7 dicembre 2022
Aggiornato 23:30
L'intervista

Casaccia: «Vi spiego perché lascio la Lega per passare a Forza Italia»

Ha fatto molto rumore anche a livello nazionale il cambio di partito della consigliera comunale di Perugia Daniela Casaccia. Il DiariodelWeb.it l’ha raggiunta

La consigliera comunale di Perugia, Daniela Casaccia
La consigliera comunale di Perugia, Daniela Casaccia Foto: Facebook

La sconfitta strategica patita in occasione dell'elezione per il Quirinale comincia a far sentire le proprie conseguenze in casa Lega. E non solo sul piano dei sondaggi, che testimoniano il calo dei consensi per il Carroccio e per il suo leader Matteo Salvini, ma anche delle rappresentanze istituzionali. Lo dimostra il recente caso dell'Umbria, dove i consiglieri comunali di Perugia Daniela Casaccia e Alessio Fioroni, insieme al sindaco di Stroncone Giuseppe Malvetani hanno lasciato le file dei salviniani per unirsi a Forza Italia, accolti in pompa magna direttamente da Antonio Tajani. Il DiariodelWeb.it ha raggiunto la consigliera Casaccia per commentare questo passaggio che ha fatto parlare anche a livello nazionale.

Consigliera Daniela Casaccia, quali sono stati i motivi che l'hanno convinta a passare dalla Lega a Forza Italia?
Faccio una premessa fondamentale: io non sono mai stata leghista. Ho militato in Forza Italia Giovani dal momento della sua fondazione, per poi abbandonare, perché i miei obiettivi erano altri.

E perché, allora, si è candidata nelle liste leghiste?
Su impulso di un mio carissimo amico, il senatore della Lega Luca Briziarelli. In quella fase il partito stava iniziando a mobilitare sempre di più le piazze e ad occupare posti istituzionali, soprattutto dopo la vittoria alle elezioni politiche del 2018. Avevano bisogno di costituire una classe dirigente, che non avevano.

Per questo vollero anche il suo aiuto?
Mi fu chiesto di contribuire, soprattutto in virtù del fatto che per la prima volta la Lega si presentava alle comunali a Perugia. Dopo tanta insistenza ho accettato, pensando di poter dare il mio apporto. Ma così non è stato.

Che cosa l'ha delusa?
L'incapacità di confronto, di trattativa, di comunicazione. Ho iniziato ad assistere a litigi interni, personalismi, correnti, che a me non appartengono e non mi piacciono. All'inizio pensavo di essere io a non capire le dinamiche della politica. Finché poi mi sono resa conto che l'interesse principale era quello di accaparrarsi la benevolenza della popolazione, colpendo la pancia ma senza fornire una progettualità.

Populismo, insomma.
Ha capito benissimo. Un populismo povero, intollerabile. Se parli vieni eliminato, se esprimi il tuo punto di vista vieni ritenuto irrilevante. Dunque, se fossi rimasta all'interno di quel partito, avrei continuato a soffrire.

Questa critica viene mossa alla Lega anche a livello nazionale. Sicuramente Salvini sa portare i voti, ma quando si tratta di gestire le mosse politiche, come abbiamo visto con l'elezione del presidente della Repubblica, mostra alcuni limiti.
Quando si tratta di individuare una visione, una progettualità che guardi oltre l'immediatezza, emerge una carenza. Una carenza di umiltà, di capacità, di competenza tra le persone che vengono scelte tra i più stretti collaboratori. E la competenza non si acquisisce frequentando la scuola politica della Lega che hanno fondato due anni fa. Ma con un bagaglio culturale personale.

E quindi il pallino del gioco ripassa nelle mani di Berlusconi?
Il suo carisma e la sua capacità politica ce le ha dimostrate anche ultimamente, quando ha deciso di presentare la propria candidatura a Capo dello Stato. Per poi, da grande generoso qual è, valutare i presupposti e i numeri e tirarsi indietro. Il problema, oggi, è fare in modo che questo centro riacquisisca forza ed equilibrio e possa essere attrattivo per coloro che sono persi, che non si identificano più in un partito.

Questa idea non è molto distante da quella del partito repubblicano lanciata dallo stesso Salvini.
Tutto sommato sì. Però è necessario individuare un leader forte, che sappia interpretare gli equilibri di centro. E che possa rastrellare anche dalla parte di Azione di Calenda, o degli scontenti di Italia Viva. Secondo me potrebbe essere un'ottima strategia. Ispirandosi al Partito popolare europeo.

Anche la Lega è iscritta al Ppe, almeno formalmente.
Poi, magari, nella pratica, talvolta ha puntato i piedi...

Se dobbiamo individuare la figura del leader a cui faceva riferimento, ancora una volta non c'è alternativa a Berlusconi?
Ad oggi credo che ancora non ci sia.

Ma questo non ci dice qualcosa anche sul centrodestra, che in trent'anni non è riuscito a creare un ricambio generazionale?
Sì, potrebbe dirci qualcosa. Ma allo stesso tempo non dimentichiamo che abbiamo a che fare con un Berlusconi Superman. Che fino all'ultimo respiro sarà una primadonna, come merita. Mettiamo da parte le vicende giudiziarie, nel bene o nel male, ma stiamo parlando di una persona che ha creato un impero, ancora oggi portato avanti dai figli. È una grande risorsa per il nostro Paese.

Quindi, lei dice, se non si sono trovati altri leader in grado di raccogliere il testimone è perché il vuoto da riempire era troppo grande. E loro non avevano il quid, avrebbe detto lui.
Il riferimento è molto, molto elevato. Berlusconi è insostituibile ed inarrivabile per il suo carisma e le sue grandi capacità. Ha fatto anche una scelta che apprezzo, nominando Tajani coordinatore nazionale. Un uomo che stimo da sempre per il suo percorso politico e umano e che mi ha onorato nell'accogliermi personalmente, insieme al coordinatore regionale Andrea Romizi e ai parlamentari umbri, la settimana scorsa.

E lei che obiettivi ha per il suo futuro?
Siamo in un momento difficile, questo è vero, ma ho un impegno istituzionale che vorrei portare avanti con il massimo della dedizione e con serenità.