19 gennaio 2022
Aggiornato 08:31
L'intervista

Montani: «Su taglio delle tasse e caro bollette a Draghi chiediamo più coraggio»

Il senatore Enrico Montani, capogruppo della Lega in commissione Finanze, fa il punto al DiariodelWeb.it sulla legge di Bilancio appena arrivata a palazzo Madama

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi ANSA

Il dicembre della politica è il mese della legge di Bilancio. Il testo della manovra è arrivato in Senato e, salvo ritardi, dovrebbe trasferirsi alla Camera il prossimo 21 dicembre. E i temi all'ordine del giorno non mancano: dal caro bollette, per il quale un po' tutti i partiti spingono per aumentare lo stanziamento previsto di 2,8 miliardi, al taglio delle tasse, sulla quale si concentra in particolare il pressing del centrodestra. Il DiariodelWeb.it ha fatto il punto con il senatore Enrico Montani, capogruppo della Lega in commissione Finanze e Tesoro.

Senatore Enrico Montani, è soddisfatto dei risultati che si otterranno da questa manovra?
Stiamo ottenendo molto di quello che si poteva ottenere, compatibilmente con il presupposto che l’esecutivo Draghi è nato, come tutti sappiamo, per far fronte a una situazione d’emergenza e non per volontà degli elettori. Ci siamo perciò battuti e continueremo a farlo per abbattere la giungla di tasse e balzelli nella quale sono costretti a muoversi gli italiani, la più intricata e assurda di tutto il mondo.

Quali sono le vostre proposte per il taglio delle tasse?
Abbiamo proposto, tra l’altro, l’abolizione delle odiose e desuete venti micro tasse, dalla patente al super bollo e molto altro, il cui gettito peraltro è irrisorio, 680 milioni di euro, ma il cui costo per lo Stato è superiore. Non andrebbero abolite domani, ma ieri. La pandemia, poi, ha peggiorato la situazione di moltissime famiglie che già faticavano ad arrivare alla fine del mese, per cui del taglio ottenuto dell’Irpef e dell’Irap sono soddisfatto, ma in generale al governo abbiamo chiesto più coraggio.

Ha affermato che in parlamento non c'è stata una volontà politica sufficiente per incidere sul tema del fisco. Da parte di quali partiti?
Per incidere sul tema del fisco ci vorrebbe la partecipazione di tutti. Noi le idee le abbiamo chiare e le nostre proposte concrete e fattibili le abbiamo espresse nelle commissioni e al parlamento in maniera forte, senza se e senza ma. Mentre altri si preoccupano della corsa al Quirinale, la Lega si occupa di vita reale: siamo pagati per questo. Io penso, per esempio, che dal catino dei nove miliardi destinati spesso a sproposito al reddito di cittadinanza si possa e si debba trarre denaro destinato ad altro. M5s e Pd cosa dicono?

Sul caro delle bollette invece è stato fatto abbastanza?
Su questo argomento non riesco a star zitto. Uno dei grandi costi per gli italiani che già hanno patito e stanno patendo il Covid, le chiusure, il lockdown, è proprio quello del caro energia, luce e gas. A settembre e purtroppo anche a ottobre, l’Italia è stata fra i 27 paesi dell’Unione europea quella che ha pagato di più l’energia elettrica. Siamo ventisettesimi su ventisette. È un carico insostenibile per le famiglie e per le imprese.

A questo proposito, sul tema dell'energia pensa che si debba riaprire la partita del nucleare?
Io dico: ascoltiamo il parere degli esperti, confrontiamoci coi Paesi europei e poi prendiamo delle decisioni, invece di condannare per pura ideologia. In Francia, per esempio, ci sono 56 centrali e infatti i cittadini pagano l’energia molto meno di noi. Ciononostante il presidente Macron, lo ha ricordato di recente il nostro leader Matteo Salvini, ha prospettato un piano per la costruzione di nuove centrali di quarta e ultima generazione, a impatto ambientale zero e a scorie zero. Nolente o volente l’Italia è circondata nel mondo da 440 centrali nucleari: Stati Uniti, Francia, Slovenia, Finlandia e diversi altri Stati. E sa qual è il paradosso? Le centrali nucleari sono partite grazie a menti eccelse italiane e adesso altri le hanno sviluppate, mentre a noi è rimasto soltanto il ricordo.

