22 gennaio 2019
Aggiornato 08:00
Decreto sicurezza

I migranti non saranno più iscritti all'anagrafe? Come stanno davvero le cose

Il ;inistero dell'Interno sta pubblicando sul sito alcuni approfondimenti sul decreto Salvini per chiarire i punti confusi

Migrante in un centro di accoglienza
Migrante in un centro di accoglienza ANSA

ROMA - E' vero o no, come denunciano in tanti, che, a seguito delle nuove norme, non potranno più essere iscritti all'anagrafe della popolazione residente gli stranieri che necessitano di protezione internazionale? «Assolutamente no». Il ministero dell'Interno sta pubblicando sul sito alcuni approfondimenti sul decreto Salvini per chiarire alcuni punti confusi. Tutti coloro ai quali è riconosciuto lo status di protezione internazionale ovvero gli stranieri che, rientrando in speciali categorie, necessitano di specifica tutela, possono accedere al SIPROIMI, beneficiano delle misure di integrazione e, naturalmente, possono essere iscritti all'anagrafe della popolazione residente, analogamente a quanto avviene per gli stranieri regolarmente soggiornanti non richiedenti asilo (questi ultimi, attualmente solo 98.000m a fronte di circa 4 milioni e mezzo di stranieri regolarmente soggiornanti per motivi diversi dalla richiesta di asilo).

Chi ha già ricevuto il permesso umanitario

Il Viminale spiega che chi ha già ricevuto un permesso umanitario in base alla previgente normativa continua a rimanere legittimamente nel territorio e rimane iscritto all'anagrafe fino alla scadenza del titolo ovvero anche successivamente, potendo convertire quest'ultimo in permesso di lavoro o per ricongiungimento familiare o, comunque, ottenere uno dei permessi speciali, se ne sussistono le condizioni. Il Viminale spiega che l'obiettivo generale dell'insieme delle disposizioni introdotte è quello di riportare a una gestione ordinaria il «sistema asilo» nazionale, attraverso il progressivo azzeramento delle istanze pendenti e la contrazione dei tempi di esame delle richieste di asilo.

Cosa cambia per i richiedenti asilo

Dunque, cosa cambia in materia di iscrizione anagrafica? Durante la fase tecnica di esame dell'istanza, al richiedente asilo - pur non essendo più iscritto all'anagrafe della popolazione residente in base alle nuove norme - continuano a essere assicurati gli stessi servizi di accoglienza e di assistenza, le cure mediche e i servizi scolastici per i minori. Si tratta, in concreto, di circa 98.000 richiedenti asilo - numero che si conta di assorbire entro l'anno grazie alla notevole riduzione dei flussi di ingresso incontrollato e alle iniziative di velocizzazione delle procedure di riconoscimento - a fronte dei circa 4 milioni e mezzo di stranieri regolarmente residenti ad altro titolo, che possono essere iscritti all'anagrafe. Al termine dell'iter procedurale connesso all'istanza di asilo e a seguito del riconoscimento di una forma di protezione, lo straniero potrà essere regolarmente iscritto all'anagrafe, «avendo una prospettiva stabile di presenza sul territorio».

Semplificazione e accelerazione delle procedure

Perché queste modifiche in tema di iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo? Già più volte in passato - chiarisce il Viminale - anche per il tramite delle proprie associazioni rappresentative, svariati comuni - specie quelli di piccole dimensioni che si sono trovati a ospitare per lunghi periodi centri di accoglienza di grandi dimensioni - avevano posto la questione connessa all'iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo. L'eccessivo numero di richiedenti asilo in strutture di accoglienza ubicate in piccoli centri - e il turn over che ne è derivato nelle relative presenze - ha, infatti, spesso determinato un sovraccarico di lavoro per gli uffici anagrafe dei comuni interessati, specie di quelli con poche unità di personale in servizio rispetto alle effettive necessità operative. Alle esigenze di semplificazione già prospettate, si aggiunge ora una considerazione di centrale rilevanza, ossia la progressiva accelerazione delle procedure di esame delle istanze di asilo conseguente ai nuovi istituti introdotti, che consentirà una effettiva contrazione della fase «transitoria» in cui si trova lo straniero richiedente.