21 novembre 2019
Aggiornato 06:30

PD, Zingaretti apre il cantiere delle alleanze e lancia mobilitazione: «Noi unica alternativa a Salvini»

Per neo Segretario del PD il governo è un «monocolore» leghista con una «cannibalizzazione» lenta ma costante del M5s da parte della Lega. In questo contesto, il Pd e il centrosinistra sono l'unica «alternativa possibile» al Carroccio

Nicola Zingaretti, neo segretario del PD
Nicola Zingaretti, neo segretario del PD ANSA

ROMA - Uno sforzo di «serietà e spirito unitario» per «poi scatenare una reazione corale, collegiale, collettiva per fermare la deriva del Paese». E un «grande cantiere» per la costruzione di alleanze, a partire dalle Europee, ma senza rimettere «indietro le lancette dell'orologio». E' questo il percorso tracciato dal neo segretario del Pd Nicola Zingaretti, nella sua relazione alla prima direzione dopo il congresso. Il suo documento è stato approvato senza voti contrari, ma con l'astensione della corrente che fa capo a Roberto Giachetti.

Unica alternativa a Salvini

Per Zingaretti il governo è un «monocolore» leghista con una «cannibalizzazione» lenta ma costante del M5s da parte della Lega. In questo contesto, il Pd e il centrosinistra sono l'unica «alternativa possibile» al Carroccio. Proprio la costruzione di un nuovo centrosinistra è una delle priorità del neo-segretario, su questo guardato a vista dagli ex renziani.

Costruire una rete di alleanze

«Il grande cantiere da aprire - ha spiegato - è la costruzione di una rete di alleanze intorno a noi in un campo ancora fragile, un lavoro già iniziato nei territori, nei comuni dove si sta votando. E' tempo di riaprire la stagione della costruzione sia alle amministrative che alle Europee». Per far questo «confini e aspettative individuali vanno messi in secondo piano» in un processo di avvicinamento a varie realtà. Alle Europee non si sono verificate, al momento, le condizioni di una alleanza, «ma - ha sottolineato - dobbiamo andare avanti nello spirito che anche 'Siamo europei' (la proposta di Carlo Calenda, ndr) ha indicato: quello di una forza che si ripropone come baluardo della riformazione dell'Europa, per salvare l'Europa, una lista che si rivolge con questa missione, con un programma di grande rinnovamento e credo sia giusto che anche il simbolo europeo sia presente e sia caratterizzante della proposta».

La «supervisione» dei renziani

Sulle alleanze, Zingaretti sa di essere controllato da vicino dai renziani, che temono un rientro a casa di Mdp. Per questo il segretario è stato molto cauto. Tra i soggetti con cui dialogare, ha elencato, «c'è Pizzarotti e Italia in comune c'è +Europa, Democrazia solidale, un piccolo movimento legato all'associazionismo cattolico, c'è Articolo 1, c'è il Partito socialista». Tutte forze con cui intavolare un dialogo, senza per questo rimettere indietro «le lancette dell'orologio». In particolare con Mdp il segretario assicura di non volere «ricomposizioni ma di trovare una nuova dimensione perché non si perda nemmeno un voto». Gli esponenti che fanno capo al senatore di Rignano, pur divisi in più correnti, ascoltano ma non si fidano del tutto. Per questo arriva l'astensione di Giachetti e dei suoi. E per questo Lorenzo Guerini, renziano che ha aderito alla mozione Martina, sottolinea proprio la necessità di non «rimettere le lancette all'indietro».

Per il resto il «programma» di Zingaretti non trova oppositori

«La relazione di oggi ci ha offerto un quadro condiviso del lavoro che dobbiamo fare. L'ho apprezzata - ha commentato Maurizio Martina, sconfitto alle primarie -. Bene 'Siamo Europei' nel simbolo Pd e la costruzione di liste aperte. Bene aver chiarito che il tema non è il ritorno del Pd di chi ha deciso di andarsene tempo fa. L'unità delle forze italiane che si richiamano al socialismo europeo è una condizione per me necessaria ma non sufficiente; occorre lavorare a coinvolgere anche nuove energie liberal-democratiche, riformiste, ambientaliste. Noi non dobbiamo fare testimonianza, noi dobbiamo sviluppare un progetto per l'alternativa aperto e riformista. Di cambiamento e di innovazione».

Riorganizzazione del partito

Superato senza sostanziali problemi il primo voto in direzione, ora Zingaretti deve accelerare sulla riorganizzazione del partito. C'è da costruire la segreteria e da mettere mano ai gruppi parlamentari. Ma anche da non disperdere il contatto con elettori e militanti risvegliato almeno in parte dalle primarie. Per questo, ha annunciato, ci saranno una grande assemblea con i sindaci e «il 5, 6 e 7 aprile tre giornate di mobilitazione nazionale, tre giornate di inizio della nostra campagna di denuncia al governo sotto lo slogan 'Per amore dell'Italia' con tutto il gruppo dirigente. Non solo sarà l'inizio della campagna elettorale ma l'inizio della mobilitazione del Pd».