Salvini ha fatto autocritica ammettendo di avere sbagliato ad approvare il reddito di cittadinanza nel primo governo Conte. Che cosa non funziona?
Il reddito di cittadinanza è una misura iniqua, bisogna destinare risorse ai disabili. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul totale e doloso fallimento di questa misura che spreca risorse pubbliche, è in malafede. Mentre migliaia di famiglie quotidianamente lottano contro le difficoltà della disabilità di figli, padri, madri, spesso vessate dallo Stato che non garantisce adeguata assistenza, centinaia di disonesti lucrano anche alle loro spalle: inaccettabile. Si lavori, dunque, ad un'urgente e stringente riforma di questa iniqua misura, che non crea lavoro, non sviluppa opportunità ma solo sacche di inaccettabile privilegio.

Che cosa auspica che venga fatto subito per aiutare i disabili?
È possibile, secondo lei, che in manovra ci siano nove miliardi per il reddito di cittadinanza e solo 50 milioni per il fondo sull’autismo? E ancora: aumentare di 50 euro le pensioni d’invalidità e l’accompagnamento per i disabili che hanno un’invalidità tra il 75 e il 99 per cento, ovvero milioni di uomini e donne del Paese, costerebbe 750 milioni di euro. Me lo dica lei: perché non si fa?

Quali sono, insomma, le misure che chiedete al premier Draghi per garantire una dignitosa ripresa?
Siamo a metà dell'opera: siamo contenti per il taglio dell'Irpef e dell'Irap, non siamo contenti di tutto. A Draghi chiediamo più coraggio sulle bollette di luce e gas, per le quali serve trovare subito tre miliardi di euro, e la rottamazione delle cartelle esattoriali. Alzare il tetto della flat tax da 65 mila a 100 mila euro significa aiutare il Paese, togliere un po' di soldi ai furbetti del reddito di cittadinanza e destinarlo ai lavoratori e agli artigiani: sono tutte cose utili da farsi.

Confidate nel fatto che ci sia ancora margine di manovra per raggiungere questi vostri obiettivi?
Mah, io per natura non mollo mai, combatto fino all’ultimo momento possibile. Questo sono io e questa è la Lega. Le somme poi le tiriamo alla fine.

Alla luce degli esiti del lavoro svolto finora è ancora dell'idea che la Lega abbia fatto bene ad entrare in questa maggioranza, nonostante il calo nei sondaggi?
I sondaggi lasciano sempre il tempo che trovano, non sono un appassionato della materia. Il governo Draghi è nato per combattere la pandemia e tagliare le tasse: perché restarne fuori? Meglio provare a incidere sulla vita reale, portando in Parlamento la nostra concretezza, la nostra esperienza e il nostro buon senso. Non siamo attaccati alle sedie, ma al benessere degli italiani.

In aula lei ha criticato la scarsa disponibilità all'ascolto da parte del governo. Secondo lei l'esecutivo tende ad andare troppo spesso avanti per la propria strada senza tenere conto delle prerogative del parlamento?
Spesso prevalgono correnti e correntine, interessi di partito o altro. Magari nelle giornate frenetiche passate nelle commissioni si lavora bene, col governo che ci supporta, poi una volta in aula c’è sempre chi frena e porta ostacoli anzi che proposte. Al premier Draghi l’ho detto e lo ripeto qui: lasciateci lavorare per il bene del Paese, siamo qui per questo, ben pagati: collaboriamo.

Si è lasciato anche sfuggire una battuta: alcuni ministri non sembrano così «migliori» come vorrebbe l’etichetta appiccicata addosso al governo. A chi si riferiva in particolare?
Non è questo il momento di stilare l’elenco di promossi e bocciati. Però resto della mia idea: qualche ministro non è altezza. Le pagelle saranno date a fine mandato dagli elettori.