Lega-M5s

Caso Siri, Conte: «Se convinto saprò scollarlo dalla poltrona»

Il Presidente del Consiglio: «Io, qualunque decisione prenderò, voglio prima guardarlo negli occhi. Con Siri ci parlerò, chiederò delle spiegazioni, le pretenderò anzi e poi sarà assunta una decisione»

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ( ANSA )

ROMA - «La fiducia, è questo il tema. Soprattutto in base a questo deciderò. Parlo della fiducia del premier verso il suo sottosegretario. E dei cittadini verso le istituzioni. Se la mia determinazione andrà nella direzione delle dimissioni, troverò il modo di scollarlo dalla poltrona». In un colloquio da Pechino con Corriere della Sera, Repubblica e Stampa, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte torna così sul caso del sottosegretario leghista Armando Siri. «Si possono avere vari giudizi di questo governo, ma non ci sarebbe stato il 4 marzo se non ci fosse stata una frattura tra le élite politiche e il popolo, se i cittadini non avessero perso la fiducia verso le istituzioni. In questo contesto deve essere inserito anche il mio ruolo sul caso Siri», spiega Conte.

Da Siri pretendo spiegazioni

«Delle carte ho visto poco, solo qualcosa. Vedrò cosa mi verrà portato, ascolterò le spiegazioni che mi verranno fornite. Certamente lo sfondo della mafia è un elemento di cui terrò conto». In ogni caso, «io, qualunque decisione prenderò, voglio prima guardarlo negli occhi. Con Siri ci parlerò, chiederò delle spiegazioni, le pretenderò anzi e poi sarà assunta una decisione. Il mio è un percorso molto lineare - spiega Conte - e credo che i cittadini lo comprendano. Spiegherò il come e il perché della mia decisione, assumendomene tutta la responsabilità. Non venga però fraintesa la mia posizione: non sono un giudice, da avvocato conosco il diritto e il principio della presunzione di innocenza». Per il premier «è comprensibile che Salvini difenda Siri, e anche la posizione di Di Maio è fisiologica», così come «è fisiologico che in queste settimane si alzino i toni della voce per farsi sentire di più dagli elettori. Meno male che questa - osserva - è l'ultima campagna elettorale. Dopo il 26 maggio il clima deve cambiare. Cambierà per forza».

Questo è un Governo che sta governando

Nei colloqui Conte difende anche il suo ruolo nell'esecutivo, negando che sia schiacciato dai due vice premier 'politici': «Che non sia di secondo piano lo provano i 45 articoli del decreto crescita che ho approvato per il popolo italiano e le imprese. Ma a voi interessa solo cosa ha detto Salvini, cosa ha detto Di Maio», e «io non posso stare dietro alle polemiche quotidiane di Lega e M5S, ho un altro ruolo e non partecipo alla competizione elettorale», dichiara. «Questo è un governo che sta governando. Lavoriamo come matti. Ritengo che le nostre misure, a partire dai decreti sulla crescita e sui cantieri, porteranno effetti certi sul Pil nel secondo semestre. Se un giorno mi rendessi conto che non stiamo più lavorando e realizzando le cose che avevamo promesso - conclude - sarei io il primo a trarne le conseguenze».