15 agosto 2022
Aggiornato 18:00
L'intervista

Bianchini: «Gli alberghi e i ristoranti italiani sono morti che camminano»

Giovedì la manifestazione di protesta dei ristoratori davanti al ministero dell’Economia. Al DiariodelWeb.it ne parla il presidente del Mio, Paolo Bianchini

Tavoli al ristorante
Tavoli al ristorante Foto: Depositphotos

Le chiusure dovute alla pandemia sono dietro le spalle, ma la situazione della ristorazione italiana è tutt'altro che migliorata. Anzi. La guerra, l'inflazione, gli aumenti dei costi e le politiche del governo Draghi hanno messo il settore alla canna del gas. Questo è il grido d'allarme che lancia al DiariodelWeb.it Paolo Bianchini, presidente nazionale del Movimento Imprese Ospitalità, che per il prossimo giovedì 14 luglio ha convocato, dalle ore 10, una manifestazione di protesta davanti al ministero dell'Economia a Roma.

Paolo Bianchini, qual è la situazione del comparto della ristorazione in quest'estate?
C'è chi dice che i ristoranti stanno lavorando e siano pieni, ma evidentemente non sa di che cosa parla. Non si tiene conto del fatto che oggi lo scontrino medio è molto più basso.

Come mai?
Ogni famiglia ha vissuto inevitabilmente l'impennata di alcuni costi: le bollette, la benzina, la spesa... L'8% di inflazione di cui si parla è quella percepita, ma quella reale è molto più forte. Vi invito a fare una riflessione sul vostro bilancio familiare, su quanto sia cambiato.

La politica non sembra rendersene conto.
Forse perché frequenta solo i ristoranti più costosi, siccome i deputati guadagnano dodicimila euro al mese. Quelli sono pieni, ovvio. Ma nei vicoli, nelle zone meno turistiche, la realtà è molto diversa. Se usciamo da Roma, ci rendiamo conto che Orvieto, Viterbo, le città minori sono deserte.

La fine dei lockdown non ha portato alcun effetto rimbalzo?
L'anno scorso, dopo il periodo delle chiusure, c'è stato un certo entusiasmo, è vero. Quest'anno abbiamo avuto la percezione di essere liberi, ma di fatto la libertà non ce l'abbiamo, perché non abbiamo capacità di spesa.

Nelle scorse settimane è scoppiata la polemica sul fatto che non si trovano camerieri e cuochi perché lo stipendio che viene offerto è troppo basso. È davvero così?
Non si parla di paga oraria. È molto più comodo dire che i camerieri in Italia prendono otto euro l'ora, ma a noi costano diciotto. I dieci euro di differenza se li ciuccia tutti lo Stato. Perché i politici non hanno il coraggio di dirlo?

Non solo i politici, ma anche l'informazione.
La stampa e la tv hanno una grossa responsabilità. Continuano a fare i servizi di sabato sera, o al mare di domenica mattina. Questo significa voler mostrare una realtà che non è quella effettiva. I costi di un'azienda o del personale non si possono ripagare lavorando solo nel weekend.

Mettendo insieme tutte queste problematiche, viene fuori un quadro sconfortante.
Il tema del costo del lavoro e quello, collegato, del reddito di cittadinanza sono importanti. Poi c'è l'aumento delle bollette e delle materie prime, che di fatto ci sta togliendo quel poco di margine che avevamo. Per non andare contro i nostri clienti abbiamo dovuto tenere i listini bassi.

Dunque che cosa chiedete con questa manifestazione?
Ad esempio il taglio del cuneo fiscale sul costo del lavoro. Invece di prenderci in giro con il salario minimo, che è già previsto dal contratto nazionale. A quel punto, se ad un cameriere posso dare 10,70 euro all'ora, perché mi hanno tagliato due euro di tasse, vedrai che il personale lo trovo. Ma non lo vogliono fare.

Perché?
Perché è più conveniente far venire manodopera a basso costo dall'Africa. Gli schiavi 4.0. Alle aziende di delivery non interessa un contratto che dia dignità ai lavoratori italiani. Siamo noi ad aver bisogno di personale qualificato, appassionato di questo lavoro.

L'arrivo del governo Draghi che cambiamenti ha comportato?
Come se niente fosse, ci ha fatto ripagare tutto. È finita la moratoria sui finanziamenti, e se non paghi finisci nella centrale rischi, le banche ti chiudono i rubinetti e ti chiedono di rientrare dei fidi o dei mutui. Alberghi e ristoranti stanno per saltare in aria, molti di loro sono morti che camminano. Dal primo gennaio basterà non avere il rating massimo sul conto corrente per far accendere il flag rosso, secondo le direttive europee. L'Agenzia delle entrate sta pignorando i conti per 200 euro di rate non pagate. Quanto a Draghi, sta portando avanti un percorso ben preciso, iniziato vent’anni fa.

Quale?
La sostituzione della piccola impresa italiana con le multinazionali. Guarda caso i comparti sotto attacco sono balneari, albergatori, ristoratori, tassisti e ambulanti. Perché se chiudono le trattorie a chilometro zero possono aprire le grandi catene. Ricordiamoci da dove viene Draghi, che cosa disse sul Britannia. Maledetti noi che non ascoltammo Cossiga, che nel 2008 ci avvertì: «È un vile affarista». Se mi vuole smentire, gli lancio una sfida.

Prego.
Il 31 luglio c’è la terza rata del saldo e stralcio della rottamazione 2022. Vuole venire incontro al popolo italiano? Facesse un bel condono tombale sul debito nei confronti dello Stato e lanciasse un saldo e stralcio quater ripartendo da zero e prolungandolo per vent’anni. Questo ci darebbe veramente respiro. Vediamo se lo farà.

E il mondo che hanno in mente le multinazionali qual è?
Le dico solo che sono stati investiti 1,6 miliardi nell'industria alimentare della proteina sintetica, con la scusa della fame nel mondo. Il problema è che non producono l'hamburger vegetale per mandarlo in Africa, ma per venderlo nei fast food. Tra un po' vedrete che cominceranno a presentarcelo con una bella favola, raccontandoci che fanno bene.

Quindi pure i produttori del nostro allevamento italiano se ne andranno a quel paese.
Esatto. Ma tanto prima o poi questo disegno salterà, perché stanno tirando troppo la corda. Ai figli miei voglio lasciare un mondo migliore di questo, a costo che diventi la mia missione.