28 novembre 2021
Aggiornato 21:30
L'intervista

Cardini: «Giorgia Meloni potrebbe fare la premier, ma non la lasceranno»

Lo storico e medievalista Franco Cardini analizza al DiariodelWeb.it la figura di Giorgia Meloni, che ha prevalso all'interno del centrodestra nelle ultime elezioni

Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d'Italia
Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d'Italia ANSA

Nel quadro di un centrodestra che non è certamente uscito con risultati trionfali, le ultime elezioni amministrative hanno però incoronato Fratelli d'Italia come prima forza politica del Paese e Giorgia Meloni come leader ormai riconosciuta della coalizione. Alla sua figura sono giunti elogi autorevoli come quelli dello storico e medievalista Franco Cardini, che ha speso parole importanti nei confronti della presidente di Fdi (molto meno nei confronti del suo partito).

Professor Franco Cardini, da dove deriva la stima che ha espresso nei confronti di Giorgia Meloni?
Anzitutto da un fatto esistenziale. Come è noto, perché ne ha parlato lei stessa, è una donna che ha vissuto una vita difficile, a partire dal contesto familiare. Avrebbe potuto e voluto studiare di più e non ha potuto farlo, perché ha dovuto lottare fin da giovane. Però, con coraggio, si è costruita una professione politica. Ha scelto, liberamente e consapevolmente, una collocazione controcorrente: non è mai stata d'accordo con gli elementi più estremistici, anche all'interno del suo stesso partito, quindi si è ritrovata sempre alla minoranza di una minoranza.

Qual è stato il frutto di questo percorso così accidentato?
Un risultato tipico delle persone positive che incontrano difficoltà. Orientata da una morale che forse ha anche un aspetto religioso, ha saputo comportarsi bene: finora non si conoscono sue scorrettezze, in parlamento e in televisione si dimostra equilibrata e documentata, legge le carte, sa rispondere a tono, non è mai aggressiva anche quando è molto decisa. Questo, secondo me, configura una silhouette altamente apprezzabile, specialmente nel quadro del personale politico dei nostri giorni, francamente scadente. Anche dalle esperienze di governo, anche quando è stata ministro, non ne è uscita mai male. Non va dimenticato che ha un ruolo nel parlamento europeo, quindi è apprezzata anche al di fuori dall'Italia. Quindi sarebbe candidabile anche a ruoli più importanti.

Il suo obiettivo dichiarato è quello di diventare premier, in effetti.
Glielo auguro con tutto il cuore, ma non posso prevedere per lei questa carriera, e me ne dispiaccio. Perché ha un handicap: il passato che le pesa addosso, per via dei diffusi pregiudizi legati alla sua posizione, e certo non per colpe sue. Lei non ha mai fatto la picchiatrice né ha mai incoraggiato picchiatori di sorta. Anzi, ha sempre stigmatizzato ciò che le è stato messo ingiustamente sul conto.

Il suo giudizio su Fratelli d'Italia, però, non mi sembra altrettanto lusinghiero.
No, il partito che la Meloni guida non è alla sua altezza. Probabilmente lei ha fatto tutto il possibile per cambiare e migliorare, magari anche riuscendoci. Ma si tratta di una forza politica che non produce nessuna idea nuova, che difende delle posizioni talvolta anche grette e limitate: alludo a quelle in politica sociale ed estera. La Meloni decisamente atlantista, euroscettica, filo-Nato è quella che mi piace meno. Invece mi piace il suo impegno, che ha a volte proposto ma ancora non del tutto sviluppato, a portare avanti l'idea di una confederazione europea, sul modello della Svizzera e della Csi.

La Meloni potrebbe fare qualcosa di più per rompere con quella tradizione passata che è stata oggetto di tante polemiche e strumentalizzazioni, anche nel corso dell'ultima campagna elettorale?
Potrebbe legittimamente fare un discorso storico equilibrato, non allineandosi all'antifascismo generico e becero. Cioè riconoscendo e condannando severamente le colpe gravissime di Mussolini, per come è andato al potere e per ciò che ha fatto in seguito all'alleanza con Hitler: le leggi razziali, l'adesione alla Guerra mondiale. Ma ammettendo anche i problemi sociali che il fascismo ha risolto, anche brillantemente, tra il 1925 e il 1938: le assicurazioni, l'infanzia, l'invalidità. Ma questo Giorgia Meloni non lo può dire: perché appena comincia a farlo, arrivano i giornali, i media, gli avversari malintenzionati che la bloccano.

Quindi quali possono essere i suoi orizzonti?
Può mirare a fare la leader seria di un'eventuale opposizione: credo che la sua personalità politica sia più convincente di quella di Salvini e che Berlusconi non sia più spendibile, se mai lo è stato. Dopodiché pensi all'Europa, pensi ad uscire da questo euroscetticismo che non porta a nulla, pensi che il Continente si deve unire per non essere travolto, lasci perdere le storielle sovraniste che lasciano il tempo che trovano. Così potrebbe continuare a rivestire un ruolo importante, in Italia e non solo.