24 maggio 2022
Aggiornato 05:00
L'intervista

Carelli: «Con Renzi non ci fondiamo, ma potremmo federarci. Al centro serve un leader»

L’onorevole Emilio Carelli, deputato di Coraggio Italia, analizza al DiariodelWeb.it i movimenti in atto al centro, dove Toti e Renzi hanno trovato un’intesa

Emilio Carelli, deputato di Coraggio Italia
Emilio Carelli, deputato di Coraggio Italia Foto: ANSA

L'elezione del presidente della Repubblica ha fatto sentire i propri sommovimenti politici anche tra i moderati. Dove qualcosa si muove, come dimostra l'intesa trovata tra Giovanni Toti, Gaetano Quagliariello e Matteo Renzi, battezzata Italia al centro. Il primo embrione del famigerato grande centro, oppure l'ennesima meteora del parlamento? Il DiariodelWeb.it lo ha chiesto all'onorevole Emilio Carelli, deputato di Coraggio Italia.

Onorevole Emilio Carelli, che cosa pensa di questo progetto?
La suggestione è sicuramente grande, ma mi sembra che tutti stiano correndo un po' troppo. Siamo disponibili a dialogare con altre formazioni di quel centro moderato in cui noi ci collochiamo, ma siamo anche molto attenti ad evitare una fusione. Quello a cui potremmo eventualmente partecipare sarà un patto federativo, ma questo dipenderà anche da che tipo di legge elettorale sarà in vigore al momento delle elezioni politiche.

Quale norma auspichereste?
Il proporzionale. Se dovesse essere approvato, valuteremmo quanto ci converrebbe presentarci all'interno di un patto federativo, anche in base alla soglia di sbarramento che verrà inserita. Se restasse la legge attuale, invece, dovremmo comunque far parte di una coalizione.

Mi sembra di capire che sia d'accordo con Brugnaro quando afferma che questa sia una fuga in avanti troppo prematura.
Certo, concordo pienamente con quanto ha dichiarato il nostro presidente. Giustamente, insieme a me e ad altri lui intende portare avanti il nostro partito, che è nato circa sei mesi fa e al momento sta cercando di affermare una propria precisa identità. Di proporsi come offerta alternativa per quell'elettorato moderato di centro, che in questo momento non ha ancora trovato una casa e un approdo. Portando avanti un programma elettorale che punta molto sull'europeismo, sull'atlantismo e sul forte sostegno al governo Draghi e alla sua politica portata avanti con un certo rigore.

Non vede un rischio nella potenziale alleanza con Renzi, che in passato si è distinto per un atteggiamento piuttosto spregiudicato?
Noi abbiamo un ottimo rapporto con Italia Viva e anche con Renzi personalmente. Sicuramente è un politico raffinato, che in questi anni ha saputo anche influenzare tutta la politica italiana. Ma non dimentichiamo che Italia Viva nasce nel centrosinistra e noi nel centrodestra. Quindi, ben venga un dialogo, ma in questo momento escludo l'ipotesi di un'eventuale fusione.

Per il patto federativo a cui alludeva lei, però, servirebbe un federatore, un leader. Chi potrebbe essere?
Questa è una bella domanda. Il problema del centro, in tutti questi anni, è che ci sono tanti galli in un pollaio e tutti vorrebbero fare i capi. C'è la vera esigenza di un leader, che sia anche un uomo immagine capace di rappresentare questo grande centro. Ma non vedo all'orizzonte una scelta da questo punto di vista.

Se dovesse scegliere lei?
Sicuramente punterei su Luigi Brugnaro. Un uomo nuovo, che porta con sé l'esperienza di grande successo come sindaco di Venezia, dove è stato rieletto per la seconda volta con un'ampia maggioranza al primo turno. Lui è un leader politico che ha tutte le caratteristiche per poter guidare in futuro anche il grande centro.

A proposito dei tanti galli in un pollaio, alcuni già si sono smarcati da questo progetto, da Calenda alla Bonino. Queste posizioni non aumentano il rischio di un eccessivo frazionamento?
Questo è quello che è avvenuto finora ed è il problema del grande centro: essere formato da tante piccole realtà che alla fine non riescono ad emergere. Chi riuscirà a superare questa frammentazione avrà successo.

Per riuscirci, forse, bisognerebbe guardare un po' meno al proprio orticello personale...
Certo. Parole sante.

Lei è stato eletto nel Movimento 5 stelle. Che impressione le fa il caos in cui è precipitato in questo periodo?
Sto cercando di analizzare quello che sta succedendo. Conte è stato delegittimato da una sentenza del tribunale di Napoli ha delegittimato, ma probabilmente verrà riconfermato come presidente da un nuovo voto. Lui ha fatto una scelta precisa: quella di riportare il Movimento sui valori e sulle posizioni delle origini. Forse mettendo in conto anche una possibile uscita dal governo, che potrebbe anche succedere. Dall'altro lato c'è quella parte del M5s guidata da Luigi Di Maio, che è maturata e vuole uscire dalla protesta iniziale. E che punta alla governabilità vera e alla capacità di incidere sulle problematiche del Paese, come ha fatto con tanti provvedimenti approvati, dal reddito di cittadinanza, alla lotta alla corruzione e alla trasparenza dei politici.

E come andrà a finire tra queste due correnti?
Bisognerà vedere quale delle due avrà il sopravvento, o se riusciranno a trovare una convivenza tra di loro. Io penso che, in una prima fase, tenteranno di convivere.

Magari, se Di Maio non dovesse più riconoscersi nella linea troppo radicale di Conte, potrebbe unirsi a voi al centro...
Noi lo accoglieremmo a braccia aperte. Ma non è un'ipotesi che vedo all'orizzonte in questo momento: credo che Di Maio resterà sicuramente nel Movimento 5 stelle.