21 agosto 2019
Aggiornato 01:00
Strage migranti

Civati: «Morti colpa delle Ong? Le affermazioni di Matteo Salvini sono vergognose e deliranti»

Lo dichiara Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, replicando alle parole del Ministro dopo l'ultima strage di migranti nel Mediterraneo: «Vuole fare propaganda sulla pelle dei disperati»

Giuseppe Civati
Giuseppe Civati ANSA

ROMA - «Le organizzazioni non governative salvano vite in mare: non causano morti, né alimentano traffici di scafisti. Le affermazioni di Matteo Salvini sono vergognose e deliranti: scaricare la colpa sulle ong è solo un maldestro tentativo di nascondere l'inefficacia delle sue politiche». Lo dichiara Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, replicando alle parole di Matteo Salvini dopo l'ultima strage di migranti nel Mediterraneo.

«Salvini fa propaganda sulla pelle dei disperati»

«Negli ultimi due anni - prosegue - le persone sono sparite, molte sono morte nelle traversate o finite nei campi libici, vittime di torture. E proprio sulla Libia, al di là di qualche conferenza, nessuno si interessa di cosa accade, a cominciare dal governo che vede di fatto Salvini alla guida. Il ministro dell'Interno - aggiunge Civati - vuole insomma ancora fare propaganda sulla pelle dei disperati. E nemmeno la morte di centinaia di centinaia di persone gli fanno rinunciare a questo gioco disumano».

Grasso: «Quando ci sentiremo responsabili di morti migranti?»

«117 persone morte nel Mar Mediterraneo. Tra queste, anche 2 bambini e una donna incinta. L'ennesima tragedia avvenuta nella più totale indifferenza degli Stati europei, Italia compresa. Quando inizieremo, come comunità, a sentirci responsabili per queste morti?». Lo ha scritto Pietro Grasso, senatore di Liberi e Uguali, in un post su Facebook.

Astalli: tragedia migranti dimostra che chiudere porti non serve

117 migranti morti ieri a largo della Libia: è il tragico bilancio riferito dai tre superstiti, che si trovano ora a Lampedusa per ricevere assistenza. Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, centro dei gesuiti per i rifugiati, sottolinea che «ogni morte, anche se fosse una, ci dovrebbe interrogare, ci dovrebbe fare chiedere come una persona sia potuta morire affogata nel Mediterraneo, per quale motivo, e se le politiche messe in atto non siano tra le cause di tali tragedie. Invece sembra che tutto possa essere discusso tranne che le politiche dei singoli stati e dell'Unione Europea. Questa tragedia ci conferma che dobbiamo cambiare direzione; non serve bloccare i flussi migratori, non serve chiudere i porti, quello che è veramente urgente è soccorrere e garantire un'accoglienza dignitosa».