16 ottobre 2019
Aggiornato 11:00
Decreto sicurezza

Leoluca Orlando non arretra: «Salvini eversivo, decreto disumano e criminogeno»

Il sindaco di Palermo non intende recedere dalla sua posizione contro l’applicazione del decreto sicurezza del Ministro dell'Interno

La combo, realizzata con due immagini di archivio, mostra Matteo Salvini e Leoluca Orlando
La combo, realizzata con due immagini di archivio, mostra Matteo Salvini e Leoluca Orlando ANSA

PALERMO - Orlando, sindaco di Palermo, non intende recedere dalla sua posizione contro l’applicazione del decreto sicurezza, convertito in legge: «Non arretro, non c’è motivo di arretrare. Il comportamento del governo è eversivo, non siamo un modello ma solo l’esempio di come si debba rispettare la Costituzione», ha dichiarato sottolineando che la reazione del ministro dell’Interno Matteo Salvini «dimostra il degrado della cultura politica».

«Non è posizione di protesta»

Il sindaco di Palermo è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format «I Lunatici», condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, ed è tornato a parlare della sua presa di posizione: «Non arretro, non c’è motivo di arretrare, io ho assunto una posizione che non è né di protesta, né di disubbidienza, né di obiezione di coscienza. Ho assolto alle mie funzioni istituzionali di sindaco, l’ho fatto in modo formale il 21 dicembre, senza fare alcun comunicato».

«Disumano e criminogeno»

«C’è una parte di competenza comunale – ha spiegato il sindaco – nella quale il decreto manifesta il suo volto disumano e criminogeno perché stiamo parlando di quella parte del provvedimento che rende concretamente illegittimi coloro che sono legittimi». Siamo - continua Orlando - in presenza di un provvedimento che rende coloro che hanno un regolare permesso di soggiorno ad essere «dall’oggi al domani senza diritti». E tutto questo «in palese violazione dei diritti costituzionali», quindi «è dovere di un sindaco non scaricare sui dipendenti comunali la responsabilità». Per questo, fa sapere, ha disposto per iscritto di sospendere l’attuazione di questo decreto, «perché siamo in presenza di una violazione di diritti umani che non sono poi risarcibili